martedì 15 settembre 2015

Capitolo 17 di THE SHADOWS di J.R. Ward



Capitolo 17



Trez si trovava in un angolo della stanza d'ospedale di Selena, e si sentiva... merda, completamente con le spalle al muro.

Non voleva essere arrabbiato con la femmina. Per l'amor del cielo, era quasi morta di fronte a lui.

«Cosa c'è?» chiese lei. «A cosa stai pensando?»

La buona notizia era che lui aveva osservato, negli ultimi venti minuti o giù di lì, come avesse ripreso il suo colorito, come i suoi occhi adesso fossero acuti, come il suo corpo, sebbene ancora rigido, fosse molto più vicino alla normalità.

La cattiva notizia era quella sua piccola dissertazione riguardo alla natura della sua dipendenza dal sesso, e con il fatto che stava cercando di comportarsi bene con lei, era una storia che non voleva proprio sentire. E pregò Dio affinché lei lasciasse cadere l'argomento.

«Selena, credo che tu abbia bisogno di riposare.»

«Non provare a distrarmi, Trez.»

Trez si passò la mano sulla testa. Avrebbe voluto avere i capelli lunghi fino al culo come Wrath giusto per avere qualcosa da tirare. «Guarda, non mi va di discutere con te.»

«Allora dimmi che mi sbaglio. Anche se non credo. Ma di' qualcosa. Qualunque cosa.»

Trez fece una smorfia e scosse la testa. «Adesso devo andare e-»

«Trez-»

«No, non ne parleremo.»

«Perché? Se avessimo un migliaio di notti, cosa vuoi che sia una conversazione imbarazzante.»

«Questo è molto più che imbarazzante, tesoro.» Dio, poteva sentire la rudezza nella sua stessa voce. L'incalzare del suo corpo. «Sì, credo che tornerò-»

«Sarà ancora qui quando ritornerai.» Lei fece un cenno con la mano tra di loro, e per un istante, fu così maledettamente grato per il movimento che dimenticò di cosa stavano parlando. «Lo stare distanti non aiuterà quello che c'è tra di noi.»

Il suo cuore cominciò a battere. Come se lui avesse paura o qualche stronzata simile.

Ma non era quello che stava accadendo.

Davvero. Per niente.

«Cosa vuoi che dica?» mormorò lui. «Dammi le parole e il tono e lo farò. Farò qualunque cosa purché questo discorso si chiuda.»

«Cosa non mi stai dicendo?»

«Niente.»

Una lunga pausa. «Va bene» concluse lei, sconfitta.

Oh, perfetto. Quello lo faceva sentire davvero mooooolto meglio.

Come avevano fatto a percorrere la distanza dal sollievo ,alla sua sopravvivenza, a tutta questa tensione così in fretta?

Non aveva intenzione di dirle la novità dalla s'Hisbe. Selena aveva abbastanza preoccupazioni di suo e lui non voleva aggiungere anche che, da un momento all'altro, il boia della Regina sarebbe arrivato per metterlo in catene e trascinarlo di nuovo al Territorio.

«Selena, ascolta...» Trez scosse la testa. «Sono imbarazzato per quello che ho fatto con tutti quelle umane? Assolutamente sì. Ho dei rimpianti? In ogni istante della giornata. Se credo di essere corrotto? Secondo la mia cultura, sono completamente rovinato. Ma è necessario che tu sappia  che, a volte, una troia è solo una troia. Una puttana non è nulla più di una puttana. Mi è stata data un'opportunità e non ho saputo sfruttarla diversamente.»

Trez distolse lo sguardo, seguendo le assi del pavimento con gli occhi.

Il silenzio si fece più forte di un urlo.

«Credo che tu abbia ragione» constatò lei.

Trez sospirò di sollievo. Grazie a Dio se la sta bevendo-

«Hai bisogno di andartene.»

«Che cosa?»

«Fino a quando non sarai onesto, penso che tu abbia bisogno di stare lontano. Perché o stai mentendo a te stesso, o stai mentendo a me. In entrambi i casi, è necessario - come direbbero i Fratelli - che tu rimetta ordine tra la tua merda.»

Trez scosse la testa. «Già. Cavoli. Non me ne ero accorto.»

«Neanche io.»

«D'accordo. Allora. Okay.»

Quando lei si limitò a fissarlo, nella stanza venne risucchiata via tutta l'aria. Almeno per quanto lo riguardava.

Trez si schiarì la gola. «Cazzo... allora me ne vado.»

Lui preferì uscire dalla porta che conduceva nel corridoio piuttosto che correre il rischio di incrociare la dottoressa Jane ed Ehlena in quella stanza visite.

Già, come se sentisse il bisogno di avere un pubblico. Grazie al cielo iAm se n'era andato a controllare lo shAdoWs, l'Iron Mask e il Sal. In quel momento suo fratello era l'ultima persona che voleva intorno.

Muovendosi in fretta, proseguì lungo il corridoio e si fermò davanti alla porta a vetri dell'ufficio. Quando non sentì alcuna voce, Trez sbirciò all'interno. Vuoto.

Bene.

Attraversò l'armadio delle scorte e uscì nel tunnel senza intoppi, e corse giù lungo la scalinata. Inserì i codici. 
Eseguì i passaggi. La porta sotto le scale venne aperta senza alcun rumore.

Il ronzio di un aspirapolvere in funzione nella biblioteca non era una sorpresa. Ma la mancanza di Fratelli in giro per la magione sì. Normalmente, a quell'ora della notte, quelli che erano di riposo si rilassavano nella sala da biliardo, guardando la TV, giocando a biliardo e bevendo quel che capitava.

Approfittò della situazione da città-fantasma e si diresse al bar. Non appena si avvicinò al ripiano superiore, Trez si fermò un momento per considerare le sue opzioni e infine ha scelse una Woodford Reserve. E la Grey Goose. E una bottiglia di chardonnay che se ne stava lì, a temperatura ambiente, sul bancone di granito.

Come se davvero gliene fottesse un cazzo di quello che beveva.

Salire l'immenso scalone fu una sciocchezza, e non fu sorpreso di trovare lo studio del Re vuoto perché Wrath trascorreva la maggior parte delle sue notti a incontrare i civili. Svoltando verso la galleria delle statue, superò il pavimento di marmo e aprì la porta delle scale che lo avrebbero condotto al terzo piano.

Le camere dalla suite della Famiglia Reale erano nascoste dietro a una porta blindata, ma la sua stanza e quella del fratello erano in bella vista, solo due normali porte affiancate.

Nonostante la discussione con Selena, lui non aveva intenzione di correre al Commodore. Voleva trovarsi sul posto qualora lei...

Già.

Chiudendosi a chiave in camera, poggiò i suoi tre nuovi migliori amici sul comodino e accese la lampada. Le tende di velluto erano tirate e le lasciò in quel modo mentre si avviava in bagno, sparpagliando i vestiti lungo il tragitto. Con una manovella del soffione, aprì l'acqua e fece attenzione a lasciare le luci spente.

Non aveva motivo di incontrare i propri occhi nello specchio.

Aspettò che tutte le superfici si appannassero con il vapore prima di entrare nella enclave di marmo. Aveva una quantità più che sufficiente di cose che lo mettevano a disagio, grazie tante.

Sapone - ovunque. Risciacquo - ovunque. Shampoo - sulla testa, seguito dal balsamo. Rasoio - lungo la mascella, il mento, le guance.

Poi venne il momento di liberarsi dell'asciugamano e ficcarsi nudo nel letto.

Si mise sotto le coperte per abitudine, il suo cervello che controllava meticolosamente tutta quella confusione mentale, solo la pratica comune lo guidava verso un luogo e una situazione in cui poteva ubriacarsi orizzontalmente.

Svitò il tappo della Grey Goose, ne ingollò una buona sorsata e digrignò i molari non appena il fuoco gli attraversò la gola e gli incendiò il ventre come il Fenway Park (lo stadio di Boston che ospita la squadra di baseball dei Red Sox).

Come avrebbe detto V.

Come diavolo aveva fatto a concludere la notte in quel modo?


*    *    *



iAm non aveva intenzione di perdere tempo allo shAdoWs, all'Iron Mask o al Sal. Fanculo. C'era personale a sufficienza e più che competente in tutti e tre per occuparsi degli affari. Aveva appena detto a suo fratello quella menzogna perché non voleva che Trez andasse ancora di più fuori di testa.

Materializzandosi sulla terrazza del loro appartamento, iAm diede un'occhiata all'orologio e poi entrò. Passando da un ambiente all'altro, accese alcune luci, controllò il frigorifero, anche se sapeva che non c'era granché, e curiosò nei pensili.

Non mangiava da... dalla sera prima al Sal, in effetti. E non si nutriva da... merda, non sapeva più da quanto tempo.

Probabilmente avrebbe dovuto occuparsene, ma come sempre, nutriva poco interesse per una vena. Non che non apprezzasse e rispettasse l'Eletta che aveva servito lui e suo fratello. A lui non piaceva tutta l'intera faccenda del succhiare dai polsi di qualcuno che era un estraneo.

Già, già, il dovere, qualunque cosa fosse.

Suppose di essere molto più Ombroso di suo fratello.

Nella loro cultura, qualunque cosa di fisico come quella era considerata sacra. Il che era uno schifo, perché la necessità biologica lo costringeva a nutrirsi probabilmente sei volte l'anno, e ogni volta che lo faceva, era un esercizio di autodisciplina - e non perché volesse scoparsi chiunque si prestasse alla pratica.

Lui era, a scapito della sua maturità, ancora vergine.

Incolpava il celibato per quello schifo con Trez e gli insegnamenti e le tradizioni della sua specie, che a volte lui stesso si sentiva di prendere un po' troooooppo seriamente-

Accidenti. Si sentiva talmente ferito che stava parlando da solo.

Di merda che conosceva già.

Il che non era nemmeno interessante.

Gironzolò per l'appartamento. Guardò l'orologio di nuovo e poi guardò il terrazzo. Dove cazzo era -

«Sei tu?»

iAm si voltò alla voce maschile che veniva dalle camere da letto. A grandi passi lungo il corridoio, imbracciò la sua calibro 40, ma visto il tono della voce non sarebbe dovuto essere un problema.

E infatti, non appena svoltò l'angolo in quella che era stata la sua stanza, trovò s'Ex steso sul letto, le lenzuola ammucchiate attorno al suo corpo nudo, una bottiglia doppio formato di Ciroc accoccolata tra le braccia come fosse un neonato.

«Pensavo fossi in lutto» esclamò iAm, mettendo da parte la pistola.

«Lo sono.» s'Ex sollevò la bottiglia mezza vuota. «Questo è il mio Kleenex.»

«La Regina non richiede la tua presenza sul Territorio?»

«Non proprio.» Il maschio attraversò l'aria con un gesto secco della mano. «Troppo imbarazzante. Vado bene per scopare a porte chiuse, ma sotto il sole? Non va per niente bene. Naturalmente, tutto sarebbe stato perdonato se le carte fossero state giuste. Ma non è così.»

iAm si appoggiò allo stipite della porta e incrociò le braccia. «Per quanto tempo hai stato qui?»

«Da quando te ne sei andato - era la notte scorsa? C'è bisogno di più di liquori qui. Quando puoi portarli? E voglio un po' femmine.»

Il primo istinto di iAm era quello di dire al tizio di andare a farsi fottere. Naturalmente. Ma aveva bisogno di qualcosa dal bastardo.

«Posso fare in modo che accada» disse.

s'Ex chiuse gli occhi e ruotò il bacino sotto le lenzuola. «Quando.»

«Prima devi fare qualcosa per me.»

Quelle palpebre si sollevarono lentamente, un luccichio negli occhi neri. «Non è così che funziona.»

«Al momento attuale, sì.»

«Vaffanculo.»

«Vaffanculo tu.» iAm tenne lo sguardo fermo. «Ho bisogno di entrare a palazzo.»

s'Ex chiuse la bocca. Poi sollevò l'enorme busto in verticale, le coperte scivolarono giù, raccogliendosi alla vita. Nella luce proveniente dal bagno, i tatuaggi che coprivano ogni centimetro della sua carne brillavano come simboli fluorescenti contro la pelle scura.

«Non è quello che pensavo avresti detto» mormorò. «Non senza una pistola alla testa.»

«Quello che mi serve da te è la garanzia di venirne fuori.»

«Quindi hai intenzione di rubare qualcosa.»

«Voglio solo l'accesso alla biblioteca.»

«C'è un sacco di lettura ricreativa qui fuori nel mondo umano.»

«E ho bisogno di andarci adesso.»

s'Ex lo fissò per un po'. E poi sbadigliò come un leone, le grandi zanne balenarono dalla mascella spalancata.

«Ora» sbottò iAm.

«Il palazzo è chiuso per lutto.»

«Tu sei uscito.»

s'Ex emise un suono vago. «Che tipo di informazioni stai cercando?»

«Non è rilevante per i tuoi scopi.»

«Col cazzo che non lo è.»

«Guarda, ho bisogno di andarci adesso e devo tornare prima dell'alba. Questa è un'emergenza. Non ti sto chiedendo l'impossibile.»

s'Ex aggrottò la fronte. «Come ho già detto, il palazzo è chiuso.»

«Allora mi farai entrare di nascosto.»

«Perché cazzo pensi che ti aiuterò?»

iAm sorrise freddamente. «Fammi entrare e uscire e fotterai per bene quella tua Regina.»

«La nostra. E se voglio scoparmela, non devo fare altro che scivolare nel suo letto.»

«Pensi ancora di poterlo fare adesso?»

«Non farti un'idea romantica di me» esclamò s'Ex cupo.

iAm si strinse nelle spalle. «Come ti pare. La conclusione è che non avrai più Trez a quel punto. Devo cercare di aiutarlo.»

Se Selena fosse morta? Lo avrebbero perso tutti. Merda, tutto quello che iAm doveva fare era pensare a suo fratello che schizzava fuori da quella sala visite, di corsa nel corridoio con una pistola alla tempia, pronto a premere il grilletto.

s'Ex lo fissò più a lungo. «Che diamine sta succedendo?»

«Te lo renderò più chiaro. I tuoi interessi e i miei sono gli stessi. Io non voglio mio fratello morto e nemmeno tu. Combatteremo contro quello che gli sta accadendo alla fine di tutto questo, ma adesso? Hai bisogno di me per fargli superare una certa crisi.»

«Definisci crisi

iAm distolse lo sguardo. «Qualcuno che gli è vicino è malato.»

«Però non si tratta di lui.»

«No.»

«Tu?»

«Ti sembro malato?» iAm incontrò di nuovo gli occhi del boia. «Guarda, sia tu che io abbiamo un problema di gestione con lui. Pensi che mi piaccia fidarmi di te? Se ci fosse una qualsiasi altra opzione, la prenderei. Ma come tu sai in prima persona, bisogna fare i conti con ciò che la vita ti dà. E io ho bisogno di entrare in quella maledetta biblioteca.»

La s'Hisbe aveva lunghi e illustri trascorsi come guaritori. E poiché le Ombre erano, come i symphath, un ramo evolutivo dei vampiri, sembrerebbe logico pensare che questa malattia definita l'Arresto potesse essersi palesata a un certo punto nel passato della sua razza - se così fosse, di sicuro era in quella biblioteca.

Se fossero stati fortunati, i guaritori potrebbero avere trovato un qualche tipo di trattamento - a quel punto, il secondo passo sarebbe stato l'estesa camera blindata farmaceutica della s'Hisbe. Le Ombre erano state capaci di sintetizzare farmaci da piante e materiale animale per secoli, titolando tutti i tipi di composti per affrontare malattie e disturbi - e come con la tenuta dei registri, i guaritori erano meticolosi circa i loro tentativi e studi.

La sua gente aveva portato il razionalismo nella medicina molto prima che gli umani respingessero il misticismo e abbracciassero il pensiero scientifico.

Forse c'era speranza. Doveva scoprirlo.

«Non voglio fare affidamento su di te» disse iAm con voce rude. «Ma devo. Proprio come tu farai questa cosa per me se vuoi avere la possibilità che Trez obbedisca. Sarà morto nel giro di un'ora se quella femmina muore.»

«Femmina?» Quando iAm tacque, s'Ex imprecò. «Voi due siete proprio due enormi rompicoglioni, lo sai?»

«Provo la stessa cosa per te e la tua Regina.»

«La nostra. Sei un membro della s'Hisbe, non importa dove hai scelto di vivere.»

Ovviamente, era stata una stronzata totale quella su Trez che tornava al Territorio e che obbediva a quella sua carta astrologica. Non sarebbe mai accaduto. Ma iAm doveva usare qualsiasi leva a disposizione, e probabilmente s'Ex abbastanza era abbastanza ubriaco da non guardare troppo da vicino la motivazione che aveva adotto.

E sai cosa? Aveva funzionato.

Con un'imprecazione, l'enorme maschio allontanò le coperte e si alzò in piedi - e per un momento, iAm si soffermò su quei tatuaggi. Cristo. La carne del boia era coperta dalla gola alle caviglie, da spalla a polso, da simboli bianchi, gli unici posti in cui la pelle era pulita erano il ​​volto, il cazzo e le palle. Persino iAm ne fu impressionato. L'"inchiostro" era in realtà un veleno che scoloriva la pelle. La maggior parte dei maschi si vantava di sopportare il dolore e l'infezione dovuta a un piccolo simbolo delle loro famiglie sulla spalla o il nome della propria compagna sul cuore.

Il fatto che s'Ex avesse vissuto tutto ciò era la conferma visibile che lui era un duro. O uno psicopatico masochista.

Lasciando che il tizio si vestisse, iAm andò nella zona giorno. Quando si avvicinò alle porte scorrevoli di vetro, lasciò scivolare lo sguardo sul paesaggio notturno di Caldwell: l'illuminazione punteggiata distribuita in modo casuale nei grattacieli, le linee gemelle del rosso dei fanali posteriori e del bianco dei fari che abbracciavano le curve del fiume Hudson, uno o due aerei che lampeggiavano ben sopra l'orizzonte.

Dentro e fuori, si disse. Ecco come doveva essere.


E se davvero esisteva un Dio, iAm sarebbe riuscito a  trovare qualcosa che avrebbe aiutato Selena.

giovedì 30 luglio 2015

Capitolo 16 di THE SHADOWS di J.R. Ward





Capitolo 16



Abalone non era abituato alla violenza. Non nel mondo esterno e certamente non nella casa in cui sua figlia dormiva, seguiva lezioni di canto e mangiava con lui.

Quando Rhage scaraventò Throe a terra di fronte a Wrath, Abalone soffocò un rantolo con il palmo della mano. Era da veri codardi mostrare qualsiasi tipo di shock di fronte alla Confraternita e lui pregò che nessuno di loro lo avesse notato.

Non sembrava che se ne fossero accorti. La loro attenzione era focalizzata sul maschio dai capelli biondi vestito in abiti semplici che era, a tutti gli effetti, nient'altro che uno zerbino davanti agli anfibi del Re.

Wrath sorrise, scoprendo le zanne che apparivano più lunghe delle dita di Abalone. «Non ti aspettare che ti aiuti a tirarti su.» Quando Throe si mise in ginocchio, il Re incrociò le braccia sul petto. «E non chiedere di mostrarti l'anello. Sarei tentato di usarlo per spaccarti la faccia.»

Una volta in piedi, Throe si scrollò di dosso la polvere e raddrizzò le spalle. Non era vicino a Wrath per dimensioni, ma era tutt'altro che un peso leggero, il suo corpo somigliava più a quello di un soldato che alla figura sottile che i maschi dalla sua classe tendevano a favorire.

«Non ho fatto nulla per meritare la presentazione del tuo anello» esclamò Throe in tono grave.

«Beh, visto? Su qualcosa siamo d'accordo.» Gli occhiali a mascherina di Wrath si inclinarono verso il suono della voce di Throe. «Allora, il mio amico Abalone dice che hai in mente qualcosa.»

«Ho lasciato Xcor e la Banda dei Bastardi.»

«Vuoi un francobollo commemorativo?» mormorò Butch.

«Posso stamparlo con la griglia della mia macchina?» sbottò Rhage.

Le sopracciglia di Wrath si serrarono sul ponte di quegli occhiali scuri, come se non avesse apprezzato gli scambi avvenuti tra i suoi maschi. «Cambio di rotta per te, non è vero?»

«Gli obiettivi di Xcor non sono più miei.»

«Giusto.»

«Sarebbe dovuto accadere molto tempo fa.» Throe guardò oltre la propria spalla e Abalone avrebbe preferito non essere l'oggetto di quell'occhiata. «Come il mio lontano cugino ricorda, non ho deciso io di essere un soldato. Grazie a circostanze indipendenti dal mio controllo, sono stato costretto a sfruttare la dubbia gentilezza di Xcor. Ha preteso che lo ripagassi con un mandato di servizio. Come sapete, avendomi trovato sanguinante in quel vicolo molti, molti mesi fa, i suoi metodi per garantire la lealtà non sono discutibili in natura.»

Ah, già, è vero, si ricordò Abalone. Qualche tempo prima, Throe era stato scoperto ormai moribondo dalla Confraternita con una coltellata allo stomaco non inflitta da un lesser. Infatti, da quanto Abalone aveva sentito, il maschio era stato ferito proprio dal capo dalla Banda dei Bastardi. Throe era stato curato dalla Confraternita, che aveva cercato di raccogliere informazioni da lui, e poi lo aveva rilasciato per ritornare da Xcor con un messaggio.

Girava voce che Layla avesse nutrito il soldato mentre era in punto di morte, l'Eletta aveva offerto la sua vena a uno che aveva presunto fosse un nobile guerriero, non al nemico del suo Re.

Che storia incresciosa era stata.

Le narici di Wrath si dilatarono come se stesse testando il profumo del maschio. «Quindi, cosa ti aspetti che me ne faccia di questa notiziola lampo? Senza offesa, ma dove sei e a chi sei affiliato non influenza il mio mondo in un modo o l'altro.»

«Ma conoscere la posizione in cui la Banda dei Bastardi dorme lo farebbe.»

«E tu me la dirai» concluse il Re con voce annoiata.

«Pensi che stia mentendo?»

«Mai sentito parlare di quel figlio di puttana del Cavallo di Troia?» sputò fuori V. «Perché lo sto guardando adesso.»

La mascella di Wrath si contrasse. «Dacci un indirizzo se vuoi. Ma proprio come per le tue alleanze politiche, il domicilio della Banda dei Bastardi non si trova ai primi posti sulla mia lista della merdaccia da risolvere.»

«Sei un pazzo allora-»

All'improvviso, i membri della Confraternita balzarono in avanti e il potente e chiaro grido di Wrath fu l'unica cosa a far sì che Throe tenesse ancora la pelle sulle sue ossa.

Il Re si chinò in avanti e abbassò la voce fino renderla una specie di sussurro. «Fa' a te stesso un favore, stronzo, e sta attento. Questo gruppo di teste di cazzo rabbiose ha un grave problema di udito anche quando si tratta di ordini impartiti da me, e a loro non piaci tanto quanto non piaci a me. Vuoi vivere abbastanza a lungo per vedere un'altra notte? Dovrai cambiare atteggiamento.»

«Dovresti preoccuparti di Xcor» continuò imperterrito Throe. «Lui è capace di ogni cosa, e i soldati che combattono per lui soffrono dello stesso tipo di devozione che questi maschi mostrano nei tuoi riguardi.»

Wrath si lasciò sfuggire una risata, il suono era in qualche modo più malvagio e letale rispetto alla bruta aggressività che i Fratelli avevano appena mostrato. «Grazie per la segnalazione. Me ne ricorderò. Abalone?»

Abalone emise uno squittio e scattò in avanti. «Sì, mio Signore.»

«Hai intenzione di lasciare che questo maschio viva con te? Parente con parente?»

«No, gli ho detto che dovrà andarsene questa notte.»

«Non buttarlo fuori a calci per causa mia. Non mi interessa se resta oppure se se ne va.»

Abalone aggrottò la fronte - e si chiese se stava per essere declassato. «La mia fedeltà è per voi e voi soltanto. Ai miei occhi, lui è corrotto, non importa ciò che dice e quali siano le sue affiliazioni.»

Wrath emise un vago suono dalla parte posteriore della gola e riallineò il viso verso Throe. «Dici che le priorità di Xcor non sono più le tue.»

«Esatto.»

«E non hai intenzione di perseguire i suoi obiettivi.»

«No. Assolutamente no.»

Ci fu una pausa in cui le narici di Wrath vibrarono come se stesse mettendo alla prova il profumo del maschio.
«Molto bene, allora.» Wrath annuì alla sua guardia privata. «Andiamocene da qui. Ho del lavoro vero da sbrigare.»

Nessuno si mosse. Né i Fratelli. Né Throe. Tantomeno Abalone, che aveva la sensazione che i suoi mocassini fossero inchiodati al pavimento.

«V» scattò il Re. «Usciamo da qui.»

Ci fu un momento imbarazzante, poi il fratello Vishous e il fratello Butch si posizionarono accanto al Re. Stando vicino alle sue spalle, uscirono fuori con Wrath, Zsadist alle spalle che chiudeva il gruppo.

Gli altri rimasero indietro, facendo chiaramente la guardia a Throe fino a quando il Re non avesse lasciato la proprietà sano e salvo.

«Abalone» chiamò Wrath, fermandosi alla porta d'ingresso.

Al suono del suo nome, Abalone schizzò fuori dalla biblioteca e attraversò l'ingresso con il cuore in gola. Sapeva ormai da moltissimo tempo di amare il suo Re, ma l'idea che avrebbe perso il suo lavoro? Aiutare i civili negli incontri e trovare aiuto era-

«No, non sei licenziato» sussurrò Wrath. «Per l'amor del cielo. Cosa farei senza di te?»

«Oh, mio ​​Signore, io-»

«Ascolta, Abalone. Voglio che lo lasci rimanere qui per tutto il tempo che vuole. Non credo per niente a questa stronzata. Potrebbe davvero aver lasciato Xcor e i Bastardi, ma non mi fido di lui, e io sono uno che crede nel tenersi vicini i nemici.»

«Certo, mio ​​Signore. Sì, sì. Naturalmente.» Abalone si inchinò anche se un improvviso disagio sconvolse la sua mente. «Farò qualsiasi cosa e tutto ciò che desiderate.»

Come se il Re ancora una volta fosse in grado di leggere le menti, Wrath esclamò: «So che sei preoccupato per tua figlia. Fino a quando non si sistema tutto, perché non la lasciare soggiornare nella mia casa pubblica? Può avere uno chaperon, e la sicurezza è monitorata ventiquattrore su ventiquattro, sette giorni su sette lì».

V si avvicinò. «Abbiamo due diverse gallerie sotterranee che conducono fuori dalle suite nel seminterrato, e invieremo un nostro doggen per prendersi cura di lei. Sarà perfettamente al sicuro.»

Oh, santissima Vergine Scriba, pensò Abalone.
Solo che poi pensò che Paradise stava diventando irrequieta, e non perché fosse innamorata o ansiosa di trovare un compagno. Lei era una giovane femmina vivace con così tante opportunità davanti a lei, eppure come aristocratica, le sue opzioni erano limitate.

Forse cambiare casa per un po' avrebbe avuto i suoi vantaggi.

E di certo non voleva che Throe le girasse attorno.

Combattuto tra la preoccupazione genitoriale, il dovere verso il suo Re, e la tristezza che la sua unica figlia stesse di fatto crescendo, lui si ritrovò ad annuire con un picco di nausea. «Sì, grazie. Credo che le piacerebbe.»

«Mi assicurerò personalmente che sia al sicuro» disse Zsadist, inclinando la testa una volta, come se stesse facendo una promessa. «Ho una figlia. So come ti senti.»

Sì, pensò Abalone. Aveva sentito che il Fratello Zsadist, nonostante la sua più temibile influenza, era in realtà un maschio di famiglia con una figlia adorata anche lui.

Improvvisamente, Abalone sentiva meglio, e fece un profondo inchino al combattente sfregiato.

«Grazie, Padrone. Lei è il mio più prezioso amore.»

«Bene. È deciso.» Di colpo il volto di Wrath cambiò posizione, come se stesse guardando sopra la spalla di Abalone verso la libreria. «Xcor è prevedibile nella sua brutalità, un vero e proprio combattente vecchia scuola venuto fuori dalle pagine dal taccuino del Carnefice. Ma quell'attacco finale contro il mio trono era una tattica che coinvolgeva la legge e la mia amata Regina mezzosangue. Questo è il modo in cui combattono gli aristocratici. Xcor non ha tirato fuori quel piano dal suo culo - doveva averlo escogitato Throe. È l'unica spiegazione possibile. Per cui può di fatto aver chiuso con Xcor, ma anche se non ha mentito su tutto quello che ha detto là dentro? Non sapremo davvero se le sue alleanze sono quelle per un po' di tempo.»

Abalone non intendeva farlo, ma prima di rendersene conto, le sue mani si erano allungate in avanti e avevano stretto il palmo di Wrath. Portò il diamante nero del Re alle labbra e baciò l'anello.

E ancora una volta ringraziò la Vergine Scriba che il maschio giusto fosse sul trono.

«La mia fedeltà è per voi, mio ​​Signore» sospirò. «E per voi solo.»



*    *    *



Una volta che Wrath lasciò non solo la proprietà, ma l'intera provincia a cui faceva capo la villa, giunse il momento di mostrare a Throe il dito medio e giocare agli Hardy Boys (serie di narrativa gialla per ragazzi) con l'indirizzo che il bastardo aveva dato loro.

Rhage era stato l'ultimo a lasciare la biblioteca e, giusto per rompergli il cazzo, si era avvicinato a Throe con una mossa repentina e un Boo! che il figlio di puttana aveva fatto un salto indietro e aveva sollevato le braccia per proteggersi la faccia.

Fighetta.

Fuori sul prato, lui tirò fuori il telefono e mandò un sms: Tutto bene. Wrath e gli altri tutto ok. vado a mettere in sicurezza un locale sospetto. Si fermò. Poi digitò di nuovo, Cosa hai addosso? Stava per mettere in tasca il cellulare quando lui aggrottò la fronte e inviò un secondo messaggio a qualcun altro. Come va? Serve niente?

«Va bene, siamo pronti?» chiese Vishous.

Phury e Z annuirono mentre Rhage intascava il cellulare e faceva scoccare le nocche. «Voglio che i Bastardi siano là. Ho bisogno di un buon corpo a corpo. Devo entrare.»

«Si sente» mormorò qualcuno.

Uno per uno scomparvero e viaggiarono in un miscuglio di molecole, in direzione di un tipo molto diverso di quartiere. Quando ripresero forma, si trovarono all'inizio di un vicolo cieco in una proprietà in pieno sviluppo di case da due o trecentomila dollari che erano probabilmente abitate da persone che sfornavano marmocchi, che sostenevano due lavori impiegatizi al livello più basso della scala aziendale, e che volevano disperatamente promuovere le loro BMW serie 3 a serie 5.

Yuppie in aumento.

Che lo risparmiassero.

Nessuno fece rumore mentre passavano da disarmati a corazzati fino ai denti. L'approccio alla casa in questione avvenne su più fronti, i quattro maschi si divisero e si avvicinarono alla struttura coloniale al buio da ciascuno dei punti cardinali.

Rhage indossò il cappuccio nero in modo che il capelli biondi non fossero un faro nella notte e si posizionò nella parte posteriore dell'angolo sinistro, poi si smaterializzò attraverso i boschi, avvicinandosi mentre si riparava dietro agli alberi. Lasciò spazio ai suoi istinti, sondò quello che avrebbe potuto esserci sotto quel tetto, dietro quelle pareti solide, restando fuori portata di vista dalle finestre scure.

Niente lo informava di qualche presenza. Non c'erano lame di luce. Nessuna ombra si muoveva all'interno. Nessun suono, dentro o fuori il perimetro.

Al controllo incrociato con Z, che lui poteva vedere dal suo occhio sinistro, e Phury, che si trovava alla sua destra, Rhage fece segno verso l'alto... poi si smaterializzò sul tetto.

Le tegole di asfalto davano una buona trazione e lui si accovacciò, ben consapevole di rappresentare un facile obiettivo con la sua sagoma che si stagliava contro il cielo notturno. Non c'era la luna quella notte, il che era un vantaggio, ma era un dannato bersaglio facile lassù. 
Avvicinandosi alla ciminiera, poggiò le spalle alla pila di mattoni e malta e si mise in ascolto.

Ancora nessun rumore.

Quando il fischio arrivò, era da basso, Rhage chiuse gli occhi e si smaterializzò di nuovo a terra.

Z, Vishous e Phury erano in piedi insieme nella parte posteriore.

«Niente lassù» sussurrò Rhage.

«Io non vedo niente dentro» concordò Phury.

V fissò la casa. «Quindi dobbiamo presumere che si tratti di una trappola esplosiva.»

Già. Era esattamente quello che stava pensando lui.

«Non hai nulla con cui disarmare quella merda?» chiese Rhage.

V alzò gli occhi di diamante. «Sono un cazzo di boy scout. Cosa credi?»

«Qual è l'approccio?»

Decisero di entrare attraverso una delle finestre della cucina. Le porte erano troppo ovvie, come lo era il camino, per non parlare del garage.

Fecero il giro e raggiunsero la veranda sul retro, V si tolse il guanto rivestito di piombo, tirò fuori il pugnale nero e raggiunse la finestra sopra il lavandino. Con la punta dell'arma appoggiata al vetro, segnò un cerchio; poi accostò le dita incandescenti all'interno del ritaglio e rimosse la sezione in modo che non cadesse all'interno. Tre. Due.

Uno-

Silenzio.

Rhage si guardò intorno e non sentì nulla: rumore di passi nel sottobosco, lo scatto della sicura tolta a una pistola, un fruscio di abiti.

Niente.

V serpeggiava la mano normale attraverso il buco che aveva fatto e accese la sua torcia. All'interno, una normalissima cucina venne illuminata dal fascio sottile: frigorifero, piano cottura, pensili. Soprattutto, non c'era nulla di sospetto, niente scatole o sacchetti con cavi che fuoriuscivano nel mezzo della camera, nessuna luce intermittente, nemmeno un pannello di allarme in evidenza.

«Pronto?» chiese V.

Rhage fece un profondo respiro, testando l'aria che usciva dalla casa. Il profumi erano di sudore maschile, alcol, tabacco, detergenti per armi... una pizza... carne cotta.

Ed era tutto fresco.

«Entro prima io» esclamò Rhage. Con la sua bestia aveva più probabilità di sopravvivere a una bomba: sbalzi estremi di temperatura, dolore o aggressività, e l'altra parte di sé si sarebbe attivata in una frazione di secondo, fornendogli un insieme di scaglie che era meglio di qualsiasi tipo di giubbotto antiproiettile.

«Stai attento, fratello mio » disse Phury.

«Sempre. Ho ancora tanti pasti da consumare.»

Rhage si smaterializzò e prese forma sul linoleum. Segnale d'attesa. Ancora una volta.

Ma nessun allarme si azionò. Niente imboscate. Nessuno che urlava o che sussurrava di attaccare.

Fece un passo in avanti. Un altro. Un terzo, in attesa di una mina nascosta che venisse innescata.

Sotto i suoi anfibi, i pannelli del pavimento scricchiolavano e gemevano.

Questo era tutto.

«Sei abbastanza lontano, Hollywood» ordinò V attraverso ritaglio della finestra. «Fammi entrare lì dentro.»

Vishous si unì a lui mentre i gemelli rimanevano fuori a monitorare l'esterno. Con mosse rapide dettate dall'abitudine, V indossò una cuffia e si guardò intorno. Tirò fuori un bomboletta spray per l'aerosol e colpì l'ugello, muovendosi in un cerchio.

«È pulito, da quel che riesco a vedere.»

Rhage guardò alla porta sul retro. «Così è lì che si trova il tastierino di sicurezza.»

Il pannello del sistema di allarme non aveva alcuna luce intermittente sul davanti, niente verde significava via libera. Niente rosso significa funzionante.

«Dobbiamo setacciare l'intera casa» mormorò V in tono cupo.

Rhage annuì. «Mi occupo del primo piano.»

«Lo facciamo insieme.»

Con passi attenti, si diressero in la parte anteriore della casa, V indossava gli occhiali sportivi, la pelle di Rhage formicolava sulla schiena come se la bestia si unisse d'istinto alla parata.

Chiaramente la camera anteriore era quella dove i Bastardi avevano trascorso la maggior parte del loro tempo. C'erano diversi divani fissati ad angolo in modo da formare un cerchio, e gli odori lì erano i più forti - al punto che Rhage ipotizzò che i guerrieri avessero tirato le tende e in realtà dormito a terra durante le ore diurne.

Vari rifiuti erano disseminati sul pavimento: scatole vuote di munizioni che suggerivano il possesso sia di fucili a pompa che di calibro 40. Bottiglie vuote di Jack (Daniels) e Jim (Beam). Sacchetti di plastica di Hannaford pieni di involucri accartocciati di barrette proteiche, flaconi di Motrin senza tappo e rotoli di garza chirurgica macchiati da sangue secco. Una scatola aperta di Papa John's (catena di pizzerie in franchising statunitense) in cui era rimasta una sola fetta di pizza - che era fredda, ma non ammuffita.

«Non vivono più qui» esclamò V.

«E se ne sono andati in fretta» mormorò Rhage, infilzando un altro sacchetto col logo Hannaford con la punta d'acciaio del suo anfibio.

Non c'era un solo zaino. Borsone. Un qualsiasi bagaglio. E anche se non avrebbe contato nessun membro della Banda dei Bastardi come qualsiasi tipo da Town & Country ( rivista che mostra tutto il meglio che il mondo ha da offrire) grazie ai loro effetti personali, là non c'era nemmeno un calzino spaiato, degli stivali da combattimento di riserva, o un cazzo di pettine.

Quando Rhage arrivò alla base delle scale, sentì il suo telefono vibrare nella tasca interna della giacca di pelle. Ma non lo controllò. Non aveva intenzione di venire fottuto in quella casa vuota, e più lui e suo fratello si addentravano all'interno, maggiori erano le probabilità che incappassero in qualcosa che avrebbe potuto costare loro un braccio. Una gamba.

Le loro vite.

Questa era la realtà del lavoro che svolgevano, ed era qualcosa che accettava, primo perché non voleva che nessuno maltrattasse la razza o il suo Re, che fosse un gruppo di assassini dal puzzo merdoso o la combriccola di lavande vaginali di Xcor. E secondo, non era che lui sapesse fare qualcos'altro.

Beh, altro oltre a mangiare e scopare, e Dio sapeva quanto lui si occupasse di entrambe le attività molto, molto bene durante il suo tempo libero.

Diavolo, anche con tutta la massima allerta in corso in quel momento, nella parte posteriore della sua mente era già partito il conto alla rovescia delle ore fino a quando non sarebbe tornato dalla sua Mary, che lo aspettava completamente nuda, cazzo.

Notti come questa gli facevano pensare con affetto di poterla baciare laggiù dove tanto la faceva godere per sette ore di fila.

Scuotendosi Rhage si concentrò di nuovo e si avvicinò alla base delle scale.

«Vado su» disse a suo fratello.

«Aspettami.»

Ma, naturalmente, non lo fece. Si limitò a salire, un piede dopo l'altro, e un altro ancora. Probabilmente era una mossa stupida, ma lui non era mai stato bravo ad attendere.

Non faceva parte della sua natura.




mercoledì 22 luglio 2015

Festa dell'Unicorno 2015



Salve a tutti!


Eh... lo so, attendevate tutti il nuovo capitolo di The Shadows della Zietta, mi spiace ma causa MERAVIGLIOSA partenza, non ho potuto accontentarvi. Prometto di rifarmi la prossima settimana prima di chiudere il blog per le vacanze estive.

Intanto, per chi volesse partecipare oppure si trovasse già a venire tra il 24/25/26 luglio in quel di Vinci (FI), vorrei ricordare che io mi trovo lì, in Via Matteotti allo Stand MT604, per scambiarci un saluto. 

Per cominciare vi invito all'evento su facebook a cui potrete aderire, oppure solo sbirciare, QUI.
Troverete 4 diversi Autori: Rei Angle, Claudia Tonin, Giulia Borgato e infine me, Christiana V.

Se vi va di conoscerci meglio, divertirci insieme e cazzeggiare un po', vi aspettiamo a braccia aperte!

Con affetto

Christiana V

giovedì 16 luglio 2015

Ecco la nuova cover!


Genteeeeeee...

è arrivato l'arrotinooooo!

Beh, credo che "La Bestia" sia più che sufficiente, ma come potevamo farcela scappare???
Direttamente dalla pagina della Zietta Ward, ecco a voi la cover di "The Beast", che uscirà in aprile 2016.

Io già fremo, e voi???