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mercoledì 15 gennaio 2014

Traduzione Capitolo 41 di Lover at Last di J.R.Ward


Lover at Last

41


Erano più o meno le dieci del mattino quando Trez si diresse al ristorante da Sal. Il tragitto dall'appartamento al Commodore all'impresa gastronomica del fratello non era lungo, distava appena dieci minuti, e c'erano un mucchio di posti auto liberi per parcheggiare quando arrivò.

Dopotutto, non era aperto, nemmeno al personale della cucina per iniziare a preparare fino all'una del pomeriggio.

Mentre si avviava all'entrata, coi suoi stivali che masticavano la neve, quasi si aspettava che il codice di sblocco esterno non funzionasse. iAm non era rientrato a casa quella notte, e presumendo che quei succhiacazzi della s'Hisbe non l'avessero preso come garanzia, c'era un solo posto dove suo fratello potesse trovarsi. Dopo due tazze di caffè e diversi occhiate al suo orologio da polso, Trez capì che se voleva fare pace, avrebbe dovuto attraversare la città.

Grande. La combinazione non era stata cambiata.

Non ancora.

All'interno, il locale era nel vecchio stile Rat Pack, una moderna interpretazione dell'epoca che aveva generato i tipi alla Peter Lawford e The Voice: un ingresso con la carta da parati damascata nera e rossa ti conduceva nell'area ricevimento, dove c'erano il guardaroba, la postazione retrò della direttrice di sala e la cassa. Al lato sinistro e destro,  c'erano due grandi sale da pranzo entrambe in velluto rosso e nero e pelle, ma non era lì che s'intrattenevano i ricconi e i politici. Quello era il bar più avanti, una stanza rivestita con pannelli di legno con panche ricoperte di pelle rossa che correvano lungo i muri e, nell'orario di lavoro, un barman in smoking dietro il bancone in quercia lungo quasi dieci metri serviva nient'altro che il meglio.

Accedendo nell'area poco illuminata del bar, Trez si diresse in fondo all'espositore di bottiglie allineate in file per cinque e spinse la porta incernierata.

Entrando in cucina, il profumo di basilico e cipolla, origano e vino rosso, gli disse chiaramente quanto iAm fosse stressato.

Come previsto, il ragazzo era di fronte alla cucina a sedici fuochi sistemata contro il muro più lontano, cinque enormi casseruole cuocevano a fuoco lento davanti a lui - e ci potevi scommettere che anche i forni erano pieni. Nel frattempo, taglieri in legno erano allineati sui ripiani in acciaio inossidabile, le teste mozzate di diversi tipi di peperone ciondolavano affianco ai coltelli affilati che erano stati usati per tagliarle via.

Dieci verdoni per indovinare a chi il ragazzo stava pensando mentre tagliuzzava e faceva a pezzi.

"Hai intenzione di parlarmi?" disse Trez rivolto alla schiena del fratello.

iAm si spostò verso la pentola più vicina, alzò il coperchio con uno strofinaccio bianco, prese una grossa schiumarola e girò lentamente.

Trez si allungò per prendere uno sgabello d'acciaio. Si sedette e cominciò a massaggiarsi le cosce su e giù.

"Salve?"

iAm passò alla pentola successiva. E quella dopo ancora. Ognuna aveva un cucchiaio diverso per i vari sapori, e suo fratello stava ben attento a non contaminarli.

"Senti, mi spiace di non esserci stato quando sei venuto al club stasera." Ogni sera, iAm si presentava all'Iron Mask per un controllo dopo la chiusura del Sal. "Avevo degli affari di cui occuparmi."

Merda, già.  C'era voluta una vita prima che la bambolina, quella col fidanzato buttafuori, uscisse dall'auto una volta che l'aveva riportata a casa - l'aveva fatta camminare fino alla porta, l'aveva aperta, aveva fatto tutto ad eccezione di superarne lo stipite. Una volta tornato nella sua Beamer, aveva dato gas al motore come se avessero piazzato una bomba in quel palazzo senza ascensore, e mentre sgommava dirigendosi verso l'Iron Mask, tutto quello che sentiva nella sua testa era la voce di iAm.

Non puoi continuare a farlo.

iAm si voltò a quel punto,  incrociando le braccia sul petto e appoggiandosi alla cucina. I suoi bicipiti erano grossi, ma tesi in quel modo, erano costretti dai bordi della T-shirt che indossava.

I suoi occhi a mandorla avevano le palpebre semi chiuse. "Credi davvero che sia incazzato perché non ti ho trovato al club? Sul serio? Non perché mi hai lasciato ad affrontare AnsLai o roba del genere?"

Eeeeee era solo l'inizio.

"Sai che non posso incontrare nessuno di loro faccia a faccia." Trez alzò entrambe le mani, come a dire che-dovrei-fare? "Cercherebbero di costringermi a tornare indietro con loro, e allora quali sarebbero le mie opzioni? Combattere? Finirei per uccidere quel figlio di puttana, e poi dove andrei a finire io?"

iAm si massaggiò gli occhi come se avesse l'emicrania. "In questo istante pare che stiano tentando un approccio diplomatico. Almeno con me."

"Quando torneranno?"

"Non lo so - il che mi rende estremamente nervoso."

Trez s'irrigidì. L'idea che il suo imperturbabile fratello fosse ansioso gli faceva sentire come se avesse un coltello alla gola.

D'altronde, era esattamente conscio di quanto fosse pericolosa la sua gente. La s'Hisbe era per la maggior parte un popolo pacifico, felice di stare fuori dalle battaglie con la Lessening Society e lontano dai molesti umani. Colti, intelligentissimi, e mistici, nel complesso erano un gruppo di individui piacevoli. A meno che non fossi sulla loro lista nera.

Trez guardò le pentole e si domandò che tipo di carne ci fosse nella salsa. "Sto ancora smaltendo il debito con Rehv," fece notare. "Per cui il dovere viene prima."

"Non più, per la s'Hisbe. L'ha detto AnsLai e io sono d'accordo, 'È giunto il momento'."

"Non tornerò là." Guardò il fratello negli occhi. "Non succederà."

iAm tornò a voltarsi, mescolando lentamente il contenuto di ogni pentola col proprio cucchiaio. "Lo so. Ecco perché sto cucinando. Sto cercando di trovare una via d'uscita."

Dio, amava suo fratello. Anche incazzato, il ragazzo stava provando ad aiutarlo. "Mi spiace, sono sparito lasciandoti affrontare tutto questo. Sul serio. Non era giusto - Io... già, non credevo proprio che fosse sicuro stare nella stessa stanza di quel tipo. Mi spiace davvero."

Il petto di iAm si alzò e abbassò. "Lo so."

"Potrei semplicemente sparire. Risolverebbe il problema."

Anche se, cavolo, lasciare iAm l'avrebbe ucciso. Il fatto era che, se fosse fuggito dalla s'Hisbe, non avrebbe potuto avere alcun contatto col maschio. Mai più.

"Dove andresti?" gli fece notare iAm.

"Non ne ho idea."

La buona notizia era che a quelli della s'Hisbe non piaceva avere contatti con i Non Conoscibili. Senza alcun dubbio anche presentarsi all'appartamento suo e di iAm era stato traumatico, anche se il gran sacerdote si era materializzato sul balcone. Avere a che fare direttamente con gli umani? Stare vicino a loro? La testa di AnsLai sarebbe esplosa.

"Cosa avevi da fare?" chiese iAm.

Perfetto. Direttamente da un bell'argomento all'altro.

"Sono andato a vedere la proprietà di quel magazzino," disse in modo evasivo. Ma andiamo, come se stesse per menzionare volontariamente la pollastra e il suo ragazzo?

"All'una del mattino?"

"Ho fatto un'offerta."

"Quanto?"

"Uno e quattro. Il prezzo di domanda era due milioni e mezzo, ma non ci arriveranno mai. È stato vacante per anni e si vede." Sebbene... anche mentre lo diceva, doveva ammettere che aveva avvertito delle presenze là. Dopotutto, forse era stato solo il suo livello di stress a parlare. "La mia ipotesi è che chiederanno ne due, rilancerò a uno e sei, e chiuderemo l'affare a uno e sette."

"Sei sicuro di voler affrontare questo progetto proprio adesso? A meno che non ti presenti sul territorio con l'attrezzatura d'accoppiamento pronta, il problema con la s'Hisbe potrà solo peggiorare."

"Se le cose dovessero arrivare al limite, me ne preoccuperò allora."

"Quando," lo corresse iAm. "Non 'se', sarebbe 'quando'. E so cos'è successo in quel parcheggio, Trez. Col tizio e la donna."

Naaaaaturalmente lo sapeva. "Hai visto i nastri o roba del genere?"
Dannata sorveglianza di sicurezza.

"Sì."

"Me ne sono occupato."

"Proprio come ti occupi della s'Hisbe. Perfetto."

In uno scoppio d'ira, Trez si avvicinò. "Vuoi metterti nei miei panni, fratello mio? Mi piacerebbe vedere quanto bene te la caveresti se dovessi avere a che fare con questa stronzata."

"Non me ne andrei in giro a sbattermi puttane, poco ma sicuro. Il che mi fa pensare... non è che il nostro agente immobiliare è una femmina?"

"Fanculo, iAm. Sul serio."

Trez scattò dallo sgabello e uscì dalla cucina a passo di marcia. Aveva già abbastanza problemi, porca puttana - non aveva bisogno che Mister Superiorità con le abilità culinarie di Julia Child disquisisse comodamente seduto in poltrona tutta la storia con una dozzina di commenti sparati a casaccio -

"Non puoi continuare a rimandare questa cosa," gli urlò dietro iAm. "Oppure provare a seppellirla tra le cosce di innumerevoli donne."

Trez si fermò, ma tenne gli occhi sull'uscita.

"Semplicemente non puoi," dichiarò duramente suo fratello.

Trez si voltò. iAm era diretto al bar, la porta incernierata oscillava al suo passaggio così ci fu un effetto stroboscopico di luce, buio, luce, buio. Ogni volta che compariva la luce, sembrava che un'aura circondasse l'intero corpo del fratello.

Trez imprecò. "Ho solo bisogno che mi  lascino stare."

"Lo so." iAm si massaggiò la testa. "E onestamente non so cosa cazzo fare. Non riesco a immaginare di vivere senza te, e neanche io voglio tornare là. Anche se, non mi viene in mente nessun'altra opzione."

"Quelle donne... lo sai, quelle che io..." Trez esitò. "Non credi che potrebbero farmi venire fuori?"

"Se non lo fanno," disse seccamente iAm, "non vedo perché incasinarti con loro."

Trez fece un piccolo sorriso. "No, voglio dire con la s'Hisbe.  A questo punto sono tutt'altro che vergine." Anche se almeno non era sceso al livello di animale da fattoria.

"E sai cos'è peggio? Erano tutte Non Conoscibili - per la maggior parte umane anche. Questo dovrebbe disgustarli. Stiamo parlando della figlia della regina."

Quando iAm aggrottò la fronte come se solo in quel momento avesse considerato completamente l'idea, Trez  sentì un accenno di speranza.

"Non lo so, " fu la risposta.    "Forse potrebbe funzionare - ma abbiamo già fregato Sua Maestà su ciò che vuole e di cui necessita. Se ti considerassero compromesso, potrebbero anche decidere di ucciderti come punizione."

Vabbè. Avrebbero prima dovuto prenderlo.

Cavalcando un'ondata di aggressività, Trez chinò il mento e gli occhi luccicarono da sotto le sopracciglia. "In quel caso, dovranno battermi con me. E ti garantisco che non ci andrò leggero con loro."


*    *    *


Nella magione della Confraternita, Wrath capì immediatamente che la sua regina era turbata nell'istante stesso in cui varcò le porte del suo studio. Il suo profumo seducente era intinto di un eccesso acido e tagliente d'ansia.
"Che succede, leelan?" chiese, aprendo le braccia.
Anche se non poteva vedere, i suoi ricordi gli fornirono un'immagine mentale di lei mentre attraversava il tappeto Aubusson, il suo corpo, snello e atletico, muoversi con grazia, i capelli scuri sciolti sulle spalle, il magnifico viso teso dalla tensione.

Naturalmente, il maschio innamorato che era in lui voleva cacciare e uccidere qualunque cosa l'avesse irritata.

"Ciao, George," disse lei al cane. Dal thump-thump-thump sul pavimento, il retriever aveva avuto per primo delle coccole.

E poi venne il turno del padrone.

Beth si arrampicò in grembo a Wrath, il suo peso quasi inesistente, il corpo caldo e vibrante mentre l'avvolgeva nel suo abbraccio e le baciava prima entrambi i lati del collo e poi la bocca.

"Gesù," ringhiò lui alla rigidità del corpo di Beth, "sei veramente turbata. Che cazzo sta succedendo?"

Dannazione, aveva i brividi. La sua regina stava tremando.

"Parlami, leelan," disse, massaggiandole la schiena. E pronto ad armarsi e uscire alla dannata luce del giorno se necessario.

"Beh, sai di Layla," disse lei con voce roca.

Ahhhhh. "Sì, lo so. Phury me l'ha detto."

Quando Beth poggiò la propria testa nell'incavo della sua spalla, se la sistemò tra le braccia, cullandola contro il suo petto - ed era bello. C'erano volte - non spesso, ma di tanto in tanto - che si sentiva meno maschio a causa della sua cecità. Una volta era un guerriero, adesso era confinato dietro quella scrivania. Una volta era libero di andarsene ovunque gli girasse per la testa, ora doveva affidarsi a un cane per muoversi. Una volta era completamente autosufficiente, adesso doveva chiedere aiuto.

Non proprio gratificante per la virilità di un maschio.

Ma in momenti come questo, quando la sua fantastica femmina si sentiva frastornata e cercava la sua presenza soltanto per conforto e rassicurazione, si sentiva forte come una fottutissima montagna. Dopotutto, i maschi innamorati e legati proteggevano le proprie compagne in ogni modo possibile, e anche col fardello del suo diritto di nascita e questo trono su cui era costretto a star seduto, nel profondo restava un hellren nei confronti della sua femmina.

Lei era la sua prima priorità, anche prima di tutta la merda del re. La sua Beth era il cuore che gli batteva dietro la cassa toracica, il midollo nelle ossa, l'anima del suo corpo fisico.

"È così triste," disse lei. "Così dannatamente triste."

"Sei stata da lei?"

"Proprio adesso. Ora sta riposando. Voglio dire... in un certo senso, non riesco a credere che non ci sia nulla che si possa fare."

"Hai parlato con la dottoressa Jane?"

"Non appena sono rientrati dalla clinica."

Quando la sua shellan pianse, il profumo di pioggia delle lacrime della sua amata fu come una coltellata al petto - e non era sorpreso della sua reazione. Aveva già sentito di femmine che prendevano male la perdita della gravidanza di un'altra di loro - d'altronde, come potevano non identificarsi? Lui di sicuro poteva mettersi nei panni di Qhuinn.

E oh, Dio... la sola idea che Beth soffrisse tutto quello? O peggio, che portasse a termine la gravidanza e -

Perfetto. Ora era lui a tremare.

Wrath seppellì il volto tra i capelli di Beth, respirando il suo odore e calmandosi. La buona notizia era che non avrebbero mai avuto bambini, per cui non doveva preoccuparsi per quello.

"Mi spiace," sussurrò lui.

"Anche a me. Per entrambi."

Beh, in realtà in quel momento, si stava scusando per qualcos'altro.

Non era che volesse che accadesse qualcosa di brutto a Qhuinn, Layla e il loro bambino. Ma forse se Beth vedeva quanto era triste quella realtà, si sarebbe ricordata di tutti i rischi che avrebbe corso in ogni istante della gravidanza.

Cazzo. Suonava orribile. Era orribile. Per l'amor del cielo, sul serio non voleva tutto questo per Qhuinn e nemmeno voleva che la sua shellan fosse sconvolta. Eppure, sfortunatamente, la triste verità era che non voleva in alcun modo impiantare il proprio seme in lei per ingravidarla - mai.

E quel tipo di disperazione gli faceva pensare a cose imperdonabili.

In un attacco di paranoia, contò mentalmente gli anni che erano trascorsi dalla sua transizione - poco più di due. Da quel che aveva capito, la media diceva che la vampira entrava nel suo primo bisogno dopo cinque anni dal cambiamento, e dopo ogni dieci anni o giù di lì. Quindi, in base ai suoi conteggi, avevano ancora del tempo prima di doversi preoccupare di tutto questo...

E poi, come mezzosangue, nel caso di Beth non si poteva essere sicuri di niente. Quando i vampiri e gli umani si mischiavano, poteva succedere qualunque cosa - e aveva diverse ragioni per cui essere preoccupato. Dopotutto lei aveva menzionato i figli una volta o due.

Ma di sicuro doveva esser stata un'ipotesi remota.

"Quindi ritarderai l'affiliazione di Qhuinn?" disse lei.
"Sì. Saxton ha terminato l'aggiornamento delle leggi, ma con Layla in questo stato? Non è il momento giusto per il suo ingresso nella Confraternita."

"È quello che pensavo."

Restarono entrambi in silenzio, e mentre Wrath si godeva quel momento, non riuscì a immaginare la sua vita senza lei.

"Sai una cosa?" esclamò lui.

"Cosa?" Ci fu un accenno di sorriso nella voce di lei, che lo avvisava che aveva capito cosa stesse per dire.

"Ti amo più di qualsiasi altra cosa al mondo."

La sua regina scoppiò in una piccola risata, e gli accarezzò il viso. "Non lo avrei mai immaginato."

Diamine, anche lui percepì il profumo del loro legame.

In risposta, Wrath le prese il viso tra le mani e si allungò, trovando le sue labbra e scambiandosi un tenero bacio - che non restò tenero. Cavolo, era sempre così con lei. Al minimo contatto tra loro, nemmeno il tempo di rendersene conto, lui era pronto per possederla.

Dio, non capiva come gli uomini facessero a destreggiarsi. Da quel che aveva capito, ogni dannatissima volte che facevano sesso con la loro compagna, dovevano chiedersi se fossero fertili o meno - evidentemente non potevano cogliere i sottili cambiamenti nel profumo delle loro femmine.

Lui sarebbe impazzito. Almeno, quando una vampira era nel suo bisogno, tutti lo sapevano.

Beth si spostò nel suo grembo, premendo contro la sua erezione, facendolo gemere. Di solito, questo era il segnale per George che era il momento di attraversare le doppie portare e sparire momentaneamente. Ma non quella sera. Per quanto Wrath la volesse, quel manto luttuoso sulla casa stava mettendo un freno anche alla sua libido.

E poi c'era stato il bisogno di Autumn. Ora quello di Layla.

Non aveva intenzione di mentire; quella merda lo rendeva suscettibile. Si sapeva che gli ormoni nell'aria avevano un effetto di rimbalzo in una casa piena di femmine, influenzando il bisogno di una, poi di un'altra e infine di una terza, presumendo che quest'ultima fosse sufficientemente vicina al suo momento.

Wrath accarezzò i capelli di Beth e la spostò nuovamente contro la sua spalla.

"Non vuoi..."

E mentre la sua frase si spegneva, lui prese la sua mano e la sollevò, sentendo il pesante Rubino Saturnino che la regina della razza doveva sempre indossare.

"Voglio solo tenerti tra le braccia," disse. "Per me è più che sufficiente adesso."

Accoccolandosi, Beth si sistemò ancora più vicino a lui. "Beh, anche questo è bello."

Sì. Lo era.

E anche stranamente terrificante.

"Wrath?"

"Sì?"

"Stai bene?"

Gli ci volle un po' prima di poter rispondere, prima di costringere la voce a sembrare calma, posata da nessun problema. "Oh, sì, sto bene. Proprio bene."

Mentre le accarezzava il braccio, facendo scorrere la mano su e giù lungo il suo bicipite, pregò che gli credesse... e giurò che quello che stava succedendo appena una porta più in là lungo il corridoio, non sarebbe mai e poi mai successa a loro due.

Assolutamente no. Non avrebbero mai dovuto affrontare una tragedia come quella.

Grazie alla Vergine Scriba.









domenica 22 dicembre 2013

Traduzione Capitolo 40 di Lover at Last di J.R.Ward


Lover at Last

40


Qhuinn sapeva d'aver messo Blay in una posizione totalmente scomoda.

Quando si dice scopare per pietà. Ma oh, Dio... guardare in quegli occhi blu, quei maledetti e profondi occhi blu che si erano aperti a lui com'erano soliti fare una volta... era riuscito a pensare solo a quello. E sì, tecnicamente era sesso in termini di desiderio di diverse parti del suo corpo - una, per la precisione.

Eppure c'era così tanto di più.

Non riusciva a dirlo a parole; non era bravo con le sillabe. Ma il suo desiderio di un contatto era il motivo per cui l'aveva baciato. Voleva mostrare a Blay quel che intendeva, di cosa aveva bisogno, perché era importante: si sentiva come se il suo intero mondo stesse cadendo a pezzi e andando a fuoco, e la perdita che si stava verificando ad appena una porta di distanza in fondo al corridoio gli avrebbe fatto male per parecchio tempo.

Tuttavia stare con Blay, sentire il suo calore, il contatto, era come una promessa di guarigione. Anche se fosse durato solo per il tempo che avrebbero trascorso insieme in quella stanza, l'avrebbe accettato, e tenuto tra le cose care... per rivivere quel ricordo quando ne avrebbe avuto bisogno.

"Ti prego," sussurrò.
Però non diede al ragazzo la possibilità di rispondere. La sua lingua guizzò fuori e leccò quella bocca, scivolò all'interno, impossessandosene.

E la risposta di Blay venne dal modo in cui si accomodò contro i cuscini del divano.

Qhuinn aveva due pensieri confusi: il primo, la porta non era chiusa, ma non a chiave - e si assicurò col pensiero che la serratura in ottone fosse a posto. Il secondo oh - già - beh, non era che potessero distruggere tutto in quella camera. Lanciare una bomba atomica in stanza da letto era una cosa. Quel salotto era una proprietà comune, era anche ben fatto e grazioso, coi cuscini rivestiti in seta e tende ultra appariscenti, e un intero set di roba che sembrava facilmente strappabile, distruttibile, e, Dio ce ne scansi e liberi, macchiabile.

Inoltre, aveva già distrutto il suo Hummer, fatto a pezzi il giardino, messo sottosopra la sua camera da letto. Quindi la sua quota distruttiva era già stata ampiamente raggiunta per l'anno in corso...

Naturalmente, la soluzione più ragionevole per non dare a Fritz altri motivi di preoccupazione, era una scappata veloce nel corridoio per correre nella sua stanza, ma nel momento in cui le talentuose mani di Blay arrivarono sul davanti dei fianchi di Qhuinn e iniziarono ad aprire la patta dei pantaloni, gettò quella brillante idea nel cesso.
"Oh, Dio, toccami," gemette, spingendo il bacino in avanti.
Doveva solo stare attento a non sporcare e che fosse tutto in ordine.

Ammesso che fosse possibile.

Quando la mano di Blay scivolò nei suoi pantaloni, il corpo di Qhuinn s'inarcò, col torace all'indietro mentre Blay cominciava a lavorarselo. L'angolazione non era perfetta, quindi non c'era molta frizione, e le palle erano strizzate malamente dal cavallo dei pantaloni, ma porca troia, non gliene importava. Il fatto che fosse Blay era più che sufficiente per lui.

Cavolo, dopo decenni di pompini, seghe e masturbazioni, questa gli sembrava la prima volta che qualcuno lo avesse mai toccato.

Aveva bisogno di ricambiare il favore.

Entrando in azione, spinse il petto in avanti e avvicinò i loro visi. Cavolo, amava l'espressione in quegli occhi blu quando Blay lo guardava, eccitato, selvaggio, raggiante.

Disponibile.

Qhuinn lo strinse forte e unì le loro bocche, divorando quelle labbra, saziandosi con la lingua, prendendo come un pazzo tutto ciò che poteva -

"Aspetta, aspetta," urlò Blay. "Stiamo per rompere il divano."

"Cos...?" Sembrava che il ragazzo stesse parlando in inglese, ma che fosse dannato se riusciva a tradurlo. "Divano?"

E poi realizzò che aveva spinto talmente tanto Blay contro il bracciolo, che stava cominciando a piegarsi.  Ecco quello che succedeva a un pezzo d'arredamento quando s'incontrava con più di duecentoventi chili di sesso.

"Oh, merda, mi spiace."

Stava appena cominciando a ritirarsi quando Blay prese il controllo - e improvvisamente Qhuinn si ritrovò non più sul divano, ma con la schiena contro il pavimento, le gambe spinte insieme, i pantaloni calati fino alle caviglie.

Grande. Fighissima. Idea.

Grazie al fatto che non indossava biancheria intima, il suo uccello si ritrovò all'aria, duro e grosso quando venne liberato e si appoggiò,  dolorante e gonfio, sul suo addome. Allungando una mano, diede alla sua erezione un paio di carezze mentre Blay si liberava degli stivali che bloccavano il passaggio e li gettò di lato. I successivi a dire ciao furono i pantaloni, e Dio gli era testimone, Qhuinn non era mai stato tanto felice di veder volare al di sopra della spalla un paio di pantaloni in vita sua.

E poi Blay si mise all'opera.

Qhuinn dovette chiudere gli occhi quando sentì aprire le cosce e le mani del guerriero salirono verso l'interno delle gambe. Subito lasciò libero l'uccello - dopotutto, perché stare tra i piedi quando Blay poteva...

Non furono le mani del ragazzo a prenderlo.

Fu la sua bocca calda e umida che Qhuinn aveva appena baciato fino a morirne.

Per appena un attimo, mentre Blay succhiava sia la testa smussata che l'asta, Qhuinn fu colpito dal pensiero strizzapalle che Saxton gli avesse insegnato come farlo - il suo maledetto cugino lo aveva fatto al ragazzo, e lui lo aveva fatto a Saxton -

Smettila, disse a se stesso. Quale che fosse la storia o le lezioni imparate, era la sua erezione ad avere quell'attenzione in quel momento. Che si fottesse tutto il resto.

Per assicurarsene, costrinse le palpebre ad aprirsi. Oh... cazzo...

La testa di Blay stava andando su e giù sopra al suo bacino, il pugno teneva la base dell'uccello di Qhuinn e l'altra mano si lavorava i testicoli. E poi, come se stesse aspettando un contatto visivo, il ragazzo si sollevò, lasciò libera l'erezione e si leccò le labbra.

"Non vorrai sporcare questa bella stanza," biascicò Blay.
Poi allungò la punta della lingua per leccare il piercing che Qhuinn aveva ai genitali, la carne rosa tormentò il cerchietto con la pallina color canna di fucile -

"Cazzo, sto venendo adesso," urlò Qhuinn, sulla soglia di un tremendo orgasmo. "Sto -"

Non aveva la forza per fermare gli eventi, non più di chi dopo esser saltato giù da una scogliera non poteva tornare indietro dopo dieci metri in caduta libera.

Ma lui non voleva fermarsi.

E non lo fece.

Con un potente ruggito - che con ogni probabilità fu sentito ovunque - la spina dorsale di Qhuinn si sollevò dal pavimento, il culo si contrasse, le palle esplosero, l'erezione palpitò fortemente nella bocca di Blay. Non fu solo il suo sesso ad esserne colpito. L'orgasmo gli attraversò tutto il corpo, un'impetuosa energia sfavillante lo percorse mentre seppelliva le dita nel tappeto su cui era sdraiato... e venne come un animale selvaggio.

Fortunatamente, Blay era ben più che capace di fare pulizia - il che accrebbe ancor di più il suo orgasmo. Gli diede anche parecchio da guardare: per il resto dei suoi giorni, Qhuinn non avrebbe mai dimenticato la vista della bocca del maschio attorno al suo uccello, le guance incavate mentre succhiava via tutto il suo seme. Ancora e ancora e ancora.

Di solito Qhuinn era pronto a ricominciare non appena terminato, ma quando le ondate finalmente smisero d'infrangersi dentro lui, si rilassò completamente, le braccia piatte sul pavimento, le ginocchia abbandonate, la testa ciondolante.

Considerando tutto, probabilmente quello era stato il miglior orgasmo della sua vita. Secondo solo a quelli che aveva avuto durante il giorno col ragazzo.

"Non riesco a muovermi," borbottò.

La risata di Blay era profonda e seducente. "Sembri un po' spompato."

"Posso ricambiare il favore?"

"Riesci ad alzare la testa?"

"È ancora attaccata al mio corpo?"

"Da quello che posso vedere, sì."

E mentre Blay ridacchiava di nuovo, Qhuinn sapeva quel che voleva fare - e fu una sorpresa anche per lui. In tutte le sue prestazioni sessuali, non si era mai concesso d'essere scopato. Le cose non andavano mai in quel modo. Lui era il conquistatore, il dominatore, era quello deteneva il controllo e manteneva quella superiorità.

La sottomissione non gl'interessava.

Ora la desiderava.

L'unico problema era che non poteva muoversi, nel senso letterario del termine.. E, beh, c'era anche un altro fatto - come poteva confessare a Blay d'essere vergine?

Perché voleva farlo. Se mai ci fossero arrivati, voleva che Blay lo sapesse. Per quale ragione volesse farlo, non era importante.

Improvvisamente, la faccia di Blay apparve nel suo campo visivo, e Dio, il guerriero era bellissimo, con le guance arrossate, gli occhi luccicanti, quelle enormi spalle a chiudere fuori tutto il resto.

E, oh, sì, quel sorriso sexy come il peccato, così soddisfatto di se stesso, così sicuro di sé - come se il fatto che Blay avesse dato un tale piacere a qualcun altro gli bastasse senza cercare il proprio.

Ma non era giusto, vero?

"Non credo che riuscirai a muoverti per un po'," disse Blay.

"Può darsi. Ma posso aprire la bocca," rispose Qhuinn cupamente. "Quasi quanto te."

*    *    *   

Certo, l'idea di aver procurato a Qhuinn un orgasmo come quello era maledettamente gratificante, al punto che Blay aveva completamente dimenticato il proprio corpo.

Il fatto era che, dopo così tanti anni in cui gli era stata chiusa la porta in faccia, era una figata pazzesca sentirsi potente nei confronti del ragazzo, essere quello che dettava l'andatura... essere la persona che aveva portato Qhuinn in un luogo erotico e vulnerabile tanto più intenso di qualsiasi altro in cui fosse mai stato. Ed era quello che era successo. Conosceva perfettamente l'espressione del viso e i gemiti che Qhuinn faceva quando veniva, e Blay poteva dire, senza alcuna ombra di dubbio, di non averlo mai visto così esposto, steso sul tappeto, i muscoli del collo tesi dallo sforzo, gli addominali contratti, i fianchi che pompavano a tutta forza.

Qhuinn era venuto per almeno venti minuti.

E ora, che tutto era finito, una strana rivelazione: fino a quel momento, Blay non aveva riconosciuto la maschera di cinismo che Qhuinn indossava tutti i giorni... le sopracciglia aggrottate, il ghigno perenne al lato della bocca, la mascella che non si allentava mai.

Era come se le cattiverie fattegli dalla sua famiglia gli avessero cambiato permanentemente i connotati.

Ma non era vero, no? Durante l'orgasmo, e anche in quel momento, quando le cose si erano calmate, non riusciva a trovare alcuna tensione sul suo viso. La faccia di Qhuinn era come... ripulita da ogni riserva, sembrava molto più giovane, Blay si domandò perché non l'avesse mai notato prima.

"Allora, mi darai qualcosa da succhiare mentre mi riprendo?" chiese Qhuinn.

"Cos...?"

"Ho detto che ho sete. E ho bisogno di qualcosa da succhiare." A quello, Qhuinn si morse il labbro inferiore, la scintillante zanna bianca affondò nella carne. "Vuoi aiutarmi?"

Blay ruotò gli occhi all'indietro. "Sì... certo."

"Allora lasciami guardare mentre ti togli i pantaloni."

Le gambe di Blay lo sollevarono talmente in fretta che ebbe una nuova opinione riguardo le leggi della fisica, e mentre calciava via i mocassini, con mani tremanti sbottonò i pantaloni. Da quel momento le cose andarono molto in fretta. E durante tutto il tempo che si spogliò, era completamente conscio di tutto ciò che c'era nella stanza - soprattutto di Qhuinn. Il maschio era di nuovo eccitato, il sesso duro a dispetto di tutto quello che aveva già passato... quelle cosce muscolose tese e il bacino che ruotava... il ventre così sodo che ogni minimo spostamento del torso si rifletteva sotto la pelle dorata.

"Oh, sì..." sibilò Qhuinn, le zanne che si estendevano dalla mascella superiore, la mano trovò il suo sesso e cominciò ad accarezzarlo lentamente per tutta la lunghezza.

"Eccolo qui."

Blay iniziò ad ansimare, le pulsazioni divennero galoppanti mentre gli occhi spaiati di Qhuinn si bloccarono sul suo sesso.

"Ecco quel che voglio," gemette il maschio, lasciando perdere la propria erezione e allungando entrambe le mani.

Per un attimo, Blay non fu sicuro di quali parti del suo corpo fossero funzionanti. Qhuinn era sdraiato parallelamente al divano, non era che ci fosse molto spazio -

Un ringhio sottile vibrò nell'aria mentre Qhuinn piegava le dita - come se non vedesse l'ora di prendere ciò che voleva.

Fanculo la pianificazione anticipata.

Le ginocchia di Blay obbedirono alla chiamata, piegandosi in avanti, portando il suo peso sul pavimento, accanto alla testa di Qhuinn.

Qhuinn subentrò al comando da lì in poi. Le mani scivolarono e si serrarono, facendo avvicinare Blay così che prima che se ne rendesse conto, aveva un ginocchio dietro la testa del ragazzo e l'altra gamba di lato, di fianco al bacino di Qhuinn.

"Oh... cazzo..." gemette Blay quando sentì il suo sesso tra le labbra di Qhuinn.

Il suo corpo si spostò in avanti fino a che il torace si poggiò ai cuscini del divano -  e fu così che si ritrovò con un massiccio carico per far leva. Appoggiandosi con le braccia sul divano, distribuì il peso del corpo tra le ginocchia, i piedi, e le mani, e poi cominciò a scopare quella fantastica e da sempre amata bocca di Qhuinn.

Il ragazzo lo prese tutto, anche quando Blay si tirava indietro e poi spingeva fino in fondo.

Con le dita di Qhuinn strette al suo culo, e  quell'incredibile suzione, e... Cristo, quel piercing sulla lingua, la cui pallina affondava nella sua erezione ad ogni leccata... Blay iniziò a prepararsi allo stesso tipo di orgasmo goduto da Qhuinn.

Eppure, nella sua testa, si domandava se non stesse facendo male al ragazzo. A quel punto, sarebbe venuto sullo stomaco del suo amico, per l'amor del cielo -

Troppo tardi per preoccuparsene.

Il suo corpo prese il comando, s'irrigidì in una serie di spasmi che gli corsero della spina dorsale fino alle gambe.

E solo quando le sensazioni fuori controllo cominciarono ad affievolirsi, il mondo divenne traballante, come se il suo senso dell'equilibrio fosse stato spazzato via assieme al suo -

No, il mondo era a posto. Qhuinn si era appena sollevato dal pavimento, gli era scivolato via da sotto e gli si stava posizionando dietro...

Quando Qhuinn si spinse dentro lui con una stoccata fulminante, Blay lasciò uscire dalle labbra un gemito che era sicuro fosse stato sentito fino in Canada -

Lo stridio che riempì la stanza gli fece aggrottare la fronte, anche attraverso le spinte e il piacere.

Oh. Stavano spostando il divano.

Vabbè. Se mai l'avessero rotto, quel maledetto,  ne avrebbe comprato un altro; non aveva intenzione di farsi fermare da quello.

Il ritmo dei colpi era punitivo come quello dei suoi - e in quel caso, si merita d'esser ripagato con la stessa moneta. Ad ogni affondo, la sua faccia veniva spinta sui morbidi cuscini; ad ogni ritirata poteva respirare; poi ricominciava tutto daccapo.

Sistemando le gambe in modo che Qhuinn potesse spingersi più a fondo, Blay ebbe la vaga percezione che avevano definitivamente spostato il divano in un'altra posizione; ma chi cazzo se ne fregava fino a non era in fondo al corridoio?

All'ultimo istante, proprio un momento prima che venisse un'altra volta, Blay ebbe la presenza di spirito di afferrare i suoi pantaloni. Scuotendoli per liberare i boxer, lui -

La mano di Qhuinn si allungò, prese le mutande Calvin Klein e gliele passò, assicurandosi che avesse qualcosa su cui venire.

Il momento successivo, il suo petto venne sollevato dal divano e Blay si trovò in ginocchio.

Qhuinn si occupò di tutto, prese in mano l'uccello di Blay, ricoprì il glande - tutto mentre spingeva, spingeva, spingeva...

Vennero nello stesso istante, le urla di entrambi echeggiarono nella stanza.

Nel mezzo dell'orgasmo, Blay guardò per caso in alto. Nel grande specchio antico appeso tra le due finestre di fronte, vide entrambi, come erano uniti... e lo fece venire un'altra volta.

Poi lo spingere forsennato rallentò. Il ritmo cardiaco si calmò. L'affanno prese a scemare.

Nel vetro a piombo dello specchio, vide quando Qhuinn chiuse gli occhi e abbassò la testa. Al lato della gola, Blay sentì il più soffice degli strofinii.

Le labbra di Qhuinn.

E poi la mano libera del maschio salì in alto, fermandosi ad accarezzare i pettorali di Blay -

Qhuinn si raggelò. Balzò indietro. Staccò labbra, il tocco.
"Mi dispiace. Mi dispiace, io... so che non la vivi come me."

Il fatto che sul viso del ragazzo fosse tornata l'espressione cinica, fu come subire un furto.

Eppure Blay non riusciva a dirgli di riavvicinarsi. Qhuinn aveva ragione; nel momento stesso in cui era apparsa la tenerezza, era stato colto dal panico.

La ritirata fu veloce, troppo veloce, e a Blay mancò la sensazione di pienezza e possesso. Ma era il momento di porre fine a tutto ciò.

Qhuinn si schiarì la gola. "Ah... vuoi..."

"Me ne occupo io," biascicò Blay sostituendo la mano di Qhuinn coi boxer spiegazzati sui fianchi.

Durante il sesso, il silenzio nella stanza aveva preservato la privacy. Ora, invece, amplificava i rumori fatti da Qhuinn mentre indossava di nuovo i pantaloni.

Merda.

C'erano cascati di nuovo. E mentre lo facevano, le sensazioni erano state talmente intense e prevaricanti da non poter pensare a nient'altro che il sesso. Subito dopo, Blay aveva sentito troppo freddo con l'aria condizionata a ventuno gradi, altre zone del suo corpo palpitanti dall'uso, le gambe molli e malferme, il cervello annebbiato...

Nulla sembra sicuro o certo. Per niente.

Costringendosi a vestirsi, indossò gli indumenti più in fretta che poté, fino ai mocassini. Nel frattempo, Qhuinn rimise a posto il divano, sistemandone attentamente i piedini nei vuoti lasciati sul tappeto. Mise a posto tre cuscini. Raddrizzò il tappeto orientale.

Era come se niente fosse successo. Ad eccezione dei boxer che Blay stringeva in pugno.

"Grazie," disse Qhuinn con calma. "Io, ah..."

"Sì."

"Quindi... credo...adesso vado."

"Già."

Era tutto.

Beh, a parte la porta che si chiudeva.

Una volta solo, Blay decise di fare una doccia. Mangiare. Dormire.

Invece, restò nel salotto della loro seconda volta a fissare quello specchio, ricordando quel che ci aveva visto riflesso. Nella sua mente, pensò confusamente che non potevano andare avanti in quel modo. Non era emotivamente sicuro per lui; in effetti era l'equivalente di tenere la mano sopra un fornello acceso - solo che ogni volta che riposizionavi la mano sulla fiamma, riducevi la distanza tra la carne e la fonte di calore. Prima o poi, le ustioni di terzo grado sarebbero state il minore dei problemi, perché tutto il fottuto braccio sarebbe andato a fuoco.

Tuttavia, dopo un istante, capì che non stava lottando contro l'istinto di autoconservazione, ma con ciò che aveva dato il via a tutto quello.

Farlo fermare.

Blay si passò una mano tra i capelli. Poi guardò la porta più vicina e aggrottò la fronte, la mente macinava, macinava, macinava...

L'attimo dopo uscì di corsa, a passo svelto.

Poi accelerò.

Infine corse a perdifiato.