mercoledì 1 ottobre 2014

Capitolo 23 di THE KING di J.R. Ward


The King


23


"Parla, guaritore," ordinò Wrath, chino sul corpo immobile della sua shellan. "Parla!"

Beata Vergine Scriba, sembrava morta.

Subito dopo il collasso di Anha, l'aveva riportata nella loro camera da letto, i Fratelli l'avevano accompagnato, gli aristocratici e i loro inutili giochi sociali erano stati lasciati indietro. Fu lui ad adagiare la sua amata sul grande letto mentre veniva convocato il guaritore, e fu sempre lui ad allentarle i corsetto. I Fratelli si erano allontanati non appena il medico di fiducia era arrivato con i suoi attrezzi, e poi erano rimasti soltanto loro tre, il fuoco scoppiettante, e l'urlo che rimbalzava contro le pareti della sua anima.

"Guaritore, cosa dici?"

Il maschio guardò oltre la sua spalla dalla sua posizione inginocchiata di fianco a Anha. Con la caratteristica tunica nera che classificava la sua professione adagiata sul pavimento, sembrava un uccello gigante pronto a spiccare il volo.

"È in grave pericolo, mio signore." Quando Wrath indietreggiò, il guaritore si alzò in piedi. "Credo che sia gravida."

Una folata gelida lo colpì dalla testa ai piedi, spazzando via ogni sensazione dal suo corpo. "Lei è..."

"Aspetta un bambino. Sì. Posso dirlo avendole toccato il ventre. È teso e dilatato, e avete detto che di recente è entrata nel suo bisogno."

"Sì," sussurrò Wrath. "Quindi è a causa della -"

"Questo non è un sintomo della gravidanza e non sta sanguinando. No, credo che questo malore sia imputabile a qualcosa di diverso. Prego, mio signore, andiamo verso il fuoco, così possiamo parlare senza disturbare la vostra compagna."

Wrath si lasciò condurre verso le fiamme. "Ha la febbre, allora?"

"Mio signore..." Il guaritore si schiarì la gola, come se da quella risposta ne andasse della propria vita e non quella della Regina. "Perdonatemi, mio signore..."

"Non dirmi che non hai una spiegazione," sibilò Wrath.

"Preferireste che mentissi? Il battito del suo cuore è lento, il colorito pallido, il respiro corto e irregolare. Può darsi che stia soccombendo a qualche difficoltà interna che non riesco a individuare. Non lo so."

Wrath guardò la sua compagna. Non era mai stato una persona che si lasciava annientare dalla paura. Ora il terrore si era impossessato di lui come una presenza maligna, insediandosi sotto la pelle.

"Mio signore, vi suggerisco di nutrirla. Ora e per tutto il tempo che potrà bere alla vostra vena. Forse il carico di energia che ne verrà potrà risolvere tutto... di sicuro, se c'è una qualsiasi speranza per lei, quella siete voi. E se si destasse, le darei da bere solo acqua fresca, niente birra. Nulla che possa causare un ulteriore calo dei suoi parametri fisici -"

"Esci."

"Mio signore, lei è -"

"Lasciaci soli - ora!"

Wrath era consapevole che il maschio stava incespicando mentre correva verso la porta. E faceva bene a scappare - una furia assassina aveva inondato il petto del suo Re e poteva essere diretta contro qualsiasi forma vivente a portata di mano.

Quando la porta fu nuovamente chiusa, Wrath si avvicinò al talamo nuziale. "Amore mio," esclamò con disperazione. "Anha, amore mio, svegliati, non senti la mia voce?"

Cadde in ginocchio.

Wrath si avvicinò camminando carponi alla testa di Anha. Le accarezzò i capelli e lasciò scivolare le dita lungo il braccio, prestando attenzione a non appesantirne il tocco.

Regolando la propria respirazione, provò a forzare con la mente quella di lei, inducendola in respiri profondi. Voleva tornare alla notte precedente, quando si erano svegliati insieme e aveva visto la vita brillare nei suoi occhi. Per la verità, la sua mente rammentava con esattezza ogni cosa di quell'istante, di quell'ora, di quella notte; il profumo del pasto che avevano consumato, le conversazioni riguardanti il futuro e le udienze che avevano dovuto tenere a corte.

Sentiva come se la nitidezza dei ricordi fosse una porta da poter attraversare e in tal modo prenderla per mano, sentire il suo profumo, percepire la leggerezza nel cuore che accompagnava la salute e il benessere... e riportarla al presente.

Naturalmente, era solo fantasia.

Sfoderando il pugnale cerimoniale, sollevò la lama lucida e scintillante. Quando la manica appesantita da intarsi d'oro e pietre preziose divenne d'impaccio, fece a pezzi il sontuoso mantello e se lo gettò alle spalle. Mentre atterrava con un suono soffocato e tutte le gemme meticolosamente incastonate graffiavano le assi di quercia, lui si tagliò il polso con la lama.

Quanto avrebbe desiderato fosse la sua gola.

"Anha, ti prego, puoi sollevarti per me? Alza la testa, amore mio."

Sorreggendola col braccio libero, le avvicinò alle labbra la fonte del suo sangue. "Anha, nutriti di me... nutriti di me..."

Le labbra si aprirono, ma non a causa della sua dolce accettazione. Era solo l'angolazione della testa.

"Anha, bevi... torna da me."

Mentre le gocce rosse cadevano nella bocca di lei, Wrath pregò che in qualche modo le scivolassero in gola e poi fin dentro le vene, rivitalizzandola con la loro purezza.

Questo non era il loro destino, pensò Wrath. Sarebbero dovuti rimanere insieme per secoli, non divisi dopo appena un anno dal loro primo incontro. No, non era il loro destino.

"Bevi, amore mio..."

Continuò a tenere il polso contro la sua bocca fino a che il sangue minacciò di traboccarle dalle labbra. "Anha?"

Abbassò la testa appoggiandola sul dorso della sua mano gelida e pregò affinché avvenisse un miracolo. Più a lungo restava in quella posizione, più si univa a lei in quello stato che era ad appena un soffio dalla morte.

Se fosse spirata, l'avrebbe seguita, In un modo o in un altro...

Beata Vergine Scriba, quello non era il loro destino.


*    *    *


Wrath si risvegliò emergendo dal sonno come una boa che affiora dalle profondità del mare galleggiando su una superficie agitata.

Naturalmente, nella sua cecità era al buio più completo - e come sempre, allungò il braccio verso il lato opposto del letto -

Crash!

Wrath sollevò la testa e aggrottò la fronte. Tastando con la mano incontrò qualcosa che assomigliava a dei libri, un sottobicchiere, un posacenere.

Il fuoco nel camino era acceso.

Non era nella sua stanza. E Beth non era con lui.

Voltandosi di scatto, si alzò in piedi, il cuore batteva irregolare nel petto, l'aritmia gli causava le vertigini. "Beth?"

Grazie ai ricordi più profondi stipati nel suo cervello, capì che si trovava nella biblioteca della magione della Confraternita, e suoi pensieri, come vermi in un terreno umido, brulicavano e si contorcevano su loro stessi, senza condurre a niente.

"Beth...?"

Un uggiolio distante.

"George?"

Un uggiolio più forte.

Wrath si massaggiò il viso. Si domandò dove fossero i suoi occhiali a mascherina. Pensò che, sì, si trovava sul divano della biblioteca, quello di fronte al camino.

"Oh... che cazzo..." gemette, provando a mettersi in posizione eretta.

Stare in piedi era davvero una bellezza! Con la testa che girava e lo stomaco contratto come un pugno, dovette aggrapparsi al bracciolo del divano per evitare di schiantarsi a terra.

Barcollando nel vuoto, invece di raggiungere le porte ci sbatté contro, colpendo col petto i pesanti pannelli di legno.

Facendo scivolare le mani alla ricerca delle maniglie, aprì le serrature e -

George si fiondò nella stanza correndo in cerchio, e dagli starnuti si capiva che stava sorridendo.

"Ehi, ehi..."

Wrath era intenzionato a tornare al divano, perché non voleva che le paia di occhi funzionanti della casa lo vedessero in quelle condizioni - ma il suo corpo aveva altri piani. E quando si ritrovò seduto sul sedere, George colse l'opportunità per saltargli addosso stile scendiletto.

"Ehi, ragazzone, già, siamo qui tutti e due..." Accarezzando l'ampio petto del retriever, Wrath affondò il naso in quella pelliccia e si lasciò invadere dal buon profumo di cane pulito come una dose di aromaterapia. "Dov'è la mamma? Sai dove si trova?"

Che domanda idiota. Lei non era lì, ed era tutta colpa sua, dannazione.

"Merda, George."

La spessa coda batteva contro le sue costole, il muso fiutava e  orecchie sventolavano dappertutto.  Ed era bello, era la normalità - ma non era neanche lontanamente sufficiente.

"Mi chiedo che ore siano."

Dannazione... aveva sbroccato di brutto con John e V, vero? E non era neanche la metà. Aveva un vago ricordo di aver distrutto la sala da biliardo, lanciando per aria qualsiasi cosa, prendendo a pugni chiunque rientrasse nel suo raggio d'azione - e poi c'era stato il sonnellino. Era sicuro che qualcuno l'avesse drogato e non se la sentiva di biasimare chiunque lo avesse fatto.

Un pisolino indotto-da-tranquillanti e non sapeva quanto sarebbero durati gli effetti.

E non aveva voluto ferire nessuno dei Fratelli e del personale. Oppure distruggere la casa.

"Merda."

Ormai sembrava un'estensione del suo vocabolario.

Cavolo, avrebbe dovuto permettere a Vishous di condurlo in biblioteca e farsi dirsi cosa stava accadendo. 

Ma almeno c'erano solo due posti in cui la sua compagna sarebbe andata.  Uno era il Porto Sicuro di Marissa, e l'altro era la vecchia casa di Darius. E senza alcun dubbio era quello che John stava provando a dirgli.

Cazzo, pensò. Lui e Beth non erano così. Non era proprio concepibile che andasse a finire in quel modo tra di loro.

In realtà, aveva sempre sentito che le cose con lei erano volute dal destino; dal momento in cui era entrata nella sua vita fino al senso di completezza che gli aveva trasmesso, tutto era sempre sembrato predestinato. 

Certo, avevano litigato, e di brutto anche. Lui era un coglione impulsivo e lei non accettava nessuna delle sue cazzate. Assolutamente.

Ma mai arrivare alla separazione... mai e poi mai.

"Andiamo, amico. Ci serve un po' di privacy."

George saltò giù e finalmente consentì a Wrath di alzarsi da terra. Dopo aver richiuso le porte, si avventurò nel gioco trova-il-telefono. Quando si dice evirazione. Con le mani in avanti, il torso piegato, i piedi strisciati per terra, Wrath si scontrò con qualsiasi cosa e tastava con le mani per capire se si trattava di un divanetto, una poltrona o un tavolino...

La scrivania sembrò essere l'ultima maledetta cosa in cui s'imbatté, e scoprì la posizione del telefono quando, con una manata, fece cadere il ricevitore dalla forcella. 

Portandolo all'orecchio, continuò a esplorare con la punta delle dita fino a trovare la tastiera e dovette riagganciare prima di digitare il numero telefonico.

Nella mente si figurò la tastiera completa dell'asterisco e il cancelletto in basso, digitò la sequenza di sette numeri e attese.

"Porto Sicuro, buon pomeriggio."

Wrath chiuse gli occhi. Sperava fosse quasi sera per poi poterla andare a cercare. "Salve, Beth è da voi?"

"No, mi spiace, non c'è. Posso riferire un messaggio?" E mentre lui chiudeva gli occhi, la femmina disse, "Pronto? C'è qualcuno in linea?"

"Nessun messaggio."

"Posso riferire chi l'ha cercata se dovesse arrivare più tardi?"

Si chiese velocemente come avrebbe reagito la centralinista se le avesse detto chi era. "La troverò altrove. Grazie."

Riagganciando, sentì il testone di George spingere contro la sua gamba. Era tipico del cane - voler essere d'aiuto.

Wrath tenne il dito premuto sulla forcella. Non era sicuro di essere pronto per un'altra chiamata. E se Beth non avesse risposto? Non aveva alcuna cazzo d'idea su dove altro si potesse trovare. E il pensiero che sarebbe potuto andare da Vishous o da John per avere quel tipo d'informazione era vergognosamente intollerabile.

Mentre digitava una nuova sequenza di numeri, pensò a se stesso...


Non posso credere che stia succedendo a noi. Non può succedere... a noi.

10 commenti:

  1. grazie christiana è meraviglioso non ho altro da dire ormai attendo con ansia ogni mercoledì, ma vorrei veramente sapere quando uscirà il libro per la rizzoli ,non puoi veramente sapere qualcosa sei la mia unica risorsa ciao scusa alla prossima tvb.

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    1. Ciao, cara, anche se non conosco il tuo nome, ti ringrazio per i complimenti. L'uscita per la Rizzoli... Beh, suppongo che per Natale dovrebbe proprio arrivare. Lascia che ti facciamo un gran regalo per il tuo albero! :)

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  2. grazie christiana mi chiamo rita e ti scrivo dall'inizio delle tue traduzioni mi fai compagnia a mercoledì tvb.

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  3. Ciao CHRIS ....come sempre sei bravissima....grazie...come va?...spero che qualche tuo desiderio segreto si avveri....baciotti da me

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    1. Ciao, bimba! Tutto bene. Desiderio segreto??? A parte lalayasha, c'è qualcuno che il 21 novembre vuol venire a conoscermi a Ravenna?

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  4. Ho già letto the King ma non riesco a non smettere di leggere te !!! Ciao bella signora - Adele

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    1. Bella che sei, Adele. La nostra famiglia non si dividerà MAI. Sono felicissima di questo avvenimento!

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  5. Un'altro tassello nel puzle. Povero Wrath, quanto sta soffrendo. E soffro anch'io perchè da oggi al prossimo mercoledi passa troppo tempo e io non posso aspettarecosì tanto tempo per saperne di piu' sui miei vampiri preferiti

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