mercoledì 14 agosto 2013

Traduzione Capitolo 20 di Lover at Last di J.R.Ward


Lover at Last

20


Porca troia, Qhuinn aveva perso completamente il controllo. E non aveva quasi visibilità. L'aereo oscillava avanti e indietro come se fosse sotto gli effetti del delirium tremens. Il motore andava e veniva.

E non poteva nemmeno controllare Z. C'era troppo vento e non avrebbe distolto lo sguardo da dove erano diretti - o forse era meglio dire da dove si sarebbero schiantati - anche se non riusciva a vedere un cazzo di niente.

Che diamine gli aveva fatto pensare che fosse una buona idea?

L'unica cosa che pareva funzionare era la bussola, così almeno poteva orientarsi su dove fosse la base. Il complesso della Confraternita era situato a nord e appena un po' a est, sulla cima della montagna circondata dall'invisibile e difensiva cortina di mhis di V. Per cui come direzione stava andando bene, presumendo che il quadrante N -S -E- O fosse più operativo di, oh sì, di qualunque altra cosa ci fosse in quella merda di scatola di latta.

Mentre guardava alla sua destra, il vento spietato passava attraverso il parabrezza mezzo distrutto per colpirlo direttamente al canale uditivo. Fuori dal finestrino vedeva... solo buio. Il che poteva significare che avevano superato la periferia ed erano su un terreno agricolo. Forse erano già sulle colline che si sarebbero trasformate a breve in montagne -

Un rumore come un ritorno di fiamma attirò malamente la sua attenzione - ma cosa era peggio?

L'improvviso silenzio che seguì.

Nessun clangore del motore. Solo il vento che fischiava nella cabina di pilotaggio.

Okay, ora erano veramente nei casini.

Per mezzo secondo pensò di smaterializzarsi. Era abbastanza forte e cosciente - ma non avrebbe lasciato Z -

Una mano potente atterrò sulla sua spalla, facendogli tremare le palle.

Z si fece avanti, e dall'espressione sul suo viso, aveva problemi a star dritto - e non a causa del rollio dell'aereo.

Il Fratello parlò, la voce profonda che tagliava il frastuono. "Per te è arrivato il momento di andare."

"Fanculo," gli urlò di rimando Qhuinn. Tornando in avanti, provò nuovamente a mettere in moto. Non faceva male tentare, no?

"Non farti buttare fuori di qui."

"Provaci."

"Qhuinn -"

Il motore tornò a ruggire intensificando il fragore. Era davvero una bella notizia. Il problema era: se il bastardo si era spento una volta, avrebbe potuto farlo di nuovo.
Qhuinn prese il cellulare dalla giacca pensando a chi si stavano lasciando dietro - e lo passò al Fratello.

Se c'era una gerarchia sul mettersi in comunicazione con qualcuno, Z era il primo della lista. Aveva una shellan e una figlia - e se c'era uno che doveva chiamare, quello era lui.

"Perché me lo dai?" disse Zsadist in modo cupo.

"Lo sai."

"E tu puoi lasciare -"

"Non lascio un bel niente - continuerò a pilotare questa trappola mortale fino a che non colpiremo qualcosa."

Ci fu altro discutere a quel punto, ma non si sarebbe spostato dal sedile del pilota e, essendo forte come il Fratello in circostanze normali, Z non era in condizione di spingere nessuno tanto quanto una fetta di pane. E la conversazione non durò a lungo. Z sparì, senza dubbio riappoggiandosi al sedile posteriore per poter parlare un'ultima volta con quelli che amava.

Mossa intelligente.

Lasciato alla propria immaginazione, Qhuinn chiuse gli occhi e pregò chiunque potesse ascoltarlo. All'improvviso apparve il volto di Blay -

"Ecco."

Lui aprì le palpebre. Il suo cellulare era di fronte alla sua faccia, nella ferma presa di Z. E sul display c'era la mappa del GPS in funzione, la piccola freccia lampeggiante gli mostrava dov'erano con precisione.

"Altre tre miglia," urlò il Fratello coprendo il rumore. "Abbiamo solo bisogno di -"

Ci fu uno scoppio e un sibilo - e un altro giro di quel bruttissimo silenzio. Bestemmiando, Qhuinn si concentrò sul piccolo schermo e nel mentre sperava con tutto se stesso che quell'aggeggio ripartisse da solo. Ancora a nord, ovviamente - ma parecchio a est. Un bel po'. La stima approssimativa era stata buona, ma per niente precisa.

Senza il telefono? Sarebbero stati fottuti.

Beh, quello e tutto il fatto del motore che non andava.

Calcolando la posizione esatta nella sua testa sterzò a destra, provando a tenere l'indicatore sulla mappa proprio sulla loro montagna. Poi provò di nuovo ad avviare il motore.

Stavano perdendo altitudine, non nella spirale che si vede nei film, dove facevano un primo piano dell'altimetro e l'aereo girava così forte su se stesso mentre tu desideravi solo che ci fosse carburante. Ma lentamente, stavano inesorabilmente andando giù... e se avessero perso lo slancio in avanti, che era ciò che l'inarrestabile macchina da cucire doveva fare sotto il cofano, sarebbero andati giù a peso morto.

Continuando a provare a far partire il motore, Qhuinn mormorò, "Andiamo, andiamo, andiamo..."

Era difficile tenere il naso in alto con una sola mano - e mentre stava per dedicarsi completamente alla cloche, comparve il braccio di Z, che provò a riavviare il motore.

Solo per un istante, Qhuinn ebbe dinanzi agli occhi l'assurdo fotogramma della fascia da schiavo tatuata al polso che vide dal polsino sollevato della giacca di pelle del Fratello - poi fu solo un darsi da fare.

Dio, aveva le spalle in fiamme a furia di tirare la barra di comando. E pensare che stava morendo per sentire quel fracasso dal -

All'improvviso, il motore tossicchiò tornando in vita, e il cambio d'altitudine fu immediato. Nell'istante in cui i pistoni cominciarono a ruggire di nuovo, i numeri ripresero ad andare avanti.

Andando a tutta manetta, controllò il livello dl carburante. Era su E. Forse non era un problema meccanico, erano solo senza combustibile.

Quando si dice andare per il sottile!

"Solo un altro po' avanti piccola - solo un altro po', andiamo, piccola, puoi farcela..."

Così un fiume di parole d'incoraggiamento uscì dalle sue labbra, parole impotenti risucchiate dall'unica cosa che importava - oh, andiamo, come se il Cessna parlasse inglese...?

Cavolo, gli sembrava durasse per sempre, lo sperare e il pregare, il suo cervello che rimbalzava avanti e indietro tra i migliori e peggior scenari mentre le miglia venivano superate a una velocità dannatamente bassa.

"Dimmi che hai chiamato le tue femmine," urlò Qhuinn.

"Dimmi che non ci farai schiantare."

"Non senza mentire."

"Vira a est."

"Cosa?"

"Est! Va' a est!"

Z zoomò sulla mappa e fece scorrere la punta del dito in una direzione, da est a ovest.

"Devi atterrare così - dietro la magione."

Qhuinn pensò di dover prendere come un segnale positivo che il tizio stesse organizzando dei piani d'atterraggio che non implicassero delle palle di fuoco. E il suggerimento era buono. Se si fossero potuti orientare verso il lungo lato di quell'enorme fottuta casa, verso la piscina, avrebbero potuto cancellare un'intera fila di alberi da frutto... ma sarebbe stata la stessa quantità di pista che avevano avuto per decollare.

Meglio che schiantarsi contro il muro rinforzato che circondava la proprietà -

Il motore non tossicchiò questa volta. Semplicemente morì spegnendosi, come se fosse troppo stanco di quel gioco, e se ne andasse in pensione.

Almeno erano entro l'area d'atterraggio.

Una possibilità. Avevano solo quella.

Un solo tentativo per portarli a terra che, presumendo che lui riuscisse a portarli vicino alla proprietà, penetrare il mhis e non colpire la casa, la Tana, le auto, i cancelli o qualunque cosa di reale che avesse a che fare con la proprietà... gli avrebbe permesso di riportare quell'orgoglioso padre, amato hellren e superbo guerriero... nelle braccia della sua famiglia.

Ma non stava pensando solo a Z.

Il Primale avrebbe supervisionato alla salute e alla sicurezza di Layla. Blay aveva i suoi amati genitori e Sax. John la sua Xhex.

Sarebbero stati tutti bene.

Qhuinn si torse indietro.

"Sta' seduto! Indietro! Siediti e stringi la cintura -"

Il Fratello aprì la bocca, e Qhuinn fece l'impensabile. Diede uno schiaffo alle labbra del maschio. "Siediti, cazzo, e chiudi la cintura! Siamo arrivati fin qui - non mandiamo tutto a puttane!"

Riagguantò il telefono. "Andiamo! Ci siamo!"

Gli occhi neri di Z si fissarono nei suoi per un momento, Qhuinn si domandò se stesse per buttarlo fuori dalla cabina di pilotaggio. Fu allora che avvenne il miracolo: una connessione istantanea s'instaurò tra loro, una catena con gli anelli così spessi da legarli l'uno all'altro.

Z puntò l'indice direttamente al viso di Qhuinn. Dopo aver annuito una volta, si mise seduto.

Qhuinn tornò a concentrarsi.

La discesa libera li stava tenendo in volo, e grazie alla direzione data da Z, quell'ulteriore virata a destra li aveva messi nella giusta posizione. Secondo il GPS si stavano avvicinando al bivio che si divideva intorno alla montagna, centimetro dopo centimetro. Centimetro... dopo centimetro...

Ora era sicuro che fossero sopra la proprietà.

Mentre l'aereo affondava in avanti, Qhuinn continuò a tenere la barra di comando, tirandola indietro talmente forte da sentire le spalle infossarsi nel sedile. Non c'era carrello d'atterraggio da tirare giù - quello stronzo era bloccato -

Un improvviso fischio penetrò nella cabina di pilotaggio, e quello, insieme a un brusco cambio d'angolazione, annunciò che la forza di gravità stava vincendo la battaglia, reclamando il mezzo di metallo e fibre di vetro con loro due dentro vivi e vegeti come premio.

Non ce l'avrebbero fatta - era troppo presto -

Seguì una vibrazione violenta, e per un momento, se non avessero colpito il terreno senza accorgersene - le cime degli alberi, forse? No. Qualcosa...

Il mhis?

L'improvviso cuscinetto respingente sembrò espandersi verso l'alto, e sai cosa? L'aereo si comportò differentemente, il muso si livellò senza alcuno sforzo da parte di Qhuinn o aiuto dal peso morto del motore. Anche il sali scendi si fermò.

A quanto sembrava, la difesa invisibile di V non teneva lontani solo gli umani e i lesser, teneva anche un Cessna in volo.

Solo che poi arrivò un altro problema. Quel sollevamento vitale non li avrebbe fatti scendere, era come se dovessero galleggiare per sempre, superando l'unico tratto di terreno per poter atterrare -

Improvvisamente, riprese il fracasso, e lui controllò l'altimetro. Erano andati giù di quasi otto metri e poteva solo tirare a indovinare se erano riusciti a penetrare la barriera del mhis.

Luci. Oh, caro Gesù Bambino, luci.

Fuori dal finestrino, giù in basso, poteva vedere il luccichio della magione, e il cortile. Era troppo lontana per scendere nei dettagli, ma quella doveva essere - sì, quella specie di germoglio doveva essere la Tana.

In un istante il suo cervello andò in modalità 3D e mise nella giusta prospettiva ogni cosa.

Cazzo. L'angolazione era sbagliata. Se avesse continuato a seguirla, si sarebbero schiantati sul retro della casa piuttosto che costeggiarla. E lo schifo più grande era che non aveva abbastanza altezza da eseguire un'ampia virata per mettersi nella giusta direzione.

Quando non avevi altre alternative, non ti restava che far funzionare quella rimasta.

Il suo più grande problema era di non mancare il prato posteriore. Ce n'era solo uno su quella montagna. Tutto il resto? Soltanto alberi che li avrebbero divorati.

Doveva stare più basso.

"Tieniti forte!"

E benché fosse controindicato, puntò la bara di comando in avanti, verso il terreno. Ci fu un picco di velocità e Qhuinn sperò di poter recuperare quando sarebbero arrivati nella zona d'impatto. E merda, gli scossoni peggiorarono al punto che cominciò ad avere dei capogiri del diavolo, e le braccia a pungergli dal tenere la leva.

Più veloce. Più vicino. Più veloce. Più rumoroso. Più vicino.
E poi arrivò il momento. La casa e i giardini gli erano di fronte, avvicinandosi a rotta di collo.

Qhuinn tirò forte e la velocità diede loro una breve risalita.

Sopra la casa...

"Sta' pronto!" urlò a pieni polmoni.

Quando subentrò la scena al rallentatore, tutto venne enfatizzato: i suoni, i secondi, le punture negli occhi mentre guardava avanti, la sensazione del suo corpo schiacciato contro il sedile -

Cazzo. Non aveva nessun tipo d'imbracatura addosso.
Ma non se ne preoccupò. Aveva troppo altro a cui pensare.

Idiota -

In quel momento colpirono qualcosa. Forte. L'aereo sobbalzò, colpì qualcos'altro, rimbalzò fuori uso , sussultò ancora. In tutto questo, la sua testa colpì i pannelli sopra di lui, il culo si prese uno sganassone dal sedile, e il suo -

Si sentiva come un miscelatore per vernici.

La fase successiva di quell'atterraggio del diavolo fu un bel rock and roll che quasi lo buttò fuori dal cockpit.

Questo era il terreno - doveva esserlo - e dannazione, andavano veloce. Le luci sfrecciavano dai finestrini, ogni cosa divenne come se fossero nella discoteca Studio 54, fino a che restò cieco. E a seconda del lato in cui vedeva le luci stroboscopiche, capì che erano in giardino - ma non avevano più spazio.

Torcendo la leva, andarono in avvitamento, sperando che le stesse leggi della fisica che si applicavano alle auto fuori controllo valessero lì: niente freni, campo d'azione limitato, e il solo modo per rallentarli era diminuire il coefficiente.

La forza centrifuga lo sbatté contro il lato della cabina di pilotaggio, e la neve gli cadde sul viso, poi qualcosa di tagliente.

Merda, non stavano rallentando per niente.

E quelle mura di sicurezza alte sei metri e spesse mezzo metro si avvicinavano in fretta.


Quando si dice mettere un punto fermo...

mercoledì 7 agosto 2013

Traduzione Capitolo 19 di Lover at Last di J.R.Ward


Lover at Last

19

Seduta sul lettino per le visite, con un fragile camice di carta a coprirla, e i piedi nudi che pendevano dal bordo imbottito, Layla si sentiva circondata da strumenti di tortura. E pensò di esserlo. Tutti i tipi di arnesi d'acciaio inossidabile erano in bella mostra sul ripiano accanto al lavandino, i contenitori in plastica trasparente indicavano che erano sterili e pronti all'uso.

Stava aspettando nella clinica di Havers da un'eternità. O così le sembrava.

In contrasto con la folle corsa lungo il fiume, quando il maggiordomo l'aveva condotta come se sapesse che il tempo era di vitale importanza, da quando era arrivata lì c'erano stati ritardi su ritardi. Dalle scartoffie, all'attesa per la camera, all'attesa dell'infermiera, a quella di Havers per i risultati dell'analisi del sangue.

Era abbastanza per farla uscire fuori di testa.

Di fronte a dove era seduta, c'era una stampa incorniciata nel vetro appesa al muro, e lei aveva memorizzato ogni pennellata e colore dell'immagine, il mazzo di fiori raffigurato con vibranti tinte di blu e giallo. Il nome al di sotto diceva: Van Gogh.

A quel punto non voleva vedere più iris in vita sua!

Spostando il peso del corpo, fece una smorfia. L'infermiera le aveva dato un assorbente adatto alla sua emorragia, ed era terrorizzata dal fatto che presto gliene sarebbe servito un altro -

La pronta si aprì con un leggero colpo di nocche, e il suo primo istinto fu di correre - il che era ridicolo. Era lì che doveva stare.

Ma era solo l'infermiera che l'aveva sistemata là, che le aveva prelevato il campione di sangue e preso tutti i parametri vitali, e registrato le annotazioni al computer. "Mi spiace molto - c'è stata un'altra emergenza. Volevo solo rassicurarti che sei la prossima paziente."

"Grazie," si sentì rispondere Layla.

La femmina le andò di fianco e le mise una mano sulla spalla. "Come va?"

La gentilezza le fece battere le palpebre in fretta. "Temo di aver bisogno di un altro..." Si guardò i fianchi.
L'infermiera annuì con una stretta garbata prima di andare verso gli armadietti ed estrarre il pacchetto quadrato color pesca. "Ne ho altri qui. Vuoi che ti accompagni in bagno?"

"Sì, grazie -"

"Aspetta, non scendere ancora. Prendo qualcosa per coprirti meglio."

Layla si guardò le mani intrecciate che non riuscivano a star ferme. "Grazie."
"Ecco qua." Qualcosa di morbido le venne avvolto addosso. "Okay, mettiamoci in piedi."

Scivolando giù, barcollò appena, e l'infermiera la prese per il gomito, sostenendola.
"Camminiamo piano."

Andarono molto piano. Nell'ingresso c'erano infermiere che correvano da una stanza all'altra, gente che andava e veniva per gli appuntamenti, e il resto del personale correva a più non posso... e Layla non poteva credere che sarebbe mai stata veloce quanto loro.

Per evitare di dar fastidio, lei e la cortese scorta si tennero lungo il muro, ma gli altri erano comunque molto gentili. Come se tutti sapessero quanto stesse soffrendo.
"Entrerò con te," disse l'infermiera quando raggiunsero i servizi. "La tua pressione sanguigna è molto bassa e mi preoccupa il fatto che tu possa cadere, okay?"

Quando Layla annuì, entrarono e chiusero a chiave la porta. L'infermiera le tolse la coperta, e lei con grande imbarazzo tirò via un po' di carta igienica.
Si sedette e -

"Oh, Beata Vergine Scriba."

"Shh, è tutto a posto, va tutto bene."

L'infermiera si abbassò e le diede un assorbente pulito. "Pensiamo a questo. Va tutto bene... ecco, no, devi darlo a me. Dobbiamo mandarlo in laboratorio. Possiamo sapere per quale motivo stia succedendo, e ti servirà saperlo se vorrai tentare ancora."

Tentare ancora. Come se la perdita ci fosse già stata.

L'infermiera indossò dei guanti di lattice e tirò fuori una busta di plastica. Ci si occupava delle cose con discrezione ed alacrità, e Layla vide che il nome che aveva dato come suo era scritto con un pennarello nero all'esterno della busta.

"Oh, tesoro, va tutto bene."

L'infermiera si tolse i guanti, prese un asciugamano di carta dall'armadietto a muro e si mise in ginocchio. Prese con dolcezza il mento di Layla e le asciugò con attenzione le guance inondate dalle lacrime.

"So cosa stai passando. Anch'io ne ho perso uno." Il bellissimo volto dell'infermiera fu inondato dalla compassione. "Sei sicura di non voler chiamare il tuo hellren?"

Layla scosse la testa.

"Bene, fammi sapere se cambi idea. So che è difficile vederli arrabbiati e preoccupati, ma non pensi che vorrebbe essere con te?"

Oh, come doveva dirlo a Qhuinn? Era così sicuro di ogni cosa, come se avesse già dato un'occhiata al futuro e guardato negli occhi il loro bambino.
Sarebbe stato uno shock.

"Saprò se ero incinta?" mormorò Layla.

L'infermiera esitò. "Il test del sangue potrebbe dirlo, ma dipende da quanto tempo lo eri prima che accadesse questo."

Layla si fissò di nuovo le mani. Le nocche erano bianche. "Ho bisogno di sapere se sto abortendo oppure se questa è una normale emorragia che capita quando uno non concepisce. È importante."

"Non tocca a me dirlo, temo."

"Però lo sai. Non è vero?" Layla alzò lo sguardo negli occhi della femmina. "Non è vero?"

"Ripeto, non sta a me dirlo, ma... con tutto questo sangue?"

"Ero incinta."

L'infermiera fece un gesto vago con le mani, le labbra contratte. "Non dire a Havers che te l'ho detto... ma è probabile. E devi sapere che non puoi far nulla per fermare il processo. Non è colpa tua e non hai fatto niente di sbagliato. È solo che, qualche volta, queste cose succedono e basta."

Layla chinò il capo. "Grazie per esser stata così onesta con me. E... in verità, è ciò che penso stia succedendo."

"Una femmina sa certe cose. Ora, torniamo indietro."

"Sì, tante grazie."

Quando si alzò in piedi, Layla si sforzò di tirar su le mutande. Quando fu chiaro che non riusciva a coordinare le mani, l'infermiera si fece avanti e l'aiutò con invidiabile facilità, e tutto era imbarazzante e spaventoso. Essere così debole e soggetto alla pietà altrui per una cosa tanto semplice.

"Hai un magnifico accento," disse l'infermiera mentre si ricongiungevano nell'ingresso affollato, ancora una volta vicine col loro passo lento. "Fa' tanto Vecchio Continente - la mia granmahmen l'approverebbe. Odia il fatto che l'inglese sia diventato la lingua dominante qui. È convinta che sarà la rovina della nostra specie."

La conversazione su niente in particolare aiutava, dando a Layla qualcos'altro su cui concentrarsi a parte tra quanto tempo avrebbe avuto bisogno di ripercorrere gli stessi passi... e se le cose sarebbero peggiorate con l'aborto... e a come sarebbe quando si sarebbe forzata a guardare Qhuinn negli occhi e dirgli che aveva fallito...

In qualche modo tornarono nella stanza visite.

"Non ci dovrebbe più volere tanto tempo. Te lo prometto."

"Grazie."

L'infermiera si fermò alla porta, immobile, delle ombre le attraversarono le profondità dello sguardo, come se rivivesse parti del suo passato. E nel silenzio tra loro, ci fu un momento di comunione - e sebbene fosse insolito avere qualcosa in comune con una femmina terrestre, quella connessione era un sollievo.

Si era sentita così sola in tutta quella storia.

"Qui ci sono persone con cui potresti parlare," disse la femmina. "Qualche volta parlarne fa davvero bene."

"Ti ringrazio."

"Usa quel telefono bianco se hai bisogno d'aiuto, oppure se ti senti stordita, va bene? Non sarò lontano."

"Sì. Lo farò."

Mentre la porta si chiudeva, gli occhi le si riempirono di lacrime e, anche con quel dolore nel petto, quello struggente senso di perdita le pareva sproporzionato alla realtà. La gravidanza era solo all'inizio - ovviamente, c'era ben poco da perdere.

E tuttavia per lei, era il suo bambino.

Era la morte del suo bambino -

Ci fu un lieve bussare alla porta e poi una voce maschile. "Posso entrare?"

Layla strinse forte gli occhi e deglutì con forza. "Avanti."

Il dottore della razza era alto e distinto, con gli occhiali con la montatura in tartaruga e un papillon alla gola. Con lo stetoscopio al collo e quel lungo camice bianco, sembrava un perfetto medico, calmo e competente.
Chiuse la porta e le sorrise."Come ti senti?"

"Bene, grazie."

La guardò attraverso la stanza, come se potesse valutare le sue condizioni di salute senza toccarla o usando degli strumenti. "Posso parlare con franchezza?"

"Prego."

Lui annuì e si sedette su uno sgabello girevole guardandola negli occhi. "Ho visto che non c'è il nome del tuo hellren sulla scheda - nemmeno quello di tuo padre."
"Avrei dovuto darlo?"
Il dottore esitò. "Non c'è nessuno della tua famiglia, mia cara?" Quando lei scosse la testa, gli occhi del medico si riempirono di tristezza. "Mi spiace moltissimo per le tue perdite. Quindi non c'è nessuno qui con te? No?"

Quando se ne restò seduta, senza dire niente, lui prese un respiro profondo.

"Va bene -"

"Ma posso pagare," sparò fuori d'impulso. Non era sicura di dove avrebbe preso i soldi, ma -

"Oh, mia cara, non preoccuparti di questo. Non ho bisogno d'esser pagato se tu non puoi farlo."

Aprì la scheda di Layla e voltò la pagina. "Ora, ho capito che sei stata nel tuo periodo di bisogno."

Layla annuì, mentre tutto ciò che avrebbe voluto fare era urlare: Qual è il risultato del test?

"Bene, ho visto le tue analisi del sangue e hanno mostrato... cose che non mi aspettavo. Se mi consenti, vorrei prelevarne un nuovo campione e inviarlo al laboratorio per altri test. Sperando di riuscire a capirci qualcosa - e vorrei farti un'ecografia, se non ti dispiace. È un esame di routine che mi darà un'idea di come stanno procedendo le cose."

"Quanto manca all'aborto perché sia completo?" disse lei cupa.

Il dottore della razza allungò una mano coprendo la sua. "Vediamo prima come stai, va bene?"

Layla respirò profondamente e annuì di nuovo. "Sì."

Havers andò alla porta per chiamare l'infermiera. Quando la femmina entrò nella stanza, portò con lei quello che sembrava un computer montato su un carrello: c'era una tastiera, un monitor, e delle bacchette montate ai lati del macchinario.

"Sarà la mia infermiera a fare il prelievo - le sue mani sono molto più competenti delle mie." Le sorrise in maniera gentile. "E nel frattempo, andrò a controllare un altro paziente. Torno subito."

La seconda puntura d'ago fu meglio della prima, poiché sapeva cosa aspettarsi, e fu lasciata brevemente da sola quando l'infermiera andò a portare la merce in laboratorio - dovunque, o qualunque cosa fosse. Entrambi ritornarono in fretta.

"Siamo pronti?" chiese Havers.

Quando Layla annuì, lui e l'infermiera si misero a parlare e sistemarono le attrezzature affianco a dove lei era seduta. Il dottore tornò indietro con lo sgabello e tirò fuori due estensioni per le braccia dai lati del tavolo. Rivoltando per lasciare libero quel che sembrava un paio di staffe, annuì all'infermiera, che soffuse la luce e andò dietro a Layla per posarle una mano sulla spalla.

"Vorresti sdraiarti?" disse Havers. "E vieni in basso fino al bordo del lettino. Dovrai mettere i piedi qui dopo che avrai rimosso gli indumenti intimi."

Mentre le indicava i poggiapiedi, gli occhi di Layla si spalancarono. Non aveva idea che quell'esame sarebbe stato -

"Non hai mai fatto un esame interno prima?" disse esitante Havers. Quando lei scosse la testa, lui annuì.

"Beh, è abbastanza comune, specialmente se era il tuo primo bisogno."

"Ma non posso -" Layla si fermò. "Sto sanguinando."

"Ce ne occuperemo noi." Il dottore sembrava completamente sicuro. "Cominciamo?"

Layla chiuse gli occhi e si sdraiò, il sottile strato di carta che ricopriva la superficie imbottita si spiegazzò sotto il suo peso. Alzando appena i fianchi si liberò della biancheria.

"Me ne occupo io," disse l'infermiera con calma.

Le ginocchia di Layla si unirono mentre toccava coi piedi alla ricerca di quelle staffe solitarie.

"Ecco." Lo sgabello cigolò mentre il medico si avvicinava. "Ma vieni avanti."

Per mezzo secondo lei pensò: Non posso farlo.

Si strinse le braccia attorno al basso ventre, come se in qualche modo potesse tenere il bambino dentro sé e allo stesso tempo evitare a se stessa di volare via.

Ma non c'era niente che potesse fare, nessuna conversazione con cui calmare il suo corpo e costringerlo a tenere ciò che vi era impiantato all'interno, nessun amorevole discorso d'incoraggiamento da fare al suo bambino affinché provasse a sopravvivere, nessuno sforzo di parole per calmare il suo panico completo.

Per mezzo secondo, agognò alla vita ritirata che una volta aveva trovato così soffocante. Nel Santuario della Vergine Scriba, la natura placida della sua esistenza era stata qualcosa che aveva dato per scontato. Infatti, da quando era venuta sulla terra a cercare la sua strada, era stata colpita da un trauma dopo l'altro.

Il che le fece rispettare i maschi e le femmine che le era stato detto erano al di sotto di lei.


Laggiù, chiunque sembrava essere alla mercé delle forze che esulavano dal loro controllo. " Sei pronta?" chiese il dottore.

Mentre le lacrime rotolavano giù dagli angoli dei suoi occhi, si concentrò sul soffitto sopra di lei e si aggrappò al bordo del lettino.

"Sì. Facciamolo."

mercoledì 31 luglio 2013

Traduzione Capitolo 18 di Lover at Last di J.R.Ward


Lover at Last

18


"No. Cazzo, no."
Qhuinn era d'accordo con Z riguardo alla brillante idea di Rhage.

Il loro gruppetto si era fiondato tra i boschi, con Rhage che si sobbarcava la maggior parte del peso del corpo di Z mentre tutti gli altri li proteggevano in cerchio, pronti a far fuori chiunque o qualunque cosa li minacciasse dai margini.

Erano appena tornati all'hangar e la soluzione di Hollywood riguardo al loro problema di mobilità sembrava più una complicanza con effetti mortali, un qualcosa che sicuramente non aiutava.

"Quanto può essere difficile pilotare un aereo?" Quando tutti, compreso Z, lo guardarono, Rhage si strinse nelle spalle. "Che c'è? Gli umani lo fanno sempre."

Z si massaggiò il petto e si accasciò lentamente a terra. Dopo aver preso fiato, scosse la testa. "Prima di tutto, non sai se... quella dannata cosa... possa volare. Probabilmente è senza carburante... e tu non hai mai volato prima."

"Vorresti dirmi qual è l'altra opzione, allora? Siamo ancora lontani miglia da un qualsiasi punto di recupero, tu non stai migliorando e noi possiamo subire un'imboscata. Lasciami almeno entrare dentro a vedere se riesco a far partire il motore."

"È una cazzata."

Nel silenzio che seguì, Qhuinn fece due conti e lanciò un'occhiata all'hangar. Dopo un momento disse, "Ti copro io. Facciamolo."

Morale della favola, Rhage aveva ragione. La marcia di quella fuga stava durando troppo, e quel lesser era scomparso prima che lo pugnalassero.

Che l'Omega avesse dato ai suoi ragazzi dei poteri speciali?

Vabbè - un combattente intelligente non sottovalutava mai il nemico - specialmente quando uno dei suoi era fuori gioco. Dovevano portare Z in salvo, e se questo significava un trasporto aereo, cazzo, sarebbe stato così.

Lui e Rhage entrarono nell'hangar uno dietro l'altro e accesero le torce. L'aereo era proprio dove lo avevano lasciato nell'angolo posteriore, sembrava il figliastro più brutto di qualche modello da trasporto più grazioso che aveva da tempo abbandonato la scena. Avvicinandosi, Qhuinn vide che il carburante c'era e che poteva tirarlo fuori per fare un giro benché le ali fossero piene di polvere.

Il fatto che il cardine del portello cigolasse con un lamento quando Rhage l'aprì era poco meno di una buona notizia.

"Merda," mormorò Rhage indietreggiando. "Puzza come se ci fosse morto qualcuno dentro."

Cavolo, doveva essere una cazzo di puzza se il Fratello la distingueva dal resto dell'odore all'interno dell'hangar.
Forse non era stata una buona idea.

Prima che Qhuinn potesse offrirsi di dare una ripassata al tanfo, Rhage si trasformò in un pretzel e si ficcò nell'apertura ovale.

"Santa merda - chiavi. Ci sono le chiavi - ci credete?"
"E il carburante?" Qhuinn borbottò facendo girare il fascio di luce in un ampio cerchio, ma non c'era niente su quel pavimento sporco.

"Fa' un passo indietro, figliolo," esclamò Rhage uscendo dalla cabina di pilotaggio. "Ora provo ad accendere questa vecchia signora."

Qhuinn non si mosse, ma andiamo! Come se quattro metri e mezzo avrebbero fatto la differenza se quella cosa fosse andata in fiamme.
L'esplosione fu forte, il fumo denso, e il motore tossicchiò dallo sforzo meccanico. Ma la merda mica finiva lì. Più lasciavano che il motore girasse, più la tosse aumentava.

"Dobbiamo uscire di qui prima di morire asfissiati," urlò Qhuinn verso l'aereo.
Proprio al momento giusto, Rhage doveva avere messo in funzione quella cosa, perché l'aereo si mosse in avanti con un lamento come se ogni dado e vite del corpo gli facessero male.

E quella cosa stava per prendere il volo?

Qhuinn corse alla doppia porta chiusa. Aggrappandosi a un lato, usò tutta la sua forza per aprirla, diversi lucchetti e serrature volarono via.
Sperava che l'aeroplano non prendesse ispirazione da quei frammenti.

Alla luce della luna, le facce di John e Blay erano assolutamente impagabili mentre davano un'occhiata al loro piano di fuga - e lui sapeva da dove venivano.
Rhage frenò. "Carichiamolo su."

Silenzio. Beh, a parte l'ansimare dell'aereo dietro di loro.
"Non lo farai decollare," disse Qhuinn, quasi a se stesso.
Rhage aggrottò la fronte nella sua direzione. "Scusami?"
"Sei troppo importante. Se quella cosa si schianta, non possiamo perdere due Fratelli. Non succederà. Io sono sacrificabile, tu no."

Rhage aprì la bocca come per controbattere. Ma la richiuse con una strana espressione sul suo bellissimo volto.
"Ha ragione," disse Z cupo. "Non posso metterti in pericolo, Hollywood."
"Fanculo, posso smaterializzarmi dalla cabina di pilotaggio se -"
"E tu credi che ci riusciresti mentre andiamo giù in una spirale? Stronzate -"

Una sventagliata di proiettili venne dagli alberi, fumando tra la neve, sibilando nelle orecchie.
Tutti si prepararono all'azione.

Qhuinn si calò nell'aereo al posto di guida e cercò di dare un senso a tutto quel... porca merda, c'erano un sacco di quadranti. L'unica fortuna che aveva era che -
Rat-tat-tat-tat!
- aveva visto abbastanza film da sapere che la leva con l'impugnatura era l'acceleratore e il cravattino - quel timone sagomato che tiravi su per andare su, e spingevi giù per andare giù.

"Cazzo," mormorò tenendosi basso quanto più poteva.
Dagli scoppiettii che seguirono, John e Blay stavano rispondendo al fuoco, così Qhuinn si raddrizzò e diede un'occhiata alla fila di strumentazioni. Decise che quello con l'icona della piccola tanica di benzina era quello che stava cercando.

Solo un quarto di serbatoio. E la merda principale era che probabilmente era anche mezzo condensato.
Era davvero una pessima idea.
"Portatelo qui!" Qhuinn indicò urlando il sedile vuoto alla sinistra.
E Rhage si mise in moto, lanciando Zsadist nell'aereo con tutta la gentilezza di uno scaricatore di porto. Il Fratello atterrò malamente, ma almeno imprecava - segno che era abbastanza in sé da sentire dolore.

Qhuinn non aspettò nessuna chiusura di porta. Tolse il piede dal freno e pregò di non finire nella neve -
Metà del parabrezza di vetro gli si distrusse in faccia, il proiettile colpevole del danno rimbalzò nel cockpit, il whiff! dal sedile accanto a lui gli disse che il poggiatesta aveva catturato la pallottola. Che era meglio del suo braccio, o del cranio.

L'unica buona notizia era che anche l'aereo sembrava pronto a prendere il volo, il motore di quel culo arrugginito roteò l'elica a tutta velocità come se sapesse che lasciare il suolo era la sola via di salvezza.
Fuori ai finestrini laterali, il paesaggio  cominciò a scorrere, e lui si orientò al centro di quella "via di fuga" tenendo gli alberi ai lati equidistanti.

"Tieniti," urlò sopra il frastuono.
Il vento s'infilava nella cabina di pilotaggio con la forza di un ventilatore industriale riempiendo lo spazio dov'era il pannello di vetro, ma non contava di andare abbastanza in alto da richiedere la pressurizzazione.
A quel punto voleva solo sgombrare dalla foresta avanti a loro.

"Andiamo, piccola, puoi farcela... andiamo..."
Dovette abbassare la leva dell'acceleratore e dire al suo braccio di lasciare la presa - no che non avesse più energia, ma rompere quella dannata cosa li avrebbe fottuti ancora di più.
Il frastuono divenne insostenibile.

Gli alberi presero a scorrere sempre più veloci.
I rimbalzi divennero più violenti, al punto da far battere i denti, e lui pensò che una o entrambi le ali si sarebbero scardinate, mandandoli tra la neve.
Non c'era più tempo da perdere, Qhuinn tirò indietro più forte che poté la leva di comando, stringendola saldamente, come se bastasse a tenere insieme tutto il corpo dell'aereo -

Qualcosa cadde dal tetto e volò nella direzione di Z.
Una mappa? Il manuale d'uso? Chi cazzo lo sapeva.
Cavolo, quegli alberi che prima erano così lontani si stavano facendo mooolto vicini.
Qhuinn tirò ancora di più la leva, nonostante il timone fosse lontano da lui al massimo delle sue possibilità - il che era davvero un peccato, perché non avevano più pista  ed erano ancora a terra.

Rumori di strisciate vennero dalla pancia dell'aereo, come se le sterpaglie volessero cercare di raggiungere la cromatura d'acciaio.
E gli alberi si avvicinavano ancora di più.
Il suo primo pensiero mentre guardava la morte in faccia fu che non avrebbe mai visto sua figlia. Almeno non da questo lato del Fado.

Il suo secondo e ultimo fu che non poteva credere di non aver mai detto a Blay di amarlo. In ogni minuto e ora e notti della sua vita, in tutte le parole che aveva detto al maschio negli anni in cui si erano conosciuti, lo aveva solo allontanato.

E ora era troppo tardi.
Idiota. Che cazzo d'idiota che era stato.
Perché era sicuro come l'inferno che la sua tessera bibliotecaria era stata preparata quella sera.
Raddrizzandosi in modo che la tempesta fredda lo colpisse in viso, Qhuinn  fissò lo sguardo attraverso la corsa, immaginando quei pini dinanzi a lui che non poteva vedere perché gli occhi erano pieni di lacrime a causa del vento. Aprì la bocca e urlò come un dannato, aggiungendo la sua voce alla bufera.

Dannazione, non sarebbe andato giù come un fifone. Niente giù la testa, nessun patetico Oh-ti-prego-Signore-salvamiiii. Fanculo. Avrebbe affrontato la morte a zanne scoperte, col corpo teso e il cuore palpitante non dalla paura, ma da un intero carico merci di...
"Colpiscimi, Grande Mietitrice!"

*         *         *

Quando Qhuinn provava ad alzarsi in volo, Blay aveva la canna della pistola puntata verso gli alberi e continuava a sparare come se avesse una riserva illimitata di piombo - che non aveva.

Un cazzo di casino. Lui, John e Rhage erano senza rinforzi; non c'era modo di sapere quanti assassini ci fossero in quei boschi; e per l'amor di Dio, tutto quello che quell'antico aeroplano stava facendo era lasciare una nube tossica di fumo al suo risveglio mentre andava a passo svelto come se fosse una passeggiata domenicale.

Oh, e quel Piano Operativo di Sicurezza era ben lontano dall'essere a fottuta prova di proiettile, ma evidentemente aveva del carburante.
Qhuinn e Z non ce l'avrebbero fatta. Si sarebbero schiantati in quella foresta alla fine del campo - presumendo che non sarebbero saltati in aria prima.

In quell'istante, quando sapeva che in un modo o nell'altro un incendio era imminente, lui si divise a metà. La sua parte fisica restò ancorata al respingere l'attacco, le braccia dritte in fuori,  gli indici che sparavano fuori le pallottole, gli occhi e le orecchie che seguivano i rumori e la vista dei lampi dalla canna e i movimenti del suo nemico.

L'altra parte di lui era in quell'aeroplano.
Era come se stesse guardando la propria morte. Riusciva a immaginare chiaramente le vibrazioni violente dell'aereo, i sobbalzi fuori controllo sul terreno, e la vista di quella fila di alberi venirgli incontro - sicuro come se stesse guardando con gli occhi di Qhuinn e non coi propri.

Quello spericolato figlio di una puttana.
C'erano state così tante volte in cui Blay aveva pensato: Adesso si fa ammazzare.
Così tante volte fuori e sul campo.
Ma ora era la volta buona -
Il proiettile lo colpì alla coscia, e il dolore che si propagò dalla gamba al suo cuore gli disse chiaro e tondo che doveva prestare tutta la sua attenzione al combattimento. Se voleva vivere, doveva concentrarsi.

Tuttavia anche mentre la sicurezza lo colpiva, c'era stato un mezzo secondo in cui aveva pensato: Facciamola finita ora. Basta con tutte le stronzate e le punizioni della vita, i ci siamo quasi, i se solo, l'implacabile agonia cronica in cui era stato... era così stanco di tutto quanto...
Non aveva idea di cosa gli fece colpire la neve.

Un attimo prima stava fissando l'aereo in attesa di vederlo esplodere in mille pezzi. Quello successivo era col torace a terra, i gomiti infossati nella terra ghiacciata, la gamba ferita che pulsava.
Pop! Pop! Pop -
Il rombo fu interrotto dal rumore dei proiettili talmente forte che abbassò la testa, come se volesse evitare la palla di fuoco della fusoliera in fiamme.
Ma non c'era né luce né calore. E il suono veniva dall'alto...

In quota. Quel secchio di viti era in aria. Sopra di loro.
Blay attese un secondo prima di guardare su, giusto nel caso che fosse stato colpito alla testa e la sua percezione della realtà fosse fottuta. Ma no - quel pezzo di merda di aereo agricolo era in cielo, fece un'ampia virata e partì nella direzione che, se fosse rimasto in quota, avrebbe portato Qhuinn e Z al complesso della Confraternita.
Se erano fortunati.

Cavolo, quel passaggio volante non era il massimo - non era un'aquila che andava dritta nel cielo notturno. Era più come una rondinella appena uscita dal nido - con un'ala rotta -
Avanti e indietro. Avanti e indietro, da lato a lato.
Da quel punto pareva più come se avessero fatto l'impossibile a decollare... solo per un veloce schianto e un bruciare nella foresta...

Dal nulla, qualcosa lo prese al lato del viso, colpendolo così forte che s'inarcò all'indietro e quasi perse la presa sulle sue calibro quaranta. Una mano - era stata una mano che aveva preso il suo bel faccino come una palla da basket.

E poi un peso massimo gli saltò sul petto, schiacciandolo sul manto nevoso, facendolo esalare così forte che si domandò se doveva guardarsi attorno per cercare il suo fegato.
"Vuoi tenere giù questa cazzo di testa?" sibilò Rhage al suo orecchio. "Stai per essere colpito - di nuovo."
Mentre l'interruzione dello sparare passava da pochi secondi a un intero minuto, i lesser emersero dagli alberi di fronte, il quartetto di assassini avanzava attraverso la neve con le armi tese e pronte.

"Non muoverti," sussurrò Rhage. "Bastiamo in due a giocare questa partita."
Blay fece del suo meglio per non respirare pesantemente quanto il bruciore nei polmoni richiedeva di fare. Provò anche a non starnutire mentre i fiocchi di neve gli pizzicavano il naso a ogni inalazione.
Aspetta.
Aspetta.
Aspetta.
John era a un metro di distanza, sdraiato in una posizione contorta che fece sobbalzare il cuore di Blay -
Il ragazzo alzò velocemente i pollici in alto, come se gli stesse leggendo nella mente.
Grazie. Cazzo.

Blay fece correre lo sguardo intorno senza cambiare l'imbarazzante angolazione della testa e, con discrezione, scambiò una delle pistole con un pugnale.
Quando un ronzio forzato iniziò a vibrare nella sua testa, calibrò i movimenti dei lesser, le traiettorie, le armi. Aveva quasi terminato i proiettili, e non c'era tempo di prendere il caricatore pieno dalla cintura - e sapeva che John e Rhage erano nella stessa situazione.

I coltelli che V aveva fatto a mano per ognuno di loro erano la loro unica risorsa.
Più vicino... più vicino...
Quando gli assassini arrivano a portata d'armi, il suo tempo fu perfetto. Come quello degli altri.
Con una mossa coordinata e improvvisa, si alzò in piedi e pugnalò i due più vicini a lui. John e Rhage presero gli altri -

Quasi subito, altri assassini uscirono dai boschi, ma per qualche ragione, probabilmente perché la Lessening Society non armava bene le reclute, non c'erano proiettili. La seconda ondata arrivò attraverso la neve col tipo di armi che ti aspetti in uno scontro nei vicoli - mazze da baseball, piedi di porco, chiavi inglesi, catene.

Buon per lui.

Era talmente incazzato che preferiva fare a pugni.