venerdì 3 luglio 2015

Capitolo 13 di THE SHADOWS di J.R. Ward



Capitolo 13



Il salvatore che liberò Trez dalla sua prigionia si rivelò non essere una persona. E nemmeno un oggetto, in realtà.

La libertà, quando arrivò, fu per gentile concessione di un banalissimo sfiato situato nell'angolo superiore destro dell'immensa suite in cui era imprigionato.

Tre notti prima della sua eventuale fuga, mentre se ne stava supino contemplando il nulla, un refolo di aria fredda colpì i gioielli sulla sua veste e gli rinfrescò la pelle. Con la fronte aggrottata, alzò lo sguardo e vide la grata avvitata nella liscia parete bianca.

Telecamere di sicurezza di prima generazione spiavano ogni sua mossa, quindi sapeva che era meglio non mostrare alcuno specifico interesse. Ma questo lo fece riflettere. Le Ombre potevano smaterializzarsi, e anche trasformarsi in fumo - il che ti consentiva di percorrere grandi distanze e di rimanere invisibile quando arrivavi in qualunque posto volessi andare.

Aveva provato entrambe le modalità diverse volte, e aveva fallito - e in un primo momento, aveva creduto che l'insuccesso della fuga attraverso il condotto fosse dovuto a un guasto su questa base.

Ma la notte successiva, per nessuna particolare ragione, abbassò lo sguardo su quello che indossava sul suo corpo. Le gemme... le scintillanti pietre preziose che presumeva fossero incastonate nell'oro. Il metallo era argento colorato. Oro bianco, sì?

A meno che... non fosse acciaio inossidabile. Che era l'unica cosa attraverso la quale i vampiri, anche quelli della razza delle Ombre, non potevano smaterializzarsi.

Lasciò scivolare lo sguardo dalla camera rivestita di marmo verso la sala da bagno. Anche quando veniva lavato, quando il suo corpo era purificato attraverso i rituali... lo addobbavano con zaffiri e diamanti, collari tempestati di gemme gli ricoprivano il collo, le spalle, i polsi e le caviglie prima di entrare in acqua. E non appena ne usciva? La cotta di maglia incrostata di gioielli gli veniva di nuovo serrata addosso.

Chiuse gli occhi. Perché non l'aveva mai considerato prima?

Gli ci erano volute le due notti successive, due cicli di alba e tramonto prima che lui elaborasse un piano. Il programma dell'alimentazione, il lavarsi, l'esercizio fisico e lo studio non era mai lo stesso, come se fosse volutamente manipolato sulla mancanza di uno schema, anche l'andirivieni di iAm era allo stesso modo casuale, per quanto lui non fosse il Prescelto e avesse alcune libertà di movimento, determinate concessioni per  uscire dal palazzo per esercitarsi o per nutrirsi - sebbene neanche questo fosse scolpito nella pietra.

Durante le sue deliberazioni, Trez aveva prestato particolare attenzione a non cambiare nulla riguardo la sua simulazione, il suo atteggiamento, le sue abitudini, ma nella sua mente c'erano la creazione, la messa a punto, il test per le teorie sulle complicanze o potenziali difetti.

Aveva previsto di dover attendere a lungo, ma il momento giusto arrivò inaspettatamente, per gentile concessione del capovolgimento del vassoio che recava il suo pasto. Una cameriera era scivolata sul pavimento di marmo appena lucidato, e il cibo, i piatti e le posate si erano sparpagliati ovunque. iAm, che era solito aiutare, si era offerto volontario per sistemare il disordine, e lui e la domestica erano andati in cerca detergenti e ramazze negli armadietti delle scorte in corridoio.

Chiuse la serratura della porta nascosta della cella.
Ed ecco fatto.

Muovendosi in fretta, Trez si svestì, strappandosi di dosso la maglia fine e le gemme, si liberò da tutte quelle cerniere, facendo saltare tutti i tipi di fibbie, cinture, e legacci. Poi, nudo e sanguinante per lo sforzo, chiuse gli occhi e si concentrò.

La sua ansia era così intensa che quasi fallì, soprattutto quando sentì le grida provenire al di fuori della sua porta, la telecamere di sicurezza avevano segnalato i suoi movimenti con alacrità e precisione.

La convinzione che questa fosse la sua unica e sola occasione gli diede la forza per tirare fuori un'altra briciola di energia dalla sua essenza più profonda.

Appena prima di librarsi nell'aria, s'Ex irruppe attraverso la porta, e tutti chiusero gli occhi per una frazione di secondo.

Poi salì su e fuori attraverso il condotto dell'aria.

Puf!

Scivolò attraverso la conduttura andando controcorrente, sicuro che il flusso d'aria l'avrebbe portato alle grandi porte esterne. Aveva ragione. Attimi dopo, schizzò fuori nella notte, salì in alto superando i precedenti confini, così scioccato di essere riuscito a fuggire che quasi riassunse la forma fisica e cadde sul tetto del palazzo.

Una rapida concentrazione del suo ingegno ed era riuscito a scappare, senza una direzione, alcun piano, niente rifornimenti, né soldi.

Ma la libertà non aveva prezzo... e che infine l'avrebbe portato a incrociare la propria strada con quella di un vampiro che avrebbe cambiato la direzione della sua vita -


*    *    *


«Trez? Amico?»

Trez si risvegliò dal suo sonno come era uscito da quella conduttura, e per un frazione di secondo, non ebbe una cazzo d'idea di dove si trovasse.

Un istante dopo, però, un paio di occhi color ametista direttamente davanti al suo volto riportarono tutto alla mente: il centro di addestramento, Selena, il presente, non il passato.

«Selena-»

Rehvenge alzò una mano. «Ehi, rilassati. Hanno quasi terminato di lavarla.»

«Le stanno facendo il bagno...» Trez si strofinò il volto e si guardò intorno, e notò un' intera parete di cemento.

Cristo, era così esausto che era crollato nel corridoio fuori dalla sala visite nei quattro virgola due secondi che gli ci erano voluti per piazzare il culo a terra e prendere un respiro profondo.

Rehvenge grugnì mentre si appoggiava al bastone per abbassarsi sul duro pavimento di cemento. Allungando le gambe, raccolse la pelliccia di visone che lo copriva fino ai piedi intorno alle cosce, anche se la temperatura non era più bassa di venti gradi.

«La mia Ehlena mi ha chiamato.» Rehv diede a Trez un'occhiata veloce e, dalla sua espressione tesa, non gli piacque quello che vedeva. «Sarei arrivato qui prima, ma avevo da fare su a nord.»

«Come stanno i tuoi coloni? Ancora psicopatici?»

«Tu come stai?»

«Alla grande, Vostra Maestà.»

«Non cercare di fottermi, va bene?»

«Mi dispiace.» Trez lasciò ricadere la testa contro il muro freddo. «Non sono al mio meglio.»

Rehv diede uno sguardo alla porta chiusa della sala visite. «Dov'è iAm?»

«Nello spogliatoio. Credo che sia andato a farsi una doccia.»

«Sapevo che sarebbe stato quaggiù con te.»

«Già.»

Ci fu un attimo di silenzio. Poi Rehv esclamò: «Da quanto tempo ci conosciamo?».

«Un milione di anni.»

Il mangiatore di peccati rise forte. «Sembrano tanti sul serio.»

«Già.»

«Allora perché non me ne hai parlato?»

«A proposito di...?» Quando Rehv inarcò un sopracciglio, Trez si lasciò sfuggire un respiro spezzato. Naturalmente l'amico voleva sapere di Selena e del legame che si era creato. «Guarda, non volevo saperne niente di quel che provo per lei. Volevo solo... merda, sai come mi comportavo con le puttane. Cosa cavolo avrei da offrire a qualcuno come un'Eletta? Ma ora succede questo. E che cazzo, tutto quel tempo sprecato. Non che saremmo stati insieme necessariamente, ma... forse avrei potuto aiutarla. Oppure...»

Anche se, stando a quello che l'altra Eletta aveva detto, sembrava che la malattia o il disturbo, o qualunque cazzo di cosa fosse, avrebbe seguito il suo corso indipendentemente da tutto ciò che ognuno di loro avesse fatto.

«Ho avuto qualche esperienza di questo tipo» mormorò Rehv. «Quando ho conosciuto Ehlena, lei non sapeva che ero un mezzo mangiatore di peccati, tanto meno l'erede al trono dei symphath. Di sicuro non avevo alcuna fretta di parlarle di quella merda, ma non era che potessi nascondere i segni sulle braccia, o i miei impulsi, oppure chi io fossi. Ero un magnaccia, facevo lo stesso lavoro che adesso fai tu. Non esattamente una bella notizia da portare a casa della piccola femmina. Ho combattuto finché ho potuto, e quando la verità è saltata fuori... Sapevo che mi avrebbe lasciato. Ne ero sicuro. Per un po' è stata lontana e non potevo fare a meno di amarla comunque. E come è andata a finire? Ha funzionato.»

Trez avrebbe voluto trarne un po' d'ispirazione. «Selena sta per morire.»

«Forse. Forse no. Senti, io non sono fan della mia sottospecie, ma abbiamo parecchie competenze in diversi campi su a nord. Fammi vedere se riesco a trovare qualcosa.»

Trez voltò la testa e fissò l'amico. «Non devi-»

«Smettila.»

Trez dovette distogliere lo sguardo. «Non farmi piangere. Odio sentirmi come una femminuccia.»

«Tu faresti lo stesso per me.»

«Mi hai già salvato una volta.»

«Preferisco pensare ci siamo salvati a vicenda.»

Trez pensò alla notte in cui si conobbero. Il come e il dove, in quello chalet sulla montagna, che era stato il primo edificio in cui Trez si era imbattuto quando finalmente aveva ripreso forma fisica... era anche lo stesso chalet dove Rehv doveva compiere il proprio dovere con l'orrenda Principessa symphath che lo ricattava.

Trez vi si era appena rifugiato quando Rehv era arrivato e aveva scopato la puttana in piedi un paio di volte. Una volta terminato, lei lo aveva ha lasciato distrutto sul pavimento, il veleno che impregnava la pelle di quella stronza aveva messo al tappeto Rehvenge.

Occuparsi del ragazzo gli era venuto naturale.

E in cambio? Lui e il bastardo dagli occhi viola erano diventati come fratelli. Al punto che, quando iAm uscito dal Territorio, loro tre erano andati a vivere insieme, la lealtà di Trez e la gratitudine vincolavano lui e suo fratello al mangiatore di peccati.

Se c'era una cosa che sapeva su Rehvenge dopo tutti questi anni, era che lui era un maschio di valore. A dispetto di essere un magnaccia e proprietario di un club, un degenerato e un reprobo, uno dal cuore malvagio, un sadico figlio di puttana... lui era, e sarebbe sempre stato, uno dei più bei maschi che Trez avesse mai conosciuto.

«Allora io vado» esclamò Rehv.

Con un nuovo grugnito, il maschio si alzò in piedi e, quando fu in verticale con la pelliccia visone che sfiorava il pavimento grezzo del centro di addestramento, si schiarì la gola e non ha guardò Trez. Non fu una sorpresa, né una novità. Neanche Trez se la cavava bene con le emozioni intense.

«Grazie» disse brusco Trez.

«Risparmiati la gratitudine per dopo se riuscirò a portarti qualcosa che ne valga la pena.»

«Non sto parlando di questo.»

Rehv si chinò, offrendogli la mano con cui brandiva il pugnale. «Tutto ciò che ho è tuo.»

Trez dovette battere le palpebre più volte. Poi si passò la mano sugli occhi. «La tua amicizia è tutto ciò di cui ho bisogno, amico mio. Perché non ha prezzo, cazzo.»



*    *    *



Quando iAm uscì dallo spogliatoio maschile, si diede una veloce occhiata per assicurarsi che i bottoni della camicia fossero allacciati correttamente. La doccia era durata solo cinque minuti, al massimo, ma l'acqua era ghiacciata, e adesso gli sembrava di avere maggiore lucidità.

Difficile dirlo con il cervello che gli friggeva in quel modo.

Si fermò e, quando alzò gli occhi, vide Trez e Rehv che si stringevano la mano. Per qualche ragione, quel momento di tranquillità tra i maschi lo portò di nuovo alla notte in cui Trez era fuggito.

Così strani i percorsi che la vita incrociava quando meno te lo aspettavi.

Rehv sollevò lo sguardo non appena le mani si separarono. «Ehi, iAm.»

«Ehi, amico.»

Come se si trovassero a una specie di funerale, i due si incontrarono a metà strada e si scambiarono un abbraccio maschile con pacche sulle schiene scosse dalle troppe emozioni nell'aria. Un attimo dopo, Rehv se ne andò senza voltarsi indietro, a grandi passi giù in ufficio, il visone che fluttuava dietro di lui, il bastone rosso che batteva con forza sul pavimento per mantenere l'equilibrio.

«Sono contento che sia venuto» disse iAm, guardando la porta chiusa della stanza visite. Immaginò che si stessero ancora occupando della pulizia di Selena.

Che cazzo di notte. Giorno. Qualunque cosa fosse.

«Già.»

iAm controllò l'orologio. Bene, cavolo. Erano le 20:00. Il tramonto era passato da un pezzo. Stavano lì da, tipo, più di dodici ore di fila.

«Allora, hai intenzione di dirmi cosa ti gira per la testa?»

iAm lasciò cadere il braccio e guardò suo fratello. «Di cosa stai parlando?»

«Andiamo, amico.» Trez imprecò in tono esausto. «Credi che non riesca a leggere dentro di te come un libro aperto? Sul serio?»

iAm fece avanti e indietro un paio di metri. Tornò. Ricominciò daccapo.

«Un'altra bella notizia, eh?» mormorò Trez.

«Già.»

«Sputa il rospo. Almeno uno di noi si sentirà meglio.»

«Ne dubito.»

«Questo schifo come può peggiorare?»

«La regina ha partorito.»

«E?»

«Non è lei.»

Trez chiuse gli occhi e parve infossarsi nella sua stessa pelle. «Incredibile tempistica.»

«È il motivo per cui s'Ex ti cercava. Ha chiamato me quando non hai risposto e, già, eccoti qui.»

Trez esalò. «Sai qual è la mia fantasia? Non è porno. È una buona notizia. Per una volta nella mia fottuta vita, mi piacerebbe avere una buona notizia.»

«Sono in lutto.» Quando Trez si limitò a scuotere la testa, iAm si sentì precipitare di nuovo all'inferno. «Abbiamo una settimana, e poi...»

«E poi rivorranno indietro il loro dildo vivente che respira, eh?»

Quando Trez fissò lo sguardo sulla porta chiusa della sala visite, sembrò invecchiare di colpo davanti agli occhi di iAm, la pelle del viso sembrava sciogliersi dalla struttura ossea al di sotto, gli angoli degli occhi scivolavano verso il basso, la bocca cadente.

«Trez-»

«Di' a s'Ex che voglio incontrarlo. Ma non ora. Non posso andarmene adesso perché...»

«Non stai davvero pensando di tornare indietro, vero?»

Lo sguardo di Trez non abbandonò la porta chiusa.
«Trez. Rispondimi. Non stai pensando di tornare indietro.»

Quando il silenziò si estese, iAm si lasciò scappare un'imprecazione. «Trez? Ci sei?»

«Devo incontrare s'Ex. Ma dovrà accadere dopo...» Trez si schiarì la gola. «Già. Dopo.»

iAm annuì, perché cos'altro poteva fare? Non si poteva biasimare il ragazzo per questo tipo di priorità.

Purtroppo, la s'Hisbe non sarebbe stata così comprensiva. Ma era qui che iAm entrava in scena. Non avrebbe permesso a nessuno di imporsi su suo fratello mentre quella merda di situazione con Selena era ancora in corso.

Non gli importava quello che avrebbe dovuto fare: Trez sarebbe stato libero di prendersi cura della sua femmina.


Fanculo la Regina.

5 commenti:

  1. ciao grazie come sempre per la traduzione ti aspetto la prossima settimana tvb

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  2. ciao grazie come sempre per la traduzione ti aspetto la prossima settimana tvb

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  3. Ciao, questo libro è troooooppo bello. Grazie baci

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  4. Grazie a voi, come sempre...

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  5. Grazie! Si sa già' quando la Mondolibri lo pubblicherà?

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