mercoledì 19 giugno 2013

Traduzione Capitolo 12 di Lover at Last di J.R.Ward



Lover at Last

12

Era tardo pomeriggio quando Wrath colpì la parete. Era seduto alla scrivania col culo sul trono di suo padre con le dita che correvano su un rapporto scritto in Braille, quando, all'improvviso, non riuscì a tollerare nemmeno un'altra parola di quel maledetto testo.
Spingendo i fogli da parte, bestemmiò e tolse il naso dagli incartamenti. Proprio quando stava per scagliarli contro il muro, un muso gli diede un colpetto al gomito.
Fece passare un braccio attorno al golden retriever e strinse la presa sul soffice pelo che scendeva lungo sui fianchi del cane. "Lo sai sempre, non è vero?"
George si fece strada in profondità, premendo tra la gamba e il torace di Wrath-che era l'indizio di quando voleva essere preso in braccio.
Wrath si chinò e prese tra le braccia gli oltre quaranta chili di cane. Mentre sistemava le quattro zampe, la criniera di leone e la coda scodinzolante in modo che stesse comodo, Wrath pensò che era una cosa buona che fosse così fottutamente alto. Le sue cosce enormi offrivano un appoggio più ampio insieme al suo grembo.
E poi l'accarezzare tutto quel pelo lo calmava, anche se non gli alleggeriva la mente.
Suo padre era stato un grande re, capace di resistere a cerimonie senza fine, interminabili notti piene di stesure di proclami e chiamate, interi mesi e anni di protocollo e tradizione. E quello era prima di fare il callo al costante flusso di stronzate che ti arrivavano da ogni parte: lettere, telefonate, email-sebbene naturalmente quell'ultima parte non era stata un problema in quest'era moderna.
Wrath era stato un combattente una volta. E pure uno dannatamente bravo.
Sollevando la mano in alto, tastò il lato del collo, dove era entrato il proiettile-
Il colpo alla porta era secco e diretto, più una pretesa che una rispettosa richiesta per entrare.
"Entra, V," disse ad alta voce.
Il caustico profumo di amamelide che precedeva il Fratello era un chiaro avvertimento che si stava incazzando. E di sicuro, quella voce profonda aveva un timbro tagliente.
"Ho finalmente terminato l'esame balistico. Quei dannati frammenti c'hanno messo una vita."
"E?" l'interruppe Wrath.
"Combacia al cento per cento." Quando Vishous si sedette di fronte alla scrivania, la sedia scricchiolò sotto al suo peso. "Li abbiamo in pugno."
Wrath esalò, e parte del ronzio nel suo cervello scivolò fuori.
"Bene." Fece scivolare il palmo della mano dalla testa squadrata di George fino al costato. "È il nostro proiettile, allora."
"Già. Qualunque cosa accadrà adesso, è giusta e legale."
La Confraternita sapeva da tempo chi aveva premuto il grilletto del colpo che lo aveva quasi ucciso nell'autunno passato-e il compito di eliminare uno a uno i membri della Banda dei Bastardi era qualcosa a cui bramavano molto più di un dovere sacro verso la razza.
"Senti, devo essere onesto, vero?"
"Quando mai non lo sei?" disse piano Wrath.
"Perché diamine ci stai legando le mani?"
"Non credevo di farlo."
"Con Tohr."
Wrath si sistemò George in grembo in modo che il sangue nella sua gamba sinistra affluisse a dovere. "Me lo ha chiesto per proclama."
"Noi tutti abbiamo il diritto di fare fuori Xcor. Quello stronzo è il premio che vogliamo tutti. Non dovrebbe essere destinato solo a lui."
"Lo ha chiesto."
"La qual cosa rende più complicato uccidere il bastardo. E se qualcuno di noi lo trovasse mentre Tohr non c'è?"
"Allora lo porterete qui." Ci fu un lungo silenzio teso. "Mi hai sentito, V? Porterete qui quel pezzo di merda, e lascerete fare a Tohr ciò che deve."
"L'obiettivo è eliminare la Banda dei Bastardi."
"E in che modo questo vi ostacola?" Quando non ci fu risposta, Wrath scosse la testa. "Tohr era con me in quel monovolume, fratello mio. Mi ha salvato la vita. Senza di lui..."
Non terminò la frase e V bestemmiò a bassa voce-come se stesse facendo i conti con quel ricordo e fosse giunto alla conclusione che il Fratello che aveva dovuto tagliare il tubo di plastica dal suo zaino CamelBak e praticare una tracheotomia al suo re in un veicolo che correva a centinaia di miglia all'ora senza alcun aiuto medico potesse avere un lievissimo diritto in più di uccidere il criminale.
Wrath fece un piccolo sorriso. "Ti dico q uesto-solo perché sono un bravo ragazzo, ti prometto che tutti potrete fargli il culo prima che Tohr uccida quel figlio di puttana a mani nude. Che ne dici?"
V rise. "Beh, ci toglierà il prurito."
Il bussare alla porta che li interruppe era calmo e rispettoso-un paio di tocchi leggeri che suggerivano che chiunque fosse, sarebbe stato felice di starsene lì fuori, contento di aspettare, e sperando per un'immediata udienza tutto allo stesso momento.
"Sì," rispose Wrath.
Il profumo di costosa acqua di colonia annunciò l'arrivo dell'avvocato: Saxton aveva sempre un buon odore, che coincideva con la sua persona. Da quello che Wrath ricordava, in aggiunta alla grande educazione del ragazzo e alla qualità del suo modo di pensare, si vestiva alla moda dei figli ben cresciuti della glymera. Vale a dire, assolutamente perfetto.
Non che Wrath l'avesse visto di recente.
Saxton mise gl'incartamenti sulla scrivania in tutta fretta. Una cosa era esporsi con V; non sarebbe successo di fronte al giovane ed efficiente maschio che stava entrando dalla porta-non importava quanto si fidasse di Sax.
"Cos'hai per me?" disse Wrath mentre George scodinzolava in segno di saluto.
Ci fu una lunga pausa. "Forse dovrei tornare più tardi?"
"Puoi dire qualunque cosa di fronte a mio Fratello."
Un'altra lunga pausa, durante la quale V probabilmente stava buttando un occhio al legale come se volesse fare a pezzi il suo grazioso culetto alla moda per suggerirgli che se c'era qualche informazione, bisognava condividerla.
"Anche se riguarda la Confraternita?" disse Saxton con lo stesso tono.
Wrath poteva sentire gli occhi di ghiaccio di V girargli attorno. E infatti, il Fratello disse, "Cosa riguarda noi?"
Quando Saxton rimase in silenzio, Wrath capì di cosa si trattava. "Puoi darci un minuto, V?"
"Mi prendi per il culo?"
Wrath fece scendere George a terra. "Ho bisogno solo di cinque minuti."
"Bene. Divertiti, mio signore, " sputò fuori V mentre si alzava. "Fanculo."
Un istante dopo, la porta venne sbattuta.
Saxton si schiarì la voce. "Sarei potuto tornare."
"Se l'avessi voluto, te l'avrei detto. Dimmi."
Un respiro profondo venne inalato e poi fatto uscire, come se il civile stesse fissando l'uscita e si domandasse se la partenza incazzata di V gli avrebbe potuto causare una morte prematura durante il giorno. "Ah... la revisione delle Vecchie Leggi è completa, e posso fornirti una lista comprensiva di tutte le sezioni che richiedono rettifiche, assieme alle proposte riformulate, e alla cronologia in cui i cambiamenti possono essere effettuati se-"
"Sì o no. Solo questo importa."
Dal soffice rumore dei mocassini sul suo tappeto Aubusson, Wrath capì che l'avvocato stava per fare una piccola passeggiata. Dalla memoria, richiamò l'immagine dello studio, con le pareti blu chiaro, con le modanature con gli svolazzi e tutto quell'insignificante e antico mobilio francese.
Aveva più senso Saxton in quella stanza di Wrath coi suoi pantaloni di pelle e la maglietta attillata.
Ma era la legge a stabilire chi fosse il re.
"È meglio che inizi a parlare, Saxton. Ti garantisco che non verrai licenziato se mi dirai la verità. Cerchi di addolcire la pillola? E allora sei fuori di qui, non me ne frega con chi vai a letto."
Ci fu un'altra schiarita di gola. E infine quella voce acculturata gli venne dalla scrivania. "Sì, potete fare ciò che volete. Tuttavia, ho dei dubbi riguardo alla tempistica."
"Perché? Perché ti ci sono voluti due anni per rettificare?"
"Stai facendo un cambiamento fondamentale alla sezione della società che protegge la specie-e che in futuro potrebbe destabilizzare la tua guida. Non sono all'oscuro delle pressioni a cui sei sottoposto, e sarebbe negligente da parte mia non far notare l'ovvio. Se alteri la regola di chi può entrare nella Confraternita del Pugnale Nero,  darà anche l'avvio al dissenso-questo va contro ogni cosa hai tentato durante la tua reggenza, e sta avvenendo in un'era di cambiamenti sociali estremi."
Wrath inalò a lungo e lentamente dal naso-non percepì alcuna aura negativa: non c'era segno che suggerisse che il ragazzo fosse sleale o non volesse fare il lavoro.
E aveva ragione.
"Apprezzo l'opinione," disse Wrath. "Ma non m'inchinerò al passato. Mi rifiuto. E se avessi dubbi sul maschio in questione, non lo farei."
"Cosa ne pensano gli altri Fratelli?"
"La cosa non ti riguarda."
In effetti, non aveva ancora affrontato l'argomento con loro. Dopo tutto, perché preoccuparsi se non c'era possibilità d'andare avanti? Tohr e Beth erano gli unici che sapevano esattamente fino a dove era pronto a spingersi per riuscire. "Quanto tempo ci vorrà per renderlo effettivo?"
"Posso avere tutto pronto per l'alba di domani-al più tardi, non appena scende la notte."
"Fallo." Wrath strinse un pugno e lo batté sul bracciolo del trono. "Fallo ora."
"Come desideri, mio signore."
Ci fu un fruscio di abiti eleganti, come se il maschio si stesse inchinando, e poi dei passi prima che uno dei due battenti della doppia porta venisse aperto e richiuso.
Wrath fisso il nulla che la sua cecità gli aveva portato.
Erano tempi pericolosi, era vero. E francamente, la cosa più intelligente da fare era aggiungere Fratelli, non pensare alle ragioni per non farlo-sebbene la contro argomentazione a quello era, se quei tre ragazzi avrebbero voluto combattere al loro fianco senza essere indotti, perché preoccuparsi?
Ma fanculo. Era la vecchia scuola a volere qualcuno d'onore che avesse messo la propria vita in prima linea così che la sua potesse continuare.
Il vero problema, al di là delle leggi, tuttavia... era, cosa avrebbero pensato gli altri?
Che era più come mettere fine a questo di ogni casino legale.


*          *         *

Quando scese la notte, ore più tardi, Qhuinn giaceva nudo tra le lenzuola ingarbugliate, senza che il corpo e la mente riposassero, nemmeno durante il sonno.
Nel suo sogno, era tornato in quel lato della strada, stava camminando fuori la casa della sua famiglia. Aveva una sacca su una spalla, un attestato di diseredazione nella cintura, e un portafogli in cui c'erano solo undici dollari.
Ogni cosa era chiarissima-la sua memoria non aveva snaturato nulla grazie a un playback errato: dall'umida notte d'estate al suono delle New Rocks sui ciottoli, alla spalla... al fatto che era conscio che non c'era niente nel suo futuro.
Non aveva un posto dove andare. Nessuna casa dove tornare.
Nessuna prospettiva. Neanche un passato adesso.
Quando l'auto si fermò dietro di lui, sapeva che erano John e Blay-
Invece no. Non erano i suoi amici. Era la morte sotto forma di quattro maschi in cappe nere che uscirono dalle quattro portiere e lo circondarono.
Una Guardia d'Onore. Mandata da suo padre per punirlo per aver disonorato il nome di famiglia.
Che ironia. Uno pensava che tagliuzzare un sociopatico che stava cercando di far fuori il tuo amico sarebbe stata considerata una cosa buona. Ma non quando l'assalitore era il tuo perfetto cugino.
Al rallentatore, Qhuinn piombò nella posa da combattimento, preparandosi all'attacco. Non c'erano occhi in cui guardare direttamente, nessun viso per capire chi ci fosse dietro-e c'era un motivo: il fatto che le cappe oscurassero le loro identità si presumeva facesse sentire la persona che aveva trasgredito come se l'intera società stesse disapprovando le sue azioni.
L'accerchiavano e si avvicinavano... probabilmente l'avrebbero fatto fuori, ma li avrebbe feriti durante il procedimento.
E lo fece.
Ma aveva anche ragione: dopo quelle che sembrarono ore di difesa, finì a terra e fu lì che cominciò il pestaggio vero e proprio.
Sdraiato sull'asfalto, si coprì la testa e lo scroto meglio che poté, i colpi cadevano su di lui, le cappe nere che svolazzavano come ali di corvi mentre veniva colpito ancora e ancora.
Dopo un po', non sentì più dolore.
Stava per morire proprio là in quel lato della strada-
"Fermi! Non dobbiamo ucciderlo!"
La voce di suo fratello si fece strada su tutto, affondandogli dentro in un modo che i pugni non riuscivano più a fare-
Qhuinn si svegliò con un urlo, alzando le braccia sul viso, le cosce che scattavano in alto per proteggere l'inguine-
Non c'erano né pugni né mazze.
E lui non era in quel lato della strada.
Accendendo con la mente alcune luci, si guardò attorno nella camera da letto in cui stava da quando la sua famiglia l'aveva cacciato di casa. Non gli si addiceva, la carta da parati in seta e le antichità erano qualcosa che sua madre avrebbe scelto-e tuttavia, al momento, la vista di tutta quella merda vecchia che qualcun'altro aveva selezionato, comprato, appeso e sistemato, ebbe il potere di calmarlo.
Anche quando la memoria ci si soffermava.
Dio, la voce di suo fratello.
Suo fratello aveva fatto parte della Guardia d'Onore che era stata mandata per lui. Inoltre, quello inviava un messaggio ancora più potente alla glymera riguardo a quanto seriamente la famiglia prendesse le cose-e non era come se il ragazzo non fosse stato allenato. Gli erano state insegnate le arti marziali, anche se, naturalmente, non gli sarebbe mai stato permesso di combattere. Diavolo, gli era a malapena permesso di litigare.
Troppo prezioso per la linea di sangue. Se si fosse ferito? L'unico che stava per seguire le impronte del paparino e diventare probabilmente un leahdyre del Consiglio poteva essere compromesso.
Un piccolo rischio per una catastrofica ferita alla famiglia.
Qhuinn, d'altro canto? Prima d'essere ripudiato, era stato messo nel programma d'allenamento, forse con la speranza che fosse ferito a morte sul campo e avesse la decenza di morire con onore per tutti loro.
Fermi! Non dobbiamo ucciderlo!
Era stata l'ultima volta che aveva sentito la voce del fratello. Poco dopo che Qhuinn era stato buttato fuori di casa, la Lessening Society li aveva assaliti e fatto a pezzi, tutti loro, Padre, Madre, sorella-e Luchas.
Tutti morti. E benché una parte di lui li avesse odiati per ciò che gli avevano fatto, non avrebbe desiderato quel tipo di morte per nessuno.
Qhuinn si massaggiò la faccia.
Era il momento di fare una doccia. Ed era tutto ciò che sapeva.
Alzandosi in piedi, si stirò fino a che sentì schioccare la schiena, e controllò il telefono. Un messaggio collettivo annunciava che c'era una riunione nello studio di Wrath-e una veloce occhiata all'orologio gli disse che era in ritardo.
Che non era una cosa brutta. Mentre si mise in movimento e corse in bagno, fu un sollievo concentrarsi su roba vera invece della cazzata del passato.
Non c'era nulla che potesse fare riguardo alla seconda cosa, eccetto bestemmiare. E merda, lo sapeva bene che lo aveva fatto a sufficienza, almeno per dodici vite.
Sveglia, sveglina, pensò.

Era ora di andare a lavorare.

6 commenti:

  1. sì sì sì bello bello .... !!! grazie Chri..... Tiziana

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  2. Il mercoledì e senza dubbio il mio giorno preferito e stamattina è iniziata bene con il nuovo capitolo; la storia è sempre più appassionante e tu Christiana sei bravissima. Ormai credo di adorarti!
    Aspetterò con ansia che passi la settimana. A proposito, volevo chiederti quanti capitoli sono?
    Ciao e alla prossima
    Daniela

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    1. Sì, sì, sì... continua a devastarmi di complimenti, quasi quasi comincio a crederci ;)

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  3. Ciao cristiana e grazie - bello questo capitolo molto intrigante e preparatorio ( credo ) a situazioni future della vita dei Fratelli - come ti hanno già detto sono anch'io una dipendente dei capitoli del mercoledì - ti auguro buon lavoro per i prossimi e un abbraccio di incoraggiamento ciao Adele

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    1. Grazie 1000 x il sostegno... sempre e cmq!

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