martedì 23 luglio 2013

Traduzione Capitolo 17 di Lover at Last di J.R.Ward


Lover at Last

17

Xcor non se l'aspettava.
Mentre si materializzava coi suoi soldati nel posto prestabilito dove si sarebbero nutriti, credeva si sarebbe trattato di una proprietà dimessa o forse sulla via della perdizione, un posto comunque in uno stato tale che una femmina era costretta a vendere sia le vene che il sesso per rimanere a galla.

Niente di tutto questo.

Il circondario della villa rispecchiava tutti gli standard abituali della glymera, la grande casa che si stagliava in cima alla collina brillava di una luce calda, i terreni erano curati alla perfezione, il piccolo cottage per la servitù visibile dal cancello in perfette condizioni a scapito dell'ovvia età.

Era forse un parente minore su una grande linea di sangue?

"Chi è questa femmina?" chiese a Throe.
Il suo secondo in comando scrollò le spalle. "Non conosco personalmente la sua famiglia. Ma ho verificato che fosse una linea di sangue di valore."

Tutto intorno, i suoi guerrieri erano sulle spine, gli stivali da combattimento colpivano il manto nevoso sotto i loro piedi mentre si rimettevano in posizione, i respiri passavano attraverso le narici come se fossero cavalli da corsa ai cancelli di partenza.

"Mi domando se sappia chi l'ha assoldata," mormorò Xcor, non preoccupandosi granché se la femmina se lo chiedesse o meno.
"Vado?" chiese Throe.
"Sì, prima che gli altri perdano il controllo e irrompano in quel suo bel cottage."

Throe si materializzò davanti a una pittoresca porta principale a forma d'arco con una piccola lanterna sopra, qualcosa che uno si aspetterebbe di trovare in una casa di bambole. La mano destra del maschio non era comunque colpita dall'incanto. La luce si spense grazie alla volontà di Throe,  e il soldato bussò forte e veloce sull'uscio, era una pretesa, non una richiesta.

Qualche istante dopo, la porta si aprì. La luce del fuoco nel camino illuminò la notte, i raggi giallo oro così intensi che avrebbero potuto sciogliere il manto di neve-e proprio al centro di quella luce, si stagliava il profilo di una femmina scura e piena di curve.

Era nuda. E il profumo che arrivò loro oltre la brezza ghiacciata indicava che era davvero pronta.
Zypher ringhiò sommessamente.
"Aguzzate l'ingegno," comandò Xcor. "Nel caso in cui la vostra fame sia usata come un'arma contro di noi."

Throe parlò alla femmina e poi mise la mano nella tasca interna per tirar fuori i soldi. Lei accettò ciò che le veniva dato, poi allungò un braccio in alto contro lo stipite della porta, inarcando il corpo in modo che un seno venisse inondato la luce soffusa.

Throe lanciò un'occhiata oltre la spalla e annuì.
Gli altri non aspettarono ulteriori inviti. I soldati di Xcor si avvicinarono alla porta, i corpi maschili enormi ed erano talmente tanti, che la femmina fu immediatamente oscurata.

Con un'imprecazione, anche Xcor si avvicinò.
Zypher naturalmente andò per primo, baciandole la bocca e stringendole i seni, ma non era il solo. I tre cugini litigarono per la posizione, uno andò dietro e inarcò i fianchi, come se si stesse sfregando il membro contro il culo della femmina, gli altri due raggiunsero i capezzoli e il sesso, le mani che s'insinuavano mentre l'assediavano.

Throe parlò coprendo i gemiti. "Resterò fuori di guardia."
Xcor aprì la bocca per dargli un altro comando, poi realizzò che dirlo lo avrebbe fatto passare per uno che voleva evitare la scena e non era una cosa molto virile.
"Sì, vai," borbottò. "Io controllerò l'interno."

I suoi maschi presero la femmina, le mani che di solito stringevano i pugnali le tennero le braccia, le cosce, la vita, e insieme la portarono indietro verso quella prigione confortevole. Fu Xcor a chiudere la porta e ad assicurarsi che non ci fosse alcun dispositivo per rinchiuderli. Fu sempre lui a controllare l'interno del cottage.

I suoi bastardi portarono il loro pasto verso il camino, dove il pavimento era coperto da un grande tappeto di pelliccia, lui si chinò verso la finestra più vicina, sollevò la tenda e controllò il pannello di vetro. Vecchio e piombato, coi montanti in legno, niente acciaio.
Non era sicura. Bene.

"Qualcuno venga dentro me," gemette la femmina con la voce roca.
Xcor non si preoccupò di verificare se l'accontentassero o meno-sebbene i suoi continui gemiti suggerivano che l'avessero fatto. Invece andò in cerca di altre porte o posti dove era possibile tendere un'imboscata. Sembrava non essercene nessuno.

Il cottage non aveva il secondo piano, lo scheletro del tetto s'inarcava sopra le loro teste e c'era solo un piccolo bagno la cui porta era aperta, e la luce lasciata accesa mostrò la vasca da bagno con le zampe di leone e un lavabo vecchio stile.

La cucina a giorno non era altro che un bancone e qualche elettrodomestico.
Xcor guardò verso gli uomini. La femmina era sdraiata sulla schiena, le braccia a formare una T verso l'esterno, il collo esposto e le gambe spalancate. Zypher la stava scopando e spingeva con ritmo dentro di lei, facendole andare la testa avanti e indietro sul pelo bianco mentre lei accoglieva i colpi. Due dei cugini erano attaccati ai suoi polsi e l'ultimo aveva tirato fuori il membro e le stava scopando la bocca.

Certo, era rimasta qualche parte di lei che non fosse coperta da un vampiro maschio, e il suo piacere nell'essere usata era ovvio non solo a vista, ma anche all'orecchio. Attorno all'erezione che entrava e usciva dalle sue labbra piene, il respiro affaticato e i gemiti erotici riempirono l'aria tiepida  profumata di sesso.

Xcor andò verso il lavabo della cucina. Non c'era nulla negli scarichi, nessun resto di un pasto, nemmeno bicchieri mezzi vuoti. Tuttavia c'erano dei piatti nelle credenze, e quando aprì il frigorifero taglia europea, ci trovò delle bottiglie di vino bianco sdraiate sui ripiani.

Un'imprecazione maschile riportò il suo sguardo nella sala giochi. Zypher stava avendo un orgasmo, il corpo chino in avanti e la testa all'indietro-e nel mezzo della liberazione, uno dei cugini lo tolse di mezzo e prese il suo posto, tirando a sé i fianchi della femmina e sprofondando la sua eccitazione nel suo sesso umido e rosa.

Almeno Zypher pareva completamente soddisfatto di cambiare posizione; scoprì le zanne, si ficcò al di sotto del petto del suo compagno e morse il seno della femmina in modo da potersi nutrire vicino al capezzolo.
Quello nella bocca della femmina venne anche lui, e lei ingoiò il suo sperma, ciucciando la testa del membro del guerriero con delle succhiate disperate, poi lo lasciò andare e si leccò le labbra come se avesse ancora fame.

Presto qualcun altro si sentì obbligato a soddisfarla e un'altra erezione si spinse tra le sue labbra, il ritmo dei contraccolpi di ciò che stava succedendo tanto alla sua testa quanto tra le sue gambe la fece andare avanti e indietro in un modo che sembrava che stesse per venire.

Xcor ricontrollò la porta del bagno, ma il suo primo giudizio era esatto: non c'era alcun posto dove nascondersi.
Una volta terminato il suo compito, tornò all'angolo che offriva la miglior visuale per assistere al nutrimento. 

Quando le cose si fecero più intense, i suoi soldati abbandonarono quella parvenza di civiltà che avevano, colpendosi l'un l'altro come leoni su una preda appena abbattuta, le zanne lampeggianti, gli occhi feroci mentre cercavano un accesso. Tuttavia non persero completamente la testa. E si presero cura della femmina.
Subito dopo, qualcuno di loro si aprì una vena e l'avvicinò alle labbra di lei.

Xcor abbassò gli occhi sugli stivali e permise alla sua visione periferica di monitorare i dintorni.
C'era stato un tempo in cui si sarebbe eccitato a quella vista-non perché fosse particolarmente attratto dal sesso, era più come quando uno stomaco brontola per la fame alla vista del cibo.

E, di conseguenza, nel passato, quando aveva sentito il bisogno di prendere una femmina, l'aveva fatto. Di solito al buio, naturalmente, così che la cara ragazza non si sarebbe offesa oppure spaventata.

Poteva immaginare bene le sofferte espressioni maschili nei loro spasmi erotici, ma facevano poco per migliorare il suo aspetto.

Ora, invece? Si sentiva stranamente distaccato da tutto, come se stesse guardando una squadra di maschi spostare dei mobili pesanti, o forse rastrellare un prato.
Era colpa della sua Eletta, naturalmente.

Aver poggiato le labbra contro la sua pelle pura, averla guardata in quei luminosi occhi verdi, aver sentito il suo delicato profumo, non gliene poteva fregar di meno delle grandi capacità di quella femmina vicino al fuoco.

Oh, la sua Eletta... non poteva credere che esistesse una tale grazia, e più di tutto, non avrebbe mai presunto di poter essere toccato così in profondità da ciò che era antitetico a se stesso. Lei era il suo opposto, dolce e generosa, mentre lui era brutale e imperdonabile, bellissima contro la sua bruttezza, eterea contro il suo sudiciume.

Non c'era niente da fare.

Ecco, anche il ricordo dei momenti che aveva condiviso con lei, quando era completamente vestita e lui gravemente ferito, era abbastanza da rimescolargli l'addome, col membro che s'induriva senza alcuna buona ragione. Anche se non fossero stati nemici nella guerra per il trono, lei non gli avrebbe mai concesso di avvicinarsi come un maschio fa quando è affascinato da una femmina di valore.

Quella fresca notte d'autunno in cui si erano incontrati sotto quell'albero, lei stava effettuando un valido servizio nella sua mente. Non aveva nulla a che fare con lui.
Ma oh, ciò nonostante la voleva...

All'improvviso, la femmina davanti al fuoco s'inarcò sotto le spinte e l'orgasmo la invase, e Xcor si concentrò su lei. Come se avesse avvertito la sua eccitazione sessuale, il suo sguardo soddisfatto e appannato andò nella sua direzione, e un breve cenno di sorpresa le attraversò il viso-da quel po' che poteva vedere attraverso il massiccio braccio che la stava nutrendo.

Lo stupore le fece spalancare gli occhi. Evidentemente non aveva notato la sua presenza-ma adesso che lo aveva fatto, la paura, e non  la passione, l'aveva investita.
Non volendo interrompere l'azione, lui scosse la testa e le mostrò il palmo della mano lentamente per rassicurarla che non avrebbe dovuto sopportare il suo morso-o, peggio ancora, il suo sesso.

Pareva che il messaggio fosse arrivato, perché il timore lasciò il suo viso, e mentre uno dei suoi soldati gli presentò il suo membro per ricevere attenzione, lei allungò la mano e cominciò ad accarezzargli la grossa testa.

Xcor sorrise a se stesso in modo maligno. Non avrebbe preso questa puttana, e comunque il suo corpo, in tutta la sua stupida biologia, insisteva nel rispondere a quell'Eletta come se quella sacra femmina potesse mai guardare due volte nella sua direzione.

Peccato.

Controllando l'orologio, si accorse con sorpresa che il nutrimento andava avanti già da un'ora. Così sia. A condizione che i suoi uomini si attenessero alle due regole di base, era disposto a lasciarli continuare: dovevano rimanere sostanzialmente vestiti e con le armi addosso, ma senza sicura.

In quel modo, se la situazione fosse cambiata, avrebbero potuto difendersi in fretta.

Era più che disponibile a dar loro del tempo.


Dopo quest'intermezzo? La maggior parte di loro avrebbe ripreso la propria forza completa-e per come si stavano mettendo le cose con la Confraternita... sarebbero stati dove dovevano essere. 

mercoledì 17 luglio 2013

Traduzione Capitolo 16 di Lover at Last di J.R.Ward

Lover at Last

16

"Qualcuno è stato qui."
Mentre Rhage parlava, Qhuinn tirò fuori la sua penna a torcia e indirizzò il discreto fascio di luce sul terreno. Certo, le impronte nella neve erano fresche, non ricoperte da fiocchi leggeri... e puntavano dritti nella radura della foresta. Spegnendo la luce, si concentrò sul capanno da caccia dinanzi a loro, che sembrava abbandonato alle rigide condizioni climatiche: nessuna scia di fumo veniva fuori dal comignolo di pietra, nessun riverbero di luce-e cosa più importante, assolutamente nessun odore.
Si predisposero in cinque, accerchiando la radura e si avvicinarono furtivamente in un ampio angolo d'approccio. Quando videro che non ci fu alcuna azione difensiva, salirono tutti sul basso portico e controllarono l'interno del capanno attraverso le finestre.
"Nada," mormorò Rhage, avvicinandosi alla porta.
Un veloce esame alla maniglia-ed era chiusa a chiave.
Con una spinta, il Fratello premette la massiccia spalla contro i pannelli e li fece volare via, i frammenti della serratura si sparpagliarono insieme alle schegge di legno.
"Ciao, tesoro, sono a casa," urlò Rhage entrando dentro.
Qhuinn e John seguirono il protocollo e rimasero sul portico mentre Blay e Z entrarono in fila e si misero a cercare.
I boschi attorno a loro erano silenziosi, ma gli occhi acuti di Qhuinn seguirono quelle impronte... che, dopo un soggiorno in quella capanna, si erano dirette verso nord ovest.
Il che suggeriva che qualcuno era là fuori con loro, e controllava la proprietà nello stesso momento.
Umani? Lesser?
Stava pensando alla fine, data tutta la merda trovata in quell'hangar-e il fatto che quest'intera proprietà era sperduta, e relativamente sicura proprio per quello.
Sebbene avrebbero voluto chiamare la Stanley Steemer per dare una bella ripulita all'edificio per prima cosa.
La voce di Blay venne fuori dalla porta aperta. "Ho trovato qualcosa."
Ci volle tutto l'allenamento di Qhuinn per non distogliersi dall'ispezione del paesaggio e voltarsi a guardare dentro-e non perché gl'importasse particolarmente qualunque cosa avesse trovato. Durante la loro ricerca, aveva monitorato costantemente Blay, cercando di capire se il suo umore fosse cambiato.
Se qualunque cosa fosse solo peggiorata.
Le voci ammorbidite andarono avanti e indietro nel capanno, e poi loro tre uscirono.
"Abbiamo trovato un forziere," annunciò Rhage, abbassando la cerniera alla giacca e posizionando il sottile contenitore di metallo contro il petto. "Lo apriremo più tardi. Andiamo a trovare il proprietario di quegli stivali, ragazzi."
Smaterializzandosi a cinquanta, sessanta piedi più in là,  si aprirono a ventaglio tra gli alberi, tracciando le orme nella neve, seguendole silenziosamente.
Raggiunsero il lesser mezzo miglio dopo.
L'assassino solitario stava marciando attraverso la foresta ricoperta di neve con un passo che solo un umano con un allenamento olimpionico poteva tenere per più di duecento metri.
Gli abiti erano scuri, aveva uno zaino sulla schiena, e il fatto che si stesse destreggiando a vista da solo era un altro indizio che si trattava del nemico. La maggior parte degli homo sapiens non sarebbe stata capace di muoversi così in fretta con scarsa illuminazione senza una luce portatile a batteria.
Usando i segni delle mani, Rhage indirizzò il gruppo in formazione di triangolo inverso, che accerchiava il tragitto del lesser. Continuando ad avanzare con a lui, l'osservarono per la lunghezza di un campo di football e poi, tutti insieme, si avvicinarono, circondarono l'assassino, e lo bloccarono con le canne delle pistole in opposizione ai punti cardinali.
Il lesser si fermò.
Era una nuova recluta, i capelli scuri e il colorito olivastro indicavano che fosse un messicano o forse di origine italiana, e non mostrava alcuna paura. Nonostante stesse cercando come colpire, diede appena un'occhiata oltre la spalla, come per confermare il fatto che fosse caduto in un'imboscata.
"Che stai facendo?" biascicò Rhage.
Il lesser non si preoccupò di rispondere, il che era in contrasto a tutto ciò che avevano visto fino ad allora.
A differenza degli altri, questo non era un teppistello che parlava di prendere a pugni e tirar fuori il revolver. Calmo, calcolatore... controllato, era il tipo di nemico che incrementava la tua performance di lavoro.
Non esattamente un brutta cosa...
E certo come la morte, la sua mano scomparve nel cappotto.
"Non fare lo scemo, amico," urlò Qhuinn, pronto a piazzare un proiettile al bastardo al minimo accenno di movimento.
Il lesser non si fermò.
Bene.
Lui premette il fottuto grilletto e colpì lo stronzo.

*         *         *

Nell'istante in cui il lesser cadde nella neve, Blay bloccò la sua pistola su di lui. E lo stesso fecero gli altri.
Nei secondi silenziosi che passarono, continuarono a tenere gli occhi fissi sull'assassino a terra. Nessun movimento.
Nessuna risposta nei dintorni. Qhuinn lo aveva reso inerme, e pareva che stesse lavorando da solo.
Strano, anche se Blay non avevo sentito lo sparo col suo orecchio sinistro, sapeva che era stato Qhuinn a sparare-chiunque altro avrebbe dato al nemico un'altra possibilità per ripensarci.
Rhage fischiò di botto, che era il segnale d'avvicinarsi. Tutti e cinque si mossero come un branco di lupi attorno alla preda atterrata, rapidi e sicuri, attraverso la neve con le pistole puntate. L'assassino continuava a essere completamente immobile-ma non c'era stata una morte in famiglia, tanto per dire. C'era bisogno il di un pugnale d'acciaio nel petto per quello.
Ma questa era una condizione più interessante. Volevano che fossero in grado di parlare.
O almeno, nella posizione di essere costretti a parlare-
Più tardi, quando avrebbe rivisto ciò che era successo in seguito... quando la sua mente si era smossa e aveva riproposto i fatti ossessivamente... quando era rimasto in piedi giorni interi provando a mettere insieme i pezzi di come tutto aveva mandato a rotoli le speranze di scoprire un cambio nella procedura che avrebbe assicurato che qualcosa del genere non sarebbe mai e poi mai accaduta di nuovo... Blay avrebbe rimuginato sul tic.
Quel piccolo tic nel braccio. Solo una contrazione involontaria non connessa con nessun pensiero o volontà. Nulla di pericoloso. Nessun segnale di ciò che stava per succedere.
Solo un tic.
All'improvviso, con una mossa velocissima, l'assassino tirò fuori la pistola da non si sa dove. Non si era mai visto prima-un attimo era un peso morto per terra; quello successivo stava sparando in maniera controllata in un ampio circolo.
E ancora prima che il suono degli spari svanisse, Blay vide l'orrenda immagine di Zsadist che si beccava un proiettile giusto nel cuore, l'impatto sufficientemente forte da fermare l'avanzata del Fratello, il torace scosso all'indietro, le braccia strattonate ai lati mentre cadeva in ginocchio.
In un istante, la dinamica cambiò.
Nessuno voleva più interrogare il bastardo.
Quattro pugnali lampeggiarono in contemporanea. Quattro corpi saltarono in aria. Quattro braccia scesero con le lame fredde e taglienti. Quattro colpi impattarono, uno dopo l'altro.
E comunque si mossero troppo tardi.
L'assassino scomparve dinanzi a loro, le armi conficcate nella neve macchiata di nero proprio dov'era prima c'era il nemico, invece che in una cavità toracica vuota.
Vabbè-ci sarebbe stato tempo per domandarsi sulla sparizione senza precedenti in seguito. Al momento, avevano un guerriero a terra.
Rhage si lanciò sul Fratello, sdraiandolo supino, pronto a tentare il tutto per tutto. "Z? Z? Oh, Madre della razza-"
Blay tirò fuori il telefono e fece una chiamata. Quando Manny Manello rispose, non ci fu tempo da perdere. "Abbiamo un Fratello a terra. Colpo d'arma da fuoco al torace-"
"Aspetta!"
La voce di Z fu una sorpresa. E anche il braccio del Fratello che si alzava e spostava Rhage di lato. "Ti levi di dosso?"
"Ma sto per farsi la rianimazione cardio polmon-"
"Morirò prima di baciarti, Hollywood." Z provò a sedersi col respiro pesante. "Non pensarci nemmeno."
"Pronto?" La voce di Manello gli arrivò attraverso il telefono. "Blay?"
"Un attimo-"
Qhuinn s'inginocchiò di fianco a Zsadist, e fregandosene del fatto che il Fratello non volesse essere toccato, si mise sotto l'ascella e aiutò il maschio a tirare su il petto dalla neve.
"Ho la clinica in linea," disse Blay. "Come stai?"
In risposta, Z si slacciò il fodero del pugnale. Poi abbassò la cerniera della giacca di pelle e strappò la maglia bianca a metà.
Per mostrare il più bel giubbotto antiproiettile che Blay avesse mai visto.
Rhage disse una scemenza sollevato-a quel punto Qhuinn lo prese con la mano libera e tirò Z in piedi.
"Kevlar," borbottò Blay a Manello. "Oh, grazie a Dio, indossa un Kevlar."
"È fantastico-ma ascolta, ho bisogno che tu gli tolga il giubbotto e controlli il proiettile, va bene?"
"Certo." Guardò John e fu contento di vedere che il ragazzo era in piedi, con le pistole ben tese, gli occhi che controllavano l'ambiente circostante mentre loro facevano il punto sulla situazione. "Ci penso io."
Blay si fece spazio e si abbassò di fronte al Fratello. Qhuinn aveva avuto due palle così a toccare Zsadist, ma lui non l'avrebbe fatto senza la sua autorizzazione.
"Il dottor Manello vuole sapere se posso toglierti il giubbotto e vedere se c'è qualche ferita."
Z contrasse le braccia e poi aggrottò la fronte. Doveva fare un altro tentativo. Al terzo, le mani del Fratello cominciarono ad alzarsi verso gli strappi in velcro, ma non fecero granché.
Blay deglutì forte. "Posso farlo io? Ti prometto che ti toccherò il meno possibile."
Grande grammatica. Ma era serio.
Gli occhi di Z si alzarono nei suoi. Erano neri dal dolore, non gialli. "Fai ciò che devi, figliolo. Terrò duro."
Il Fratello guardò altrove, il volto contorto in una smorfia, la cicatrice a forma di S che partiva dal ponte del naso e arrivava all'angolo della bocca era in rilievo.
Con una tirata d'orecchi, Blay costrinse le sue mani a essere ferme e sicure, e il messaggio in qualche modo arrivò. Aprì velocemente le fasce sulle spalle, il rumore degli strappi era più forte di un urlo nella sua testa, e poi sfilò via il giubbotto, terrorizzato da ciò che avrebbe trovato sotto.
C'era una grande toppa rotonda proprio al centro dell'ampio e muscoloso torace di Z. Esattamente sul cuore.
Ma era un livido. Non un foro.
Era solo un livido.
"Solo una ferita superficiale." Blay spinse un dito nella cinghia del giubbotto e trovò il proiettile. "Lo sento nelle fibre del-"
"E allora perché non riesco a muovere il mio-"
L'odore del sangue fresco del Fratello sembrò colpire il naso di tutti allo stesso momento. Qualcuno bestemmiò e Blay s'inclinò in avanti.
"Sei stato colpito anche sotto il braccio."
"È brutta?" chiese Z.
Ancora al telefono, Manello disse, "Avvicinati e dai un'occhiata intorno."
Blay alzò l'arto pesante e accese la penna a torcia guardando sotto. Apparentemente un proiettile era entrato nel torace attraverso la piccola tasca non protetta del giubbotto sotto al foro-un colpo da uno su un milione, che se avessi cercato di ripetere, non ci saresti mai riuscito.
Cazzo. "Non vedo il foro d'uscita. È proprio al lato del costato, in alto."
"Il respiro è costante?" chiese Manello.
"Affaticato, ma costante."
"Gli è stata somministrata la rianimazione cardio polmonare?"
"Ha minacciato di castrare Hollywood se ci fosse stato un qualsiasi contatto bocca a bocca."
"Okay, fatemi smaterializzare." Z fece un piccolo colpo di tosse. "Fatemi spazio-"
Tutti offrirono una varietà di opinioni a quel punto, ma Zsadist non ne ascoltò nessuna. Facendosi largo, il Fratello chiuse gli occhi e...
Blay sapeva che avevano un vero problema quando non accadde niente. Sì, Zsadist non era stato ucciso, e stava dannatamente meglio di quanto lo sarebbe stato senza portare il giubbotto antiproiettile. Ma non poteva muoversi- ed erano nel mezzo del nulla, così nascosti nei boschi che se anche avessero chiamato rinforzi, nessuno sarebbe stato capace di portare un SUV a miglia da loro.
E peggio ancora? Blay sentiva che l'assassino che avevano abbattuto era qualcosa di molto di più del solito lesser.
Non c'era modo di sapere quando sarebbero arrivati i rinforzi.
Si sentì il suono di un messaggio in arrivo sul telefono di qualcuno, e Rhage guardò in basso. "Merda. Gli altri sono impegnati in centro. Dobbiamo sbrigarcela da soli."
"Maledizione," mormorò Zsadist con sforzo.

Sì. Era esattamente tutto ciò che c'era da dire.

mercoledì 10 luglio 2013

Trduzione Capitolo 15 di Lover at Last di J.R. Ward



Lover at Last

15

Stava sanguinando.
Mentre Layla guardava in basso al pezzo di carta igienica nella sua mano, la macchia rossa su tutto quel bianco era l'equivalente di un urlo.
Allungandosi all'indietro, tirò lo sciacquone e dovette appoggiarsi al muro per recuperare l'equilibrio mentre si alzava in piedi. Con una mano sul basso addome e l'altra, prima poggiata al ripiano del lavello, poi alla maniglia della porta, incespicò in camera da letto e andò al telefono.
Il suo primo istinto fu di chiamare Doc Jane, ma lo mise da parte. Presumendo che fosse nel bel mezzo di un aborto, c'era la possibilità di risparmiare a  Qhuinn l'ira del Primale - a condizione che quella storia rimanesse nascosta.
E probabilmente rivolgersi al medico personale della Confraternita non era il miglior modo per assicurarsi la privacy.
Dopo tutto, c'era una sola ragione per cui una femmina sanguinava - e le domande inerenti al suo bisogno e a come se n'era occupata che sarebbero inevitabilmente seguite.
Andò al comodino e aprì il cassetto tirandone fuori un libricino nero. Trovato il numero della clinica per vampiri, con mano tremante, Layla compose il numero.
Quando riattaccò pochi minuti dopo, aveva un appuntamento dopo mezz'ora.
Unico problema: come ci sarebbe arrivata? Non riusciva a smaterializzarsi - era troppo in ansia e, comunque, alle femmine incinte era sconsigliato farlo. E non se la sentiva di guidare fin là. Le lezioni di Qhuinn erano state esaurienti, ma non ci si vedeva, nelle sue condizioni, a inforcare l'autostrada e a tenere il passo con lo scorrere del traffico umano.
La sua unica risposta era Fritz Perlmutter.
Dall'armadio prese una morbida sottoveste, l'avvolse in una spessa corda e se la bloccò tra le gambe con l'aiuto di diverse paia di mutande. La soluzione al suo sanguinamento era decisamente scomoda e ingombrante, e le creava difficoltà nel camminare, ma era l'ultimo dei suoi problemi.
Chiamò il maggiordomo in cucina e si assicurò che l'accompagnasse.
Ora doveva solo scendere le scale, uscire dall'ingresso e andare un quell'immenso parco macchine - senza imbattersi in nessun maschio della magione.
Solo mentre stava per lasciare la stanza, vide il suo riflesso nello specchio sul muro. La tunica bianca e l'acconciatura classica tradivano il suo stato di Eletta più di ogni altra cosa: nessuno oltre alle sacre femmine della Vergine Scriba si vestiva in quel modo.
Anche se si presentava sotto il falso nome che aveva dato alla reception, chiunque avrebbe capito la sua appartenenza all'Altra Parte.
Lasciando cadere la tunica, fece un tentativo per entrare in un paio di pantaloni da yoga, ma era assolutamente impossibile riuscirci con quell'imbottitura. E anche i jeans che lei e Qhuinn avevano comprato insieme fecero la stessa fine.
Togliendo la sottoveste arrotolata, usò degli asciugamani di carta che trovò in bagno per ovviare al suo problema e infilò i jeans. Un pesante maglione per tenerla al caldo, una veloce spazzolata per raccogliere indietro i capelli e il suo look la rese... quasi normale.
Lasciando la stanza, strinse forte il cellulare che Qhuinn le aveva dato. Aveva pensato di fargli una chiamata al volo, ma in verità, cosa c'era da dire? Lui non avrebbe potuto farci niente, tanto quanto lei -
Oh, Santissima Vergine Scriba, stava perdendo il loro bambino.
Il pensiero la colpì non appena raggiunse la grande scala: stava perdendo il loro bambino. Proprio in quell'istante. Fuori allo studio del re.
In un attimo il soffitto crollò sulla sua testa e i muri del grande e spazioso atrio le si strinsero addosso con una forza tale da non farla respirare.
"Vostra Grazia?"
Scuotendosi, guardò in basso verso il tappeto guida rosso. Fritz era ai piedi delle scale, con la solita livrea e il vecchio volto pieno di preoccupazione.
"Vostra Grazia, possiamo andare adesso?" disse.
Mentre annuiva scendendo le scale con attenzione, Layla non riusciva a credere che sarebbe stato tutto per niente, tutte quelle ore di sforzi con Qhuinn... l'immobilità  del periodo successivo dove non aveva osato muoversi... lo stupore e la preoccupazione, e la calma, ingannevole speranza.
Il fatto che aveva offerto la sua verginità per niente.
Qhuinn avrebbe sofferto moltissimo, e quel fallimento nei suoi confronti aggiungeva altro dolore alla propria angoscia.
Qhuinn aveva sacrificato il suo corpo durante il suo bisogno, il suo desiderio di concepire un bambino con cui avere un legame di sangue l'aveva incoraggiato a fare qualcosa che non avrebbe mai scelto altrimenti.
Che la biologia avesse dei secondi fini tutti suoi, non la rincuorava. 
La perdita... ancora sentiva come se fosse colpa sua.

*          *         *

La miglior cosa per curare quel che vi affligge, è di averne ancora un po', proprio come si dice di una bevanda alcolica che curi la sbornia.
Saxton credeva fosse un detto rozzo e tuttavia piuttosto appropriato.
Nudo, di fronte allo specchio nel bagno, abbassò l'asciugacapelli e si passò le dita sui capelli in alto. Le onde ripresero la loro forma, le ciocche bionde si accomodarono perfettamente attorno al suo volto regolare e squadrato.
L'immagine che stava guardando era la stessa della notte passata e di quella prima ancora, e tuttavia, per quanto il suo riflesso fosse tanto familiare, gli sembrava che fosse di un'altra persona.
Era cambiato così tanto in se stesso, che era ragionevole pensare che la trasformazione fosse visibile anche sul fisico. Ahimè, no.
Uscì e andò all'armadio, ipotizzò che non avrebbe dovuto meravigliarsi, sia dello sconvolgimento interno sia dalla falsa compostezza esterna.
Dopo che lui e Blay avevano parlato, gli ci era voluta un'ora per spostare le sue cose dalla camera da letto che aveva condiviso col suo ex amante alla suite giù all'ingresso.
Gli era stata assegnata inizialmente quando si era trasferito in magione, ma quando le cose con Blay erano andate avanti, tutta la sua roba si era spostata un po' alla volta nell'altra stanza.
Il processo di migrazione era stato incrementale, proprio come il suo amore: una volta era una camicia lì e una paio di scarpe là, una notte una spazzola e un paio di calzini quella dopo... una conversazione sui valori condivisi seguita da una maratona sessuale durata sette ore e terminata con una vaschetta di gelato al caffè Breyers e un solo cucchiaio.
Era stato inconsapevole della distanza percorsa dal suo cuore, molto somigliante al modo in cui un'escursionista si perde nella natura selvaggia. Dopo mezzo miglio che ti sei smarrito, puoi ancora vedere da dove sei partito e ritrovare facilmente la strada di casa. Ma dopo dieci miglia e un numero di bivi lungo la strada, non c'è più possibilità di tornare indietro.
A quel punto non hai altra scelta se non ordinare alle tue risorse di costruirti un rifugio e piantare nuove radici.
Aveva creduto che avrebbe costruito quel posto con Blay.
Sì. Dopo tutto, quanto poteva sopravvivere l'amore non corrisposto? Come il fuoco aveva bisogno d'ossigeno per bruciare, lo stesso facevano le emozioni.
Ma all'apparenza questo concetto non si applicava a Qhuinn. Non per Blay.
Comunque Saxton aveva deciso di non lasciare la casa reale. Blay aveva ragione su quello - Wrath, il re, aveva bisogno di lui, e in più, gli piaceva il suo lavoro lì. Era frenetico, una sfida continua... l'egoista che aveva dentro sé voleva che fosse lui l'avvocato che avrebbe riformato le leggi.
Presumendo che non ci fossero capovolgimenti alla reggenza e non perdesse la testa sotto un nuovo regime.
Ma non potevi vivere la tua vita preoccupandoti di queste cose.
Tirando fuori un completo di lana appeso nell'armadio, prese una camicia col collo botton-down e un gilè, e mise tutto sul letto.
Era un cliché triste e piuttosto sgradevole uscire per cercare qualcosa di attraente e pneumatico con cui auto medicarsi il dolore emozionale, ma preferiva di gran lunga avere un orgasmo che sbronzarsi.
Inoltre, il detto fingi-finché-non-trovi-uno-scopo faceva acqua da tutte parti.
Ed era verissimo soprattutto mentre si guardava nello specchio a tutt'altezza del bagno completamente vestito. Di sicuro appariva perfetto e sano di mente, il che aiutava.
Prima di uscire, ricontrollò il telefono. Le Vecchie Leggi erano state ricomposte su ordine di Wrath, e adesso lui era in attesa - aspettando il prossimo lavoro.
Avrebbe saputo presto quale sarebbe stato, ipotizzò.
Wrath era notoriamente esigente, ma mai irragionevole.
Nel frattempo, avrebbe affogato la sua tristezza con l'unico tipo di tartaruga che trovava seducente - sulla ventina, alto un metro e ottanta, atletico...

E preferibilmente coi capelli scuri. Oppure biondi.

mercoledì 3 luglio 2013

Traduzione Capitolo 14 di Lover at Last di J.R.Ward


Lover at Last

14

Quando si dice una partenza ritardata.
Mentre Qhuinn si smaterializzava dalla magione, non riusciva a credere che fossero le dieci di sera e loro stessero per iniziare. Inoltre, la Confraternita se n'era stata rintanata nello studio di Wrath per una vita e quando lui e John erano finalmente stati ammessi, l'annuncio di V che la prova contro la Banda dei Bastardi era praticamente inviolabile li aveva portati a un'altra mezz'ora di insulti verso Xcor e i suoi sottoposti.
C'erano un sacco di modi creativi per usare la parola cazzo, in aggiunta a degli incredibili suggerimenti per posti dove infilare oggetti inanimati.
Per esempio, non avrebbe mai pensato di farlo con un rastrello da giardino. Divertente. Davvero.
E Blay si era perso tutto.
Riprendendo forma nell'area boschiva sudoccidentale del complesso, Qhuinn si costrinse a non interferire riguardo ciò che aveva trattenuto il ragazzo - anche se il succo del discorso era che il guerriero se n'era andato nella sua stanza e non ne era più uscito. E, considerato che la maggior parte degli incidenti avvengono in casa, c'era una buona probabilità che non avesse subito alcuna lesione da caduta.
A meno che Saxton non si fosse messo a giocare a togliergli da sotto i piedi il tappetino della loro stanza da bagno.
Con l'istinto di prendersi a schiaffi, scandagliò il paesaggio innevato mentre John, Rhage e Z gli apparivano di fianco. Le coordinate per quel posto le avevano trovate nei telefoni di quei ladri d'auto della notte precedente, l'apparente proprietà abbandonata era all'incirca a dieci o quindici miglia dal posto dove li aveva acchiappati col suo Hummer.
"Che diavolo è questo?"
Quando qualcuno parlo, lui lanciò un'occhiata oltre la sua spalla. Che diavolo era corretto. Dietro di loro apparve un edificio a forma di scatola, alto come il campanile di una chiesa e senza fronzoli come un cassonetto per i rifiuti organici.
"È un hangar per aerei," annunciò Zsadist avviandosi in quella direzione. "Deve esserlo."
Qhuinn lo seguì come ultimo del gruppo nel caso qualcuno decidesse di presentarsi con un Ciao-come-state.
Blay fece la sua apparizione attraverso l'aria sottile completamente vestito in pelle e pesantemente armato come tutti loro. In risposta i piedi di Qhuinn rallentarono per fermarsi nella neve, soprattutto perché non voleva scivolare sul ghiaccio e fare la figura dello stronzo.
Dio, era uno schifoso figlio di puttana, pensò mentre Blay iniziava a farsi avanti. Guai in Paradiso?
Benché non ci fosse contatto visivo tra loro, Qhuinn si sentì obbligato a dire qualcosa. "Cos'è..."
Non terminò la domanda con "successo". Perché preoccuparsi? Il ragazzo lo superò come se lui non ci fosse.
"Sto da Dio," mormorò Qhuinn ricominciando ad arrancare sul fondo ghiacciato. "Va tutto alla grande, grazie per avermelo chiesto - oh, qualche problema con Saxton? Davvero? Che ne dici di fare due passi e andare a bere qualcosa così possiamo parlarne? Sì? Perfetto. Sarò la tua mentina del dopo cena -"
Stroncò il monologo fantastico nella sua testa quando il vento cambiò portando al suo naso una zaffata di odore dolciastro e nauseabondo.
Tutti tirarono fuori le armi e mirarono all'hangar.
"Siamo sopra vento," disse Rhage con calma. "Il che significa che dev'esserci un bel casino là dentro."
Loro cinque si avvicinarono alla struttura con cautela, dispiegandosi a ventaglio, cercando nel bagliore bluastro circostante riflesso dal chiarore della luna qualunque cosa si muovesse.
L'hangar aveva due entrate, una era doppia e sufficientemente grande da far passare un'apertura alare, e l'altra si supponeva fosse per la gente, e al confronto pareva della misura della casa di Barbie. E Rhage aveva ragione. Malgrado le raffiche ghiacciate li colpissero alla schiena, l'odore era abbastanza forte da far pizzicare il naso, e non nel modo giusto.
Cavolo, il freddo di solito attutiva anche la puzza.
Comunicando con le mani, si divisero in due gruppi, lui e John andarono al lato della mastodontica porta doppia, e Rhage, Blay e Z si diressero a quella più piccola.
Rhage si dispose per occuparsi dell'indispensabile mentre gli altri si preparavano allo scontro. Se c'era un'intera squadra di football formata da lesser lì dentro, aveva senso mandare il Fratello per primo, perché aveva il tipo di rinforzo alle spalle che nessuno di loro si sognava. La sua Bestia adorava quegli assassini, e non in senso relazionale.
Tornando al discorso delle mentine.
Hollywood alzò la mano sulla testa. Tre... due... uno...
Il Fratello entrò in totale silenzio, spinse la porta e scivolò all'interno. Poi fu la volta di Z - e Blay li seguì.
Qhuinn sentì il cuore battere di puro terrore mentre il maschio si avviava verso l'ignoto con solo due calibro quaranta a proteggerlo. Dio, l'idea che Blay potesse morire quella sera, proprio di fronte a lui, per quell'incarico ordinario, gli fece desiderare di mettere uno stop a tutta la cazzata del difendere la razza e trasformare il guerriero in un bibliotecario. Un modello per le mani. Un parrucchiere -
Il fischio acuto che arrivò non più di sessanta secondi dopo fu un dono di Dio. E il tutto libero di Z era il segnale per lui e John di cambiare posizione, trascinarsi lateralmente verso la porta che ora era aperta e entrarci dentro -
Okay. Cavolo.
Quando si dice perdita d'olio. E si beccava anche una fottuta "A" per la puzza.
I primi tre ad entrare accesero le torce e i raggi di luce tagliarono l'oscurità nello spazio cavernoso, illuminando quello che pareva esser solo un velo di ghiaccio nero. Tranne il fatto che non era nero e che quella merda non era ghiacciata. Era sangue umano congelato - a occhio e croce più di mille litri.
Mischiato con un bel po' di roba dell'Omega.
"Credo che i tizi che ti hanno rubato il bolide fossero diretti a una cazzo di festa," disse Rhage.
"L'hai detto," mormorò Z.
Mentre i fasci di luce colpivano un vecchio e decrepito aeroplano sul retro - e non c'era assolutamente nient'altro - Z scosse la testa.
"Controlliamo l'area circostante. Non c'è un cazzo qui."

*          *         *

Poiché il cottage non era molto diverso dall'esterno, solo una tipica baracca per la caccia  in mezzo ai boschi, Mr. C era tentato di oltrepassare quella schifezza.
La scrupolosità comunque ha i suoi lati positivi , e la posizione di quella capanna, circa un miglio o due in quella distesa di terra, suggeriva che potesse essere stata usata come quartier generale a un certo punto.
Tutto sommato, sarebbe stato più intelligente dare uno sguardo alla proprietà prima di usare quell'hangar per la più grande iniziazione nella storia della Lessening Society. Ma le priorità erano quel che erano. Primo: doveva mettersi al comando. Secondo: doveva giustificare la promozione. E terzo: doveva avere a che fare con tutti quei nuovi lesser.
Il che significava che aveva bisogno di risorse. Quanto prima.
Seguendo quella schifosa e incasinata cerimonia dell'Omega e il nauseante periodo delle ore successive, Mr. C aveva disposto le nuove reclute sul pullman della scuola che aveva rubato la settimana prima a un commerciante di furgoni usati.
Tra lo sfinimento e il disagio fisico in cui versavano, erano stati dei bravi ragazzi, camminando in fila e sedendosi due a due come se fossero su una specie di fottuta Arca di Noè.
Da lì, li aveva guidati lui - perché non si fidava di dare quella risorsa a nessun altro - verso la Scuola per Ragazze Brownswick.
La scuola preparatoria non più in uso era in periferia su trentacinque acri di terreno ignorato, trascurato e dilapidato, si vociferava che fosse infestato dai fantasmi e questo aveva tenuto lontana la gente del posto.
Per ora, la Lessening Society era formata da abusivi, ma il cartello In Vendita all'angolo della strada significava che la situazione si sarebbe sistemata presto. Non appena avessero racimolato tutto il contante.
Coi suoi ragazzi a terminare i lavori di recupero della scuola e gli assassini  attuali in centro a pescare la Confraternita, lui se ne stava per i fatti suoi, a catalogare i beni che erano rimasti alla Society - incluso quel tratto della foresta più vuota a nord della città.
Sebbene stesse iniziando a credere che stava perdendo il suo tempo.
Camminando verso il basso portico del cottage, passò la luce della torcia che aveva accesso nella finestra più vicina. Delle cucine a legna. Un tavolo irregolare con due sedie. Tre brande senza materassi né lenzuola. Una cambusa.
Facendo il giro attorno, trovò un generatore elettrico senza carburante, e un serbatoio di petrolio arrugginito che indicava che quel posto doveva avere anche un impianto di riscaldamento.
Ritornando di fronte, provò a tirare il chiavistello e scoprì che era chiuso.
Vabbè. Non c'era granché là.
Tirò fuori la mappa del suo bomber, l'aprì e vide dove di trovava. Spuntando il piccolo quadrato, prese la bussola, aggiustò la sua direzione e cominciò a camminare verso nord ovest.
Secondo questa mappa - che aveva trovato a casa dell'ex Forelesser - quel pezzo di proprietà faceva parte di un totale di cinquecento acri e queste capanne erano sparse in giro a intervalli regolari.
Dedusse che quel posto una volta era stato un'area da campeggio con più proprietari, una specie di moderna riserva di caccia che era andata perduta a causa degli oneri fiscali verso lo stato di New York, successivamente acquistata dalla Society negli anni ottanta.
Almeno questo c'era scritto a mano nelle note a margine, sebbene solo Dio sapeva se la Society possedesse ancora il certificato di proprietà. Considerato lo stato economico dell'organizzazione, il buon vecchio stato di New York poteva benissimo avere un credito fiscale della taglia di un gorilla su quella superficie, oppure essersi rimpadronito di quella merda.
Si fermò e controllò di nuovo la bussola. Cavolo, essendo un ragazzo di città odiava andarsene nei boschi di notte, arrancare nella neve, spuntare tutta quella merda come se fosse una guardia forestale.
Ma doveva vedere coi suoi occhi con cosa doveva avere a che fare, e lo poteva fare solo in un modo.
Almeno aveva organizzato un flusso d'entrata.
In altre ventiquattro ore, quando quegli altri suoi ragazzi si sarebbero messi in piedi, avrebbe ricominciato a riempire le casse. Che poi era il primo passo verso il recupero.
Secondo passo?
Dominio del mondo.