Lover at Last
37
Mentre Blay faceva girare l'anello
col simbolo della sua famiglia attorno all'indice, la sigaretta accesa
nell'altra mano bruciava gentilmente, e il culo gli si intorpidiva... e nessuno
entrò dalle porte del vestibolo.
Seduto sull'ultimo gradino dalla
grande scalinata della magione, non avrebbe mantenuto la promessa fatta a sua
madre di andarli a trovare.
Non quella sera, almeno. Dopo tutta
la follia della sera precedente, con quell'atterraggio di emergenza e la
successiva tragedia, Wrath aveva ordinato sia alla Confraternita che ai soldati
di prendere ventiquattrore di riposo. Per cui tecnicamente, avrebbe dovuto
chiamare i genitori e dire a sua madre di tirar fuori la mozzarella e la salsa
alla bolognese.
Ma non c'era la benché minima
possibilità che lasciasse la casa. Non dopo aver sentito strepitare dalla
stanza di Layla, e poi vederla trasportata di gran carriera giù per la
scalinata.
Naturalmente, Qhuinn era al suo
fianco.
John Matthew no.
Quindi qualunque cosa fosse
successa aveva apparentemente surclassato la condizione dell'ahstrux nohtrum, il che significava...
che lei stava perdendo il bambino.
Solo qualcosa di talmente serio
avrebbe avuto la precedenza.
E mentre continuava a starsene
seduto, con nessuna preoccupazione a fargli compagnia, ovviamente la sua mente
decise di peggiorare le cose: merda, era davvero andato a letto con Qhuinn la
scorsa notte?
Tirando una lunga boccata di fumo
dalla sua Dunhill, esalò imprecando.
Era successo davvero?
Dio, quella domanda gli stava
rimbalzando nel cranio da quando si era risvegliato da quel sogno a luci rosse
con un'erezione che sembrava credere che l'altro maschio stesse dormendo al suo
fianco.
Rivedendo le scene, per la
centesima volta, tutto ciò a cui riusciva a pensare era... quando si dice un
piano che fa cilecca. Dopo aver voltato le spalle a Qhuinn mentre era in
ginocchio davanti a lui, era tornato nella sua stanza a fare avanti e indietro,
una discussione nella sua testa a cui non era interessato, gli stava
trasformando il cervello in foie gras.
Ma aveva preso la decisione giusta andandosene.
Davvero. Sul serio.
Il problema era che non l'aveva
bloccato. Durante le ore diurne, l'unica cosa che era riuscito a pensare fu la
volta in cui venne beccato da suo padre mentre rubava un pacchetto di sigarette
a un doggen della famiglia. Era stato
un giovane pretrans, e come punizione, il padre l'aveva fatto sedere fuori a
fumare ognuna di quelle Camel senza filtro. Era stato disgustosamente male, e
ci erano voluti un anno o due prima che avesse lo stomaco di dare una ripassata
al fumo.
Quindi quello era stato il nuovo
piano.
Aveva desiderato Qhuinn per così
tanto tempo, ma era stato solo ipotetico, distribuito nelle sue fantasie in
modo che non potesse gestirle. Non tutto insieme, non il totale sovraccarico,
roba da palla da demolizione - e avrebbe dovuto sapere dannatamente bene che
nella vita reale, Qhuinn non si sarebbe tirato indietro o prenderla con calma.
Il "piano" era stato quello di
avere l'attuale esperienza e imparare che quello era solo sesso rude. Oppure
diamine, scoprire che non era nemmeno buon
sesso.
Non dovevi fumare tutte le
sigarette in un pacchetto... e volerne ancora.
Gesù Cristo onnipotente, era stata
la prima volta in cui la realtà aveva superato la fantasia, in assoluto la
miglior esperienza erotica della sua vita.
In seguito, tuttavia, la dolcezza
che Qhuinn aveva mostrato era stata insopportabile.
Infatti, quando Blay ricordò la
tenerezza, scattò in piedi e prese a marciare attorno all'albero di mele - come
se avesse un posto dove andare.
In quel momento le porte si
aprirono. Comunque non quelle del vestibolo.
Quelle della biblioteca.
Mentre guardava da sopra la spalla,
Saxton uscì dalla camera. Stava da schifo, e non solo perché, vista la velocità
di guarigione del maschio, aveva ancora dei residui di gonfiore alla mascella
grazie all'attacco di Qhuinn.
Buona questa, pensò Blay. Un modo
per esprimere delusione verso il comportamento di qualcuno: lascia che tirino
fuori tutta la cazzo di merda che hai dentro dopo che hanno provato a strangolare
il tuo ex.
Davveeeeero elegante.
"Come stai? chiese Blay, e non
per fare conversazione.
Era un sollievo vedere che Saxton
si avvicinava. Guardarlo negli occhi. Vedere un piccolo sorriso come se fosse
determinato a fare uno sforzo.
"Sono esausto. Affamato. E
irrequieto."
"Ti andrebbe di mangiare
qualcosa con me?" disse Blay senza riflettere. "Mi sento proprio come
te, e la sola cosa di cui non posso fare a meno è il bisogno di cibo."
Saxton annuì e mise le mani nelle
tasche dei pantaloni. "È un'idea stellare."
E così finirono insieme in cucina
al malconcio tavolo in legno di quercia, seduti fianco a fianco. con un sorriso
felice, Fritz entrò immediatamente in modalità provvedereilsostentamento e sai cosa? Dieci minuti dopo il
maggiordomo servì loro una ciotola fumante di stufato di carne, una croccante
baguette da dividere, una bottiglia di vino rosso e un pezzetto di burro dolce
su di un piattino.
"Torno subito, padroni,"
disse il maggiordomo con un inchino. Poi scacciò via chiunque fosse nella
stanza, dal doggen che preparava le
verdure a quelli che pulivano l'argenteria, a quelli che pulivano la finestra
nell'alcova alle spalle.
Mentre la porta si chiudeva dietro
l'ultimo membro del personale, Saxton disse, "Ci manca solo una candela e
sarebbe un appuntamento." Il maschio si chinò sul tavolo e cominciò a
mangiare con dei modi perfetti. "Beh, suppongo che avremmo bisogno di
qualche altra cosa, non è vero?"
Blay spostò lo sguardo mentre
tirava fuori le sigarette. Anche con le borse sotto agli occhi e la maggior
parte della ecchimosi ormai quasi svanita sul collo, l'avvocato era un bel
vedere.
Perché diavolo non poteva -
"Non dire di nuovo che ti
dispiace," Saxton si pulì la bocca col tovagliolo e sorrise. "Davvero
non è necessario, né appropriato."
Seduto accanto al ragazzo, sembrava
tanto improbabile che si fossero lasciati quanto il fatto che fosse stato con
Qhuinn. Le ultime due notti erano trascorse sul serio?
Beh, certo che sì. Quello che era
successo con Qhuinn non sarebbe avvenuto se lui e Saxton fossero stati insieme.
Di questo era più che sicuro - era una cosa su cui farsi una sega di nascosto,
ed già abbastanza brutto. Uno spinello completo? In Nessun Cazzo di Modo.
Merda, a dispetto del fatto che lui
e Saxton si erano lasciati, si sentiva come se dovesse confessare la
trasgressione... anche se Qhuinn aveva ragione, Saxton era già passato oltre
nel vero senso della parola.
Mentre mangiavano in silenzio, Blay
scosse la testa, anche se non gli era stata posta una domanda e non c'era
alcuna conversazione. Non sapeva cos'altro fare.
Qualche volta i cambiamenti nella
vita avvenivano talmente in fretta, e con una tale furia, che non era possibile
tenere il passo con la realtà. Ci voleva tempo perché le cose si
stabilizzassero, affinché il proprio equilibrio si fissasse solo dopo un
periodo in cui il tuo cervello sciabordava contro le mura della tua testa. Lui
era ancora in quella zona.
"Ti è mai capitato che le ore
ti sembrassero anni?" disse Saxton.
"O forse decenni. Sì.
Assolutamente." Blay distolse di nuovo lo sguardo. "Stavo pensando
esattamente la stessa cosa."
"Che coppia macabra che
siamo."
"Forse dovremmo vestirci di
nero."
"Bracciali?" sbottò
Saxton.
"Completamente, dalla testa ai
piedi."
"Che cosa me ne farò dei miei
accessori colorati?" Saxton diede un colpetto al foulard di Hermès color
arancio. "Inoltre, uno può essere dotato di qualsiasi cosa."
"Di sicuro spiega la teoria
che c'è dietro le griglie ingioiellate per denti."
"I fenicotteri di plastica
rosa."
"Il marchio di Hello
Kitty."
All'improvviso, entrambi eruppero
in una risata. Non era nemmeno divertente, ma non era quello il punto. Lo era
rompere il ghiaccio. Tornare a un nuovo tipo di normalità. Imparare a
relazionarsi in un modo diverso.
Mentre tutto finiva in una risata,
Blay mise un braccio attorno alle spalle del maschio e gli diede un veloce
abbraccio.
Ed era piacevole che Saxton si
fosse avvicinato per un breve momento, accettando ciò che gli stava offrendo.
Non era che Blay pensasse che era solo perché erano seduti insieme, dividevano
un pasto, e facevano due risate, tutto all'improvviso ogni cosa stava per
filare liscio. Non proprio tutto. Era imbarazzante pensare che Saxton era stato
con qualcun altro, e totalmente incredibile che lui avesse fatto lo stesso -
soprattutto visto chi era stato.
Non passavi dall'essere amanti per
un anno a essere i migliori amici del mondo in un giorno o due.
Potevi, tuttavia, cominciare a
percorrere una nuova strada.
E a mettere un piede avanti
all'altro.
Saxton avrebbe sempre avuto un posto
nel suo cuore. Il rapporto che avevano condiviso era stato il primo che avesse
avuto - non solo un maschio, ma con qualcuno. E c'erano stati un sacco di bei
momenti, cose che avrebbe portato con sé come ricordi che valeva la pena
occupassero spazio nel suo cervello.
"Hai visto i giardini sul
retro?" chiese Saxton mentre gli offriva il pane.
Blay ne prese un pezzo e poi passò
il piatto col burro mentre Saxton ne prendeva un po'.
"Sono messi male, non è
vero?"
"Ricordami di non provare mai
a togliere le erbacce con un Cessna."
"Tu non hai un giardino."
"Beh, se mai l'avrò."
Saxton si versò del vino nel bicchiere. "Vino?"
"Grazie."
E andò così. Tutto il tempo, dallo
stufato fino al peach cobbler che miracolosamente apparve dinanzi a loro grazie
al perfetto tempismo di Fritz. Quando l'ultimo morso venne ingoiato e l'ultima
briciola pulita da un tovagliolo, Blay si appoggiò ai cuscini della panca
incorporata e fece un profondo respiro.
Che rappresentava molto più di uno
stomaco pieno.
"Bene," disse Saxton,
sistemando il tovagliolo affianco al piatto da dolce, "credo proprio che
andrò a farmi quel bagno di cui ho parlato notti fa."
Blay aprì la bocca per far notare
che i sali da bagno preferiti dal maschio erano ancora nella sua stanza. Li
aveva visti nell'armadietto quando aveva preso il necessario per radersi.
Ma... non era sicuro di dirlo. E se
Saxton avesse pensato che gli stava chiedendo di andare a fare il bagno da lui?
Era decisamente un promemoria di quanto le cose fossero cambiate - e perché? E
se -
"Ho questo nuovo prodotto a
base di olio che sto morendo dalla voglia di provare," disse Saxton
scivolando fuori dal suo lato della panca. "È finalmente arrivato
d'oltreoceano con la posta di oggi. Lo aspettavo da secoli."
"Sembra fantastico."
"Non vedo l'ora."
Saxton si sistemò la giacca sulle
spalle, mise i polsini a posto, e poi alzò una mano in segno di saluto, uscendo
senza alcun segno di difficoltà o sofferenza sul volto.
Cosa che in realtà aiutava molto.
Piegando il proprio tovagliolo, lo
sistemò di fianco al piatto, e mentre si allontanava dal tavolo, allungò le
braccia sopra la testa e s'inarcò all'indietro, la spina dorsale schioccò in
maniera davvero piacevole.
La tensione sarebbe tornata a
pervaderlo nell'istante stesso in cui avrebbe rimesso piede nell'ingresso.
Che diavolo stava succedendo con
Layla?
Dannazione, non era che potesse
chiamare Qhuinn. La tragedia non era la sua o qualunque cosa a cui fosse collegato:
quando la notizia della gravidanza era venuta fuori, non era stato diverso
dagli altri nella casa che avevano visto e sentito lo spettacolo e non c'erano
dubbi sulla sua preoccupazione - ma non aveva il diritto di chiedere
aggiornamenti.
Peccato che la sua pancia piena non
l'avesse bevuta. Il pensiero di Qhuinn che perdeva il bambino era sufficiente a
fargli considerare la posizione di ogni stanza da bagno. Giusto nel caso che un
conato di vomito minacciasse di voler fuggire dalla gola.
Alla fine, si ritrovò nella sala
d'attesa al secondo piano a camminare avanti e indietro. Come suo punto a
favore, non aveva problema a sentire la porta d'ingresso, eppure non era come
se stesse aspettando che si aprisse -
Le doppie porte dello studio di
Wrath si spalancarono e ne uscì John Matthew - dal santuario del re.
Immediatamente, Blay attraverso la
sala d'attesa, per vedere se forse il ragazzo aveva saputo qualcosa - ma si
fermò non appena lanciò uno sguardo all'espressione di John.
Chiuso in pensieri profondi. Come
se avesse ricevuto una notizia personale di tipo scioccante.
Blay fece un passo indietro mentre
l'amico se ne andava nella direzione opposta, scendeva nella galleria delle
statue, senza dubbio per sparire nella sua stanza.
Sembrava che anche altri problemi
minassero le vite altrui.
Fantastico.
Con una lieve imprecazione, Blay
lasciò il suo amico e riprese il suo inutile camminare... e aspettò.
* * *
Lontano a sud, nella città di West
Point, Sola era pronta a entrare al secondo piano della casa di Ricardo
Benloise, attraverso una finestra alla fine del corridoio principale. Erano
passati mesi da quando era stata lì, ma lei era sicura del fatto che il
contatto nella sicurezza che aveva manipolato con cura era ancora suo amico.
C'erano due chiavi per irrompere
con successo in ogni casa, edificio, albergo o struttura: la planimetria e la
velocità.
E lei aveva entrambi.
Dondolando dal cavo che aveva
lanciato sul tetto, mise una mano nella tasca interna del proprio parka, tirò
fuori un dispositivo e lo sistemò all'angolo destro della finestra saliscendi.
Attivando il segnale, attese, fissando la piccola luce rossa che brillava sullo
schermo di fronte a lei.
Se per qualche ragione non
cambiava, sarebbe dovuta entrare attraverso una finestra dell'abbaino che
affacciava sul lato del giardino - il che sarebbe stato una vera spina nel
fianco -
La luce divenne verde senza un
rumore, e lei sorrise tirando fuori altri attrezzi.
Prese una ventosa, la spinse al
centro del vetro immediatamente sotto la maniglia e poi fece un cerchio attorno
alla ventosa col suo tagliavetro. Una veloce spinta in avanti ed ecco lo spazio
per far entrare il braccio.
Dopo aver lasciato cader
gentilmente sulla guida orientale il cerchio di vetro, infilo la mano in alto
poi intorno, rilasciò l'aggeggio in ottone che teneva la finestra chiusa e fece
scivolare la fascia in su.
Aria tiepida la salutò, come se la
casa fosse felice di rivederla.
Prima di entrare, guardò in basso.
Guardò verso l'auto e si allungò per vedere cosa poteva esserci nei giardini
sul retro.
Si sentiva osservata... non tanto
quando stava guidando in città, ma non appena aveva parcheggiato e inforcato
gli sci. Non c'era nessuno nei paraggi, comunque - non che potesse vedere, in
ogni caso - e dato che la consapevolezza era una necessità fondamentale sul
lavoro, la paranoia era una pericolosa perdita di tempo.
Quindi doveva chiudere con quella
merda.
Tornando in gioco, si allungò con
le mani guantate e spinse il culo e le gambe oltre e attraverso la finestra.
Allo stesso tempo, allentò la tensione del cavo così da far entrare lentamente
in casa il corpo. Atterrò senza il minimo rumore, grazie non solo al tappeto
che correva lungo tutto il lungo corridoio, ma anche alla scarpa dalla suola
morbida.
Il silenzio era un altro importante
requisito quando volevi portare bene a termine un lavoro.
Si fermò dov'era per un breve
momento. In casa non c'era alcun rumore - ma non significava necessariamente qualcosa. Era
sicurissima che l'allarme di Benloise fosse silenzioso e ovviamente il segnale
non sarebbe arrivato al locale e nemmeno alla polizia: gli piaceva gestire le
cose privatamente.
E Dio sapeva, col tipo di muscoli
che assumeva, quanta forza bruta ci fosse lì intorno.
Tuttavia fortunatamente lei era
brava nel suo lavoro, e Benloise e i suoi scagnozzi non sarebbero tornati a
casa prima che il sole sorgesse - viveva la vita di un vampiro, dopotutto.
Per qualche ragione, la parola che
iniziava per V le fece pensare all'uomo che si era presentato vicino alla sua
auto ed era scomparso come per magia.
Pazzia. Ed era l'unica volta tra i
suoi ultimi ricordi che qualcuno le aveva dato una pausa. Infatti, dopo essersi
confrontati in quel modo, stava decidendo di non tornare più alla casa di vetro
sul fiume - sebbene ci fosse un fottuto fondamento logico per quello. Non era preoccupata
di venir ferita fisicamente. Dio sapeva quanto fosse capace di difendere se
stessa.
Era l'attrazione.
Più pericolosa di ogni pisola,
coltello o pugno, per quanto la riguardava.
Con passi agili, corse lungo il
tappeto, saltando sulle punte dei piedi, dirigendosi alla camera da letto
principale che dava sul giardino sul retro. La casa profumava esattamente come
ricordava, legno vecchio e cera per mobili, e sapeva di doversi tenere alla
sinistra della guida. Nessun cigolio in quel modo.
Quando entrò nella suite
principale, la pesante porta di legno era chiusa, e lei tirò fuori il
grimaldello prima ancora di provare la maniglia. Benloise era patologico
riguardo due cose: la pulizia e la sicurezza. La sua impressione, però, era che
l'ultima era più importante alla galleria nel centro di Caldwell che lì in casa
sua.
Dopotutto, Benloise non teneva
sotto il suo tetto nient'altro che opere d'arte assicurate fino all'ultimo
centesimo, e lui stesso - quando c'erano una moltitudine di guardie del corpo e
pistole con lui.
Infatti, probabilmente era quello
il motivo per cui faceva il gufo notturno in centro. Significava che la
galleria non era mai incustodita - era presente dopo l'orario di chiusura, e il suo personale per gli affari leciti era
là durante il giorno.
Come topo d'appartamento lei
sicuramente preferiva stare in posti vuoti.
Per concludere, lavorò sulla
serratura della porta, l'aprì ed entrò dentro. Prese un respiro profondo,
l'aria era intrisa dal fumo di tabacco e l'acqua di colonia di Benloise.
Per qualche motivo la combinazione
le fece pensare ai film in bianco e nero di Clark Gable.
Con le tende chiuse e senza alcuna
luce, era buio pesto, ma si era portata dietro delle fotografie della
disposizione della stanza che aveva scattato quando era venuta a quella festa,
e Benloise non era il tipo d'uomo che spostava le cose. Diavolo, ogni volta che
una nuova opera d'arte veniva installata alla galleria, poteva praticamente
sentire l'agitazione sotto la sua pelle.
La paura del cambiamento era una
debolezza, diceva sua nonna.
Ma di sicuro rendeva le cose più
facili a lei.
Rallentando, fece dieci passi in
avanti in quello che era il centro della stanza. Il letto sarebbe stato alla
sinistra contro il lungo muro, come il passaggio ad arco che portava al bagno e
le porte per la cabina armadio. Di fronte a lei c'erano le lunghe finestre che
si affacciavano sui giardini. A destra ci sarebbe stato un cassettone, una
scrivania, delle sedie, e un camino che non veniva mai usato perché Benloise
odiava l'odore del fumo da legna.
Il pannello dell'allarme era
situato tra l'ingresso al bagno e la testiera decorata del letto, accanto a una
lampada che era a un metro dal comodino.
Sola ruotò sul posto. Fece quattro
passi avanti. Cercò col piede il letto - lo trovò.
Passo di lato, uno, due, tre. in
avanti lungo il fianco dle materasso taglia king. Un passo al lato per
raggiungere il tavolo e la lampada.
Sola allungò la mano sinistra...
Ed ecco il pannello dell'allarme,
proprio dove doveva essere.
Togliendo la copertura, usò la
torcia stilo, che tenne tra i denti, per illuminare il circuito. Prendendo un
altro dispositivo dallo zaino, collegò cavo con cavo, intercettò i segnali e
con l'aiuto della miniatura di un laptop e un programma che aveva elaborato un
suo amico, creò e chiuse il circuito nel sistema d'allarme stesso, fino a
quando il router fosse stato in posizione, i sensori di movimento che stava per
escludere non l'avrebbero registrato.
Per quanto riguardava la scheda
madre, nulla sarebbe andato per il verso storto.
Lasciando penzolante il laptop
sulla connessione, uscì dalla stanza, andò all'ingresso e scese le scale verso
il primo piano.
La decorazione del posto dava
proprio l'idea della vita di Benloise, perpetuamente pronta per uno scatto
fotografico su una rivista - anche se, ovviamente, l'uomo proteggeva la sua
privacy fin troppo attentamente affinché la sua casa non venisse mai
fotografata per il pubblico consumo. Con piedi svelti, passò attraverso
l'ingresso principale, il salotto sulla sinistra, e andò nel suo studio.
Camminando nella semi oscurità,
avrebbe preferito togliersi di dosso il suo parka bianco su bianco da
camuffamento e i pantaloni effetto neve - fare tutto questo nella sua tuta nera
era un cliché tuttavia pratico.
Non aveva tempo, pensò, ed era più
preoccupata riguardo all'esser avvistata fuori nel paesaggio invernale che
dentro una casa vuota.
Lo spazio privato da lavoro di Benloise
era, come ogni altra cosa sotto quel tetto, più decorativa che funzionale. Non
usava la grande scrivania, o si sedeva al mini trono, oppure leggeva qualcuno
dei libri dalla copertina in pelle sulle mensole.
Eppure, passava di lì. Una volta al
giorno.
In un candido momento, le aveva
detto che prima di uscire ogni notte, lui attraversava tutta la casa, guardando
tutte le sue cose, ricordando la bellezza delle sue collezioni e della casa.
Come risultato di quella
conoscenza, e altre cose, Sola aveva compreso che l'uomo era cresciuto in
povertà. Da un lato, quando parlavano in spagnolo o portoghese, il suo accento
smentiva una sottile pronuncia di ceto basso. Dall'altro, la gente ricca non
apprezzava il suo modo di fare.
Niente era raro per il ricco, e
quello indicava che davano ogni cosa per scontata.
La cassaforte era nascosta dietro
la scrivania in una sezione di una libreria che si apriva grazie a un bottone
nascosto in un cassetto in basso sulla destra.
L'aveva scoperto grazie a una
piccola telecamera nascosta che aveva sistemato in un angolo durante la festa.
Seguendo l'attivazione per il
rilascio, una sagoma di un metro per un metro e mezzo dei ripiani venne avanti
e scivolò di lato. Ed eccola: una tozza scatola d'acciaio, il riconobbe il
creatore.
D'altronde, dopo aver scassinato
ben più di un centinaio di quelle dannate cose, conoscevi i produttori
intimamente. E lei approvava la sua scelta. Se avesse avuto una cassaforte,
avrebbe preso quella - e sì, l'aveva assicurata al pavimento.
La fiamma ossidrica che tirò fuori
dallo zaino era piccola, ma potente, e mentre accendeva la punta, la fiamma
soffiò con un forte sibilo e un bagliore bianco blu.
Ci sarebbe voluto un po'.
Il fumo del metallo incandescente
le irritava gli occhi, il naso e la gola, ma tenne la mano ferma mentre faceva
un quadrato di circa sessanta centimetri per sessanta sul pannello frontale. Ad
alcune casseforti era in grado di far saltare i portelli, ma il solo modo con
una di questa era alla vecchia maniera.
Ci sarebbe voluta una vita.
Ma ce l'avrebbe fatta, pensò.
Mettendo da parte il pesante pezzo
di porta, morse la fine della torcia a stilo e s'inclinò in avanti.
Un contenitore aperto conteneva dei
gioielli, titoli azionari e dei luccicanti orologi d'oro che aveva lascito
facilmente raggiungibili. C'era una pistola che era pronta a scommettere fosse
carica. Niente soldi.
D'altronde, con Benloise, c'erano
contanti ovunque, aveva senso che non si fosse preoccupato di mettere denaro
nella cassaforte.
Dannazione. Non c'era nulla là
dentro che valesse solo cinquemila dollari.
Dopotutto, con questo lavoro,
voleva solo ciò che giustamente le spettava.
Con un'imprecazione, si sedette sui
talloni. Infatti, lì dentro non c'era una dannata cosa al di sotto dei
venticinquemila. E non era che potesse fare a metà un orologio da polso -
perché come diamine avrebbe potuto monetizzarlo?
Passò un minuto.
Poi un secondo.
Vaffanculo, pensò riposizionando il
pannello che aveva rimosso contro il lato della cassaforte e facendo scivolare
la libreria al suo posto. Rialzandosi in piedi, si guardò intorno con la torcia
stilo. I libri erano tutti prime edizioni, roba antica da collezionisti. Le
opere d'arte sui muri non erano super costosi, ma difficili da convertire in
denaro contante senza finire sottobanco... gente con cui Benloise era
intimamente collegato.
Ma non se ne sarebbe andata senza i
suoi soldi, dannazione -
All'improvviso, sorrise a se
stessa, la soluzione era chiara.
Per molti secoli nel corso
dell'umana civilizzazione, il commercio era esistito e aveva prosperato col
sistema del baratto. Che voleva dire che un individuo scambiava merci o servizi
per cose di uguale valore.
Per tutti i lavori che aveva
svolto, non aveva mai considerato prima l'aggiunta conseguenti costi secondari
dei suoi obiettivi: nuove casseforti, nuovi sistemi di sicurezza, più
protocolli di sicurezza. Avrebbe scommesso che erano costosi - sebbene non
tanto di più di quelli che di solito prendeva. Ed era entrata lì dando per
scontato che quei costi addizionali sarebbero stati sostenuti da Benloise - il
tipo di danni pecuniari per cui l'aveva imbrogliata.
Ora, pensò, erano arrivati al
punto.
Ritornando verso le scale, guardò
alle varie opportunità disponibili per lei... e alla fine, si diresse alla
scultura di Degas di una piccola ballerina che era sistemata in un'alcova. La
descrizione bronzea della ragazzina era il tipo di cosa che sua nonna avrebbe
adorato, e forse ecco perché, di tutte le opere in quella casa, si era fiondata
su quella.
La luce che era stata installato
nel soffitto sopra la statua era spenta, ma il capolavoro continuava a
brillare. In particolare a Sola piaceva la gonna del tutu, quella delicata e
tuttavia rigida esplosione di tulle delineata dalla maglia metallica che
catturava perfettamente ciò che avrebbe dovuto essere malleabile.
Sola sistemò la base della statua,
ci avvolse le braccia attorno e tirò con tutta la sua forza ruotando la sua
posizione di pochi centimetri.
Poi corse su per le scale, sganciò
il router e il laptop dal pannello dell'allarme nella camera da letto
principale, richiuse la porta, e uscì dalla finestra a cui aveva fatto un buco.
Dopo quattro minuti era di nuovo
sui suoi sci a sfrecciare lungo la neve.
Nonostante il fatto che non ci
fosse nulla nelle sue tasche, sorrideva mentre lasciava la proprietà.